Francia, la vittoria della Manif e la ragione e l’orgoglio dei cattolici che «non si sono addormentati»

Il ritiro della legge sulla famiglia è un esempio di come si possano sostenere le proprie idee senza farsi prendere dallo sconforto. Leggete questa lettera dell’arcivescovo di Lione, che ha partecipato all’evento del 2 febbraio

«Per i bambini senza nascita, senza genitori, senza voce, per le persone senza vecchiaia, senza avvenire (…) e per tutti i “senza” che oggi sono il nostro prossimo, la parabola del Buon samaritano mi interpella: io, Philippe, prete, non posso andare per la mia strada. Questo è il senso della mia presenza alla “Manif pour tous” del 2 febbraio a Lione».
Con queste parole l’arcivescovo di Lione Philippe Barbarin ha annunciato il 23 gennaio sul quotidiano cattolico La-Croix la sua partecipazione alla manifestazione contro la “famigliafobia”, che si è tenuta anche a Parigi e in tutta Europa. Una manifestazione che ha avuto successo tanto che il governo di Francois Hollande ha deciso di stoppare la cosiddetta legge sulla famiglia.

TESTIMONI. Barbarin ripercorre la battaglia della Manif pour tous contro la legge Taubira sul matrimonio e l’adozione gay e ricorda che questa «non ha solo diviso i francesi» ma ha anche portato a «nuove convergenze», ad esempio con i musulmani, e a «comprendere come mai la situazione delle persone omosessuali. Tanti di loro mi hanno incoraggiato a manifestare».
Ma soprattutto, scendere in piazza è stato «per molti cristiani l’occasione di mettere in atto l’ultima consegna di Gesù: “Sarete miei testimoni”».

manif-francia-2-febbraioAGIRE E MANIFESTARE. Per l’arcivescovo di Lione non bisogna smettere di impegnarsi con la scusa che la legge sul matrimonio gay è passata e quindi «la grande battaglia del matrimonio è persa», perché «il Signore non pretende da noi per forza dei risultati. Noi non siamo stati inviati per vincere ma per testimoniare perché, alla fine della nostra vita, non saremo giudicati sulle nostre vittorie ma sull’amore».
Ecco perché bisogna continuare a «pregare, parlare, agire e manifestare. Perché il Vangelo sul Giudizio universale potrebbe proseguire così: “Sono stato privato di uno dei miei genitori fin dalla nascita e voi non avete manifestato!”».

FECONDAZIONE E UTERO IN AFFITTO. Monsignor Barbarin si riferisce alla legge sulle Famiglie. All’interno della legge si sarebbe discusso anche della fecondazione assistita e dell’utero in affitto. «[La legge] non parlerà né di maternità surrogata, né di fecondazione assistita, ma sappiamo che, scacciati dalla porta ufficiale, questi temi rientreranno attraverso la finestra degli emendamenti. (…) Se si estende l’accesso alla fecondazione assistita e si apre quello alla maternità surrogata tutta la filiazione si ritroverà sconvolta e disorientata».

 «BAMBINI PRIVATI DEI GENITORI». Per la prima volta, infatti, «ci ritroveremo con una generazione di bambini privati intenzionalmente di uno dei genitori. Si pensi una attimo gli alberi genealogici, a come sono simbolizzati oggi e a come potrebbero esserlo domani: “Solo i fiori artificiali non hanno bisogno di radici”, ha avvertito un filosofo».
«In fondo – aggiunge l’arcivescovo – queste misure imporrebbero il diritto dell’adulto sul diritto del bambino, il diritto del più forte su quello del più debole.. già terribilmente penalizzato dalla legge sull’aborto».
Per questo bisogna manifestare, «perché ognuno di noi oggi può riconoscere la sua esistenza come frutto dell’unione di un uomo e una donna. (…) Cosa diremo ai nostri figli quando ci chiederanno come abbiamo potuto lasciare accadere tutto questo? (…) Bisogna ringraziare tutti i veilleurs: non si sono addormentati e ci hanno aiutato a restare vigili».