Fra terra e mare, Sandalion

Pisanu, Marzano, Bondi, Sestini, Formigoni, Lupi, Mauro, Belpietro in Sardegna.
Per la prima kermesse di Alghero promossa da Tempi e da Difendiamo il Futuro

Un evento non è banalmente un fatto, è piuttosto una grande realtà inattesa che accade, nel bene e nel male. La Sardegna è da tempo alla ricerca di una sua strada per lo sviluppo e intreccia da decenni la riflessione sulla produzione e la distribuzione della ricchezza, con quella sul potere, sulle sue articolazioni, sul suo rapporto con la società e con la cultura. Non si può dire che i risultati di tanto discutere e di tanto fare siano evidenti e tantomeno stabili. Sono ancora notevoli i limiti della infrastrutturazione, la popolazione continua a diminuire nei paesi dell’interno e ad aumentare nei centri costieri; è inarrestabile l’emigrazione intellettuale ed artistica, il sistema scolastico non è più diffuso sul territorio e sta ritornando ad essere un “privilegio” urbano; i trasporti interni lasciano a desiderare, quelli esterni si avvantaggiano della continuità territoriale ma solo per gli uomini, non per le merci. In questo quadro, molti economisti da anni vanno ripetendo che le risorse principali della Sardegna sono tre: l’ambiente, gli uomini e le tradizioni produttive e culturali. Che l’isola si avvantaggi di un differenziale di bellezza rispetto a molti luoghi del continente europeo, è un fatto ben noto. Che i sardi siano la migliore risorsa di se stessi, è idea meno nota a tal punto che per molti è quasi incredibile. Perché se c’è una costante nella storia isolana è la crisi di fiducia dei sardi; crisi di fiducia nelle persone e nelle istituzioni che rende i rapporti sociali di dimensioni molecolari, incapaci di andare oltre l’orizzonte amicale e familiare. Che cosa può concorrere a rendere più coesa una società, se non la fiducia? E che cosa è in grado di produrre e diffondere fiducia? La risposta è impossibile, ma è pur sempre una sfida che è stata raccolta da Difendiamo il futuro, e da Tempi con l’iniziativa “Sandalion – Culture in dialogo fra terra e mare, Alghero, 27 luglio – 2 agosto 2003”. Questo è un evento.

La regola? Una sola: la libertà
È una manifestazione in diretto ed esplicito rapporto col Meeting di Rimini, del quale sembra essere un prologo ragionato e declinato alle latitudini sì estive, ma anche culturali, della Sardegna. Metterà insieme uomini politici, imprenditori, musicisti, artisti, giovani, enologi e cuochi, insomma un’ampia campionatura della società non solo sarda che, negli auspici di chi organizza, dovrebbe dialogare, parlare con sincerità, esprimere il tutto o il nulla che è. Paul Valery affermava che Dio ha tratto ogni cosa dal nulla, ma il nulla traspare. Il meeting d’Alghero spera di strappare un pezzo di Sardegna e di mondo al nulla, e si affida, per far questo, ad una ostinata certezza: la fiducia nella libertà di quegli uomini che vogliono, desiderano e scoprono un destino preparato da sempre per loro e per tutti, ma è continuamente minacciato da chi teme, imbriglia, controlla o inibisce questa libertà.

Tutti ad Alghero (dove Francesco fu scorticato vivo)
Alghero non ha strutture fieristiche. Tutti gli eventi previsti, dai dibattiti ai concerti, si svolgeranno in un “villaggio” allestito sul lungomare, vicino – non a caso – alla Torre dove fu rinchiuso nel 1796 e per trent’anni Vincenzo Sulis, capopopolo cagliaritano, accusato e condannato ingiustamente dai Savoia per aver cospirato contro la corona. All’ombra, dunque, di una prigione si parlerà di libertà e si consegnerà il I° Premio internazionale “Libertà e Promozione dell’Uomo”, che verrà assegnato ad una o più personalità che si siano distinte nella difesa dei diritti umani. Anche in questo caso la scelta di Alghero non è casuale. La città infatti fu frequentata da padre Francesco Zirano, dell’ordine dei Minori Conventuali che, partito dalla Sardegna alla volta di Algeri per pagare il riscatto di alcuni sardi rapiti dagli arabi, trovò lì, il 19 gennaio 1603, una morte orribile – venne scorticato vivo, poi infilato in una fossa fino al collo e lasciato in balia dei cani che lo dilaniarono – per non aver rivelato il nascondiglio di quel riscatto che più tardi consentirà ai rapiti di riacquistare la libertà.

Non siamo più sardi venales
La libertà, appunto, nuovamente in gioco. Che cosa sia realmente, che cosa evochi in profondità, è l’argomento dell’incontro che apre il Meeting. Più precisamente parleranno di “Libertà: un’orma gravida d’infinito”, don Felice Nuvoli, Emilia Guarnieri e Luigi Amicone. Qui sta il cuore di tutta l’iniziativa: che cosa è già la libertà umana e che cosa invece vi traspare? Che cosa essa evoca di irriducibile al solo orizzonte della storia e che cosa invece è giusto che la provochi e la cimenti qui e ora? Sono le domande a cui si cercherà di dare delle risposte, o qualcosa che si approssimi ad una risposta. Tutti sanno che i sardi venivano venduti come schiavi a basso prezzo nel mercato di Roma: si diceva sardi venales. Tutti sanno che il Tiberio Sempronio Gracco, tanto celebrato come campione “democratico”, fu l’artefice, in Sardegna, di uno dei più paurosi genocidi che l’isola ricordi. Tutti sanno che i sardi sono stati liberi per pochi periodi della storia e non tutti felici. Ed è facile concludere che non sono mai stati liberi perché sono sempre stati poveri. Ricchezza e libertà è un binomio che dà fastidio. Si preferisce parafrasarlo in benessere e libertà, oppure in giustizia sociale e libertà. Ma il problema che “Sandalion” centra è che chi ha la cultura della libertà, chi sa di godere di una dignità e di un destino che non tollerano abusi e sopraffazioni, riduzioni in schiavitù più o meno esplicite, si chiede prima o poi: sono povero perché non so far niente o perché qualche circostanza mi impedisce di arricchirmi e di arricchire la mia regione? Questa domanda soggiace a tutti gli incontri con uomini politici ed imprenditori che il “Sandalion” propone, che poi è una domanda antica: quale potere è in grado di promuovere una vera responsabilità di sé e quale potere, invece, teme che questa responsabilità si sviluppi e preferisce mantenere vive le condizioni del sottosviluppo? Nei tempi in cui, quali son questi, ad ogni domanda si offrono risposte prêt à porter, certamente anche ad Alghero non mancheranno quelle in astratto perfette, lucide, ortogonali. A queste è contrapposto il riso beffardo di Bacco che è ospite fisso di Sandalion, non per distribuire euforia, ma per irridere qualsiasi ideologia.

Manichedda Paolo
Professore ordinario di Filologia Romanza – Sassari