Francia, il governo “vigila” sui dibattiti sulle nozze gay nelle scuole cattoliche

«C’è il rischio di cadere nell’omofobia», ha detto il ministro dell’Istruzione invitando i provveditori a vigilare sulle discussioni sul matrimonio omosessuale nelle scuole cattoliche d’Oltralpe

Il ministro dell’istruzione francese  ha strigliato le scuole private cattoliche convenzionate con lo Stato che intendono organizzare dibattiti sul tema del matrimonio omosessuale. «C’è il rischio di cadere nell’omofobia», ha detto Vincent Peillon firmando una circolare con cui ha allertato i provveditori scolastici a vigilare sugli oltre ottomila istituti cattolici del paese.

LA POLEMICA IN CLASSE. Come riporta il Corriere della Sera stamane, il ministro ha invitato tutti a tenere fuori dalle classi il tema delle nozze gay in nome della laicità dello Stato. In dicembre il segretario generale per l’insegnamento cattolico Eric de Labarre aveva invitato i rettori delle scuole private ad aprire un dibattito sul tema della legalizzazione del matrimonio omosessuale voluta dal governo del socialista François Hollande (insieme alle adozioni) e a cui la Chiesa cattolica è fermamente contraria. Nono sono mancate, in questi mesi, le manifestazioni e le polemiche dirette tra gli esponenti del governo e la gerarchia ecclesiastica, per questo il ministro ha ammonito i rettori delle scuole cattoliche, chiedendo che il mondo della scuola resti neutrale.

RESTARE NEUTRALI? «L’omofobia è un delitto – scriveva ieri l’editorialista Paul-Henri du Limbert sul Figaro. Chi vuole discutere sul matrimonio omosessuale sarebbe dunque un delinquente potenziale?», ha incalzato accusando il governo di “terrorismo intellettuale” e il ministro di essere il nuovo “grande inquisitore”. La polemica continua e oggi i giornali francesi reagiscono a un video, diffuso da Bfmtv e girato nei mesi scorsi, in cui il ministro per i diritti delle donne Najat-Vallaud Belkacem, in visita a un college, parlava del matrimonio omosessuale come «avanzamento» della società «Ciò consentirà uno sviluppo più. Più libertà. Più uguaglianza nella società». E questa sarebbe la neutralità? Si domanda Le Figaro. La polemica continua.