«Il governo francese inserisca nel diritto l’identità di genere per porre fine alla discriminazione dei trans»

L’appello della Commissione nazionale consultiva per i diritti dell’uomo perché Hollande sostituisca l’espressione “identità sessuale” con “identità di genere”. Esultano le lobby LGBT

Il governo di Francois Hollande deve inserire la nozione di “identità di genere” nel diritto francese insieme ad altre proposizioni per porre fine alla discriminazione dei transessuali e rendere più semplice la modifica del loro stato civile. Il richiamo perentorio ai socialisti non arriva da un’associazione LGBT ma dalla Commissione nazionale consultiva per i diritti dell’uomo (Cncdh).

«DIRITTI DEI TRANS». Il Cncdh, il cui parere è molto influente in Francia, è stato interpellato dal ministro della Giustizia Christiane Taubira, prima relatrice della legge sul matrimonio gay, e il ministro dei diritti delle donne Najat Vallaud. Nicolas Gougain, portavoce di Inter-LGBT, ha esultato: «È un parere storico perché è la prima volta che un’istituzione francese così importante si pronuncia in modo positivo per migliorare i diritti dei trans».

«IDENTITÀ DI GENERE». Il Cncdh, «cosciente della situazione estremamente precaria e di discriminazione notoria delle persone transessuali, inquietata dalla grande vulnerabilità sociale di questa categoria della popolazione, troppo spesso stigmatizzata, per rimediare a questa situazione e ridare ai trans la loro dignità ritiene necessario» che il governo francese sostituisca nel diritto «i termini “identità sessuale” con “identità di genere”» come indicato anche «dalla giurisprudenza europea e internazionale».

STATO CIVILE.  Oltre a questo richiamo, dettato dalla consapevolezza che «dichiararsi uomo o donna non è una decisione arbitraria ma legata a convinzioni profonde», chiede anche al governo di facilitare le procedure giuridiche e civili per quelle persone che vogliano farsi riconoscere il cambiamento di sesso. Oggi il trans per cambiare stato civile deve presentarsi davanti al giudice con tutti le cartelle mediche che indichino l’avvenuto cambio di sesso. Domani, propone il Cncdh, bisogna separare il processo medico da quello giuridico: deve bastare presentarsi dal giudice con due testimoni per farsi riconoscere il cambio di sesso, in vista di un controllo da parte delle autorità.

PROTESTE. Se, come detto, da una parte le associazioni LGBT e il governo esultano per il primo passo della «liberazione transessuale», Olivier Vial, a capo dell’Osservatorio della teoria del gender, ha reagito duramente affermando che il Cncdh «nega il legame tra il corpo e l’identità sessuale e considera la natura come un ostacolo alla libertà».