Francesco, Benedetto e Salvini. Bella intervista di Camisasca

Il vescovo di Reggio Emilia parla al Corriere. Un dialogo a tutto campo anche su Sorrentino, il voto in regione e Cl

Massimo Camisasca

Oggi sul Corriere della Sera c’è una bella intervista di Aldo Cazzullo a monsignor Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia – Guastalla. Stimolato dal giornalista, il vescovo affronta vari argomenti, tra cui la figura del Papa.

«Non ci sono due Papi – dice Camisasca. C’è un Papa solo: Francesco. Il ministero petrino ha assunto negli ultimi decenni una rilevanza mondiale sempre più vasta. La voce del Papa è ascoltata e contraddetta in tutto il mondo. I giornali non solo parlano del Papa, ma ne creano anche un’immagine. Ma il Papa deve essere libero da ciò che il mondo pensa di lui. Egli deve essere eco della parola di Cristo. Certamente tale parola avrà anche un influsso politico, ma non deve pensare a questo»

Francesco e Benedetto XVI

Il tema, come si sa, è assai dibattuto sui giornali, dove spesso i due Pontefici, Bergoglio e Ratzinger, sono presentati in contrapposizione. L’equivoco, dice il vescovo emiliano, dipende dal fatto che «molti non credenti pensano che Francesco abbia addolcito il giogo di Cristo, abolendo dogmi e regole; ma questo non li avvicina a Cristo». Da parte dei credenti, invece, «penso che occorra discernere continente per continente. Francesco è il primo Papa sudamericano. Porta in Europa un occhio nuovo. Occorre un lavoro di meditazione delle sue parole essenziali». Di certo, chiosa Camisasca, quelli che «continuano a ripetere alcune sue frasi, come “Chiesa in uscita”, a mo’ di slogan, ma senza aiutarci a coglierne lo spessore».

Gli adulatori di Bergoglio

Certamente sbaglia chi è a priori pro o contro il Papa, perché non è disposto a fare «la fatica di entrare nelle parole di questo pontificato», ma al contempo «i primi che lavorano contro il papa sono gli adulatori, che impediscono di vedere la verità».

Su questo aspetto, il giudizio di Camiscasca è molto chiaro: «Il Papa è Pietro», ma questo non significa mortificare la propria personalità e il proprio giudizio per «aderire a ogni particolare della sua personalità». E non si può dare lo stesso peso a ciò che «dice sull’aereo o in un documento solenne».

La Chiesa tedesca

L’intervista prosegue con alcune osservazioni sulla Chiesa tedesca su cui si concentrerà anche il prossimo numero di Tempi. Per Camisasca, essa è in una «situazione drammatica». Con le sue fughe in avanti, mondane, essa è «profondamente segnata dalla terribile contraddizione di essere una Chiesa ricca ma senza fedeli, pensa di recuperarli inseguendo la logica del mondo». È lo stesso giudizio che traspare dalle pagine della nostra rivista, che proprio alla Chiesa tedesca ha dedicato un approfondimento sul numero di marzo. Il titolo è “Una Chiesa così perfetta che Cristo è un optional”.

Celibato sacerdotale

Uno dei punti maggiormente dibattuti in questo periodo è il celibato sacerdotale, soprattutto dopo il sinodo sull’Amazzonia e il libro Sarah-Ratzinger. Anche su questo Camisasca è molto netto:

«Sono assolutamente contrario all’ordinazione di uomini sposati. Ciò che è stato chiesto per l’Amazzonia diventerebbe una premessa per tutta la Chiesa». Camisasca riprende un punto di vista già espresso in un’altra recente intervista del cardinale Camillo Ruini:

«Il celibato – spiega il vescovo di Reggio Emilia – fu innanzitutto la scelta di Cristo per la sua vita. Egli poi chiamò anche tra gli uomini sposati alcuni suoi apostoli, come ad esempio Pietro. Anche a loro Gesù chiese di lasciare tutto, compresa la famiglia, per seguirlo. Oggi i sacerdoti lavorano molto e portano moltissime responsabilità. Vogliamo aggiungere anche le responsabilità di una famiglia? Come potrebbero poi essere disponibili a spostarsi? E i preti divorziati? Mi sembra una grande saggezza riaffermare l’assoluta convenienza del celibato».

La serie di Sorrentino

Camisasca parla poi di molto altro, la difficoltà per la vita cattolica a farsi cultura e politica (un partito non è impossibile, ma «i politici cattolici non si parlano») e la serie di Sorrentino, I due Papi, che mortifica la figura di Benedetto XVI.

Il voto e la Lega di Salvini

La Lega e i cattolici, altro tema scottante. Anche su questo Camisasca non si sottrae alle domande. Se da un lato spiega che il voto, che in Regione sembrava orientato verso il centrodestra, poi è andato a sinistra anche per colpa della Lega di Salvini (la famosa scena del citofono), dall’altro riprende ancora Ruini con l’invito a non escluderlo a priori come interlocutore.

«Salvini, nel bene e nel male, rappresenta la voce di milioni di persone, perlopiù credenti. Pio XII ricevette in udienza Togliatti, anche se di nascosto. Perché non si dovrebbe incontrare Salvini?».

Cl e i movimenti

Da ultimo un giudizio sui movimenti e su Comunione e liberazione in particolare, di cui Camisasca fa parte:

«Certo nel passato è avvenuta una demonizzazione, non senza colpe da parte di Cl. Non è stata capace di mostrare quanto il coraggio dell’azione politica di alcuni suoi membri e gli inevitabili errori dovessero essere legati e distinti dal movimento stesso. Oggi mi pare che i movimenti abbiano fatto tutti passi indietro, anche numericamente. La loro influenza sulle anime la giudica Dio. Sulla storia degli uomini essa è ancora forte. Devono sicuramente crescere nella loro capacità di fare cultura e di esprimere giudizi».