Il Giappone ci ripensa e vuole tornare al nucleare. Svanito l’effetto Fukushima

A due anni di distanza dall’incidente provocato dal terremoto, il premier Shinzo Abe fa sapere che il Paese potrebbe tornare a puntare forte sull’atomo

Fukushima due anni dopo: i tecnici hanno appena svuotato le cisterne di acqua radioattiva della centrale e il mondo è già tornato a parlare di investimenti nell’energia nucleare. A partire proprio dal Giappone, dove erano emerse resistenze e perplessità nell’opinione pubblica. L’acqua svuotata proviene dal circuito di raffreddamento dei reattori della centrale coinvolta nel marzo 2011 in un incidente a seguito di un terremoto che causò oltre 15 mila morti. Il prossimo intervento sarà quello di recuperare le barre di combustibile dal reattore numero 4: un’operazione che potrebbe durare fino ai primi mesi del 2015. Ma l’«effetto Fukushima», come definisce Stefano Agnoli sul Corriere della Sera la paura scatenata dall’incidente, sembra essere svanito. Almeno tra i governi.

RAGIONI ECONOMICHE. Non è un mistero che il primo ministro giapponese Shinzo Abe sia favorevole all’ipotesi di riaccendere gli impianti spenti. Il costo dell’energia, infatti, «è un fattore troppo rilevante per l’economia, e il Giappone in questi anni ha pagato il gas più caro di tutto il mondo», spiega Agnoli. Il risultato è stato che il deficit commerciale del Giappone nel 2012 è più che raddoppiato, fermandosi a quota 83 miliardi di dollari. Motivo per cui tornare sui passi delle centrali nucleari sembra essere l’unica soluzione plausibile. Una soluzione che, oltretutto, Abe potrebbe adottare già a partire da settembre, dopo il voto di quest’estate per la Camera Alta.
A suggerire l’importanza di ricostruire le centrali è il fatto che, come ha spiegato l’Istituto di economia energetica giapponese, con esse si potrebbero risparmiare 34 miliardi di dollari l’anno, se non addirittura 38.

SICUREZZA. E i timori per la sicurezza? Non che non si tratti di un tema rilevante, sia chiaro, ma, come fatto notare già da Michael Shellenberger, ambientalista del “Breakthrough institute”, «per la fusione del nocciolo a Fukushima non è morto nessuno. Questo bisogna dirlo: è stato un grave incidente industriale ma non è morta neanche una persona e, se lo compariamo ad altri gravi incidenti industriali, scopriamo che non è neanche tra i primi della storia». I decessi, infatti, sono avvenuti esclusivamente ad opera del sisma.

CHI SI’ E CHI NO. Se ancora non è dato sapere con più precisione quando il Giappone tornerà a far lavorare le sue nuove centrali nucleari, intanto, secondo dati dell’Economist, la Cina avrebbe cantieri aperti per almeno 27 nuovi reattori, seguita dalla Russia con 11 e l’India con 7. In America sono state depositate 24 richieste, ma nessuna è sulla strada della realizzazione immediata. La Germania, invece, ha rinunciato al nucleare a partire dal 2022, data in cui spegnerà l’ultimo reattore.