Folle non è aprire la crisi con la pandemia. Folle è andare avanti così

Può funzionare un governo di Scilipoti “costruttori”, con all’opposizione i partiti che sommati insieme rappresentano la maggioranza assoluta degli elettori?

Giuseppe Conte con Sergio Mattarella

Cronache di mezzo lockdown / 29

Immaginate la favola di Beppe Conte. Capitato a Palazzo Chigi per grazia ricevuta. Salvato da una piroetta renziana una volta. E ora a rischio di affondare per lo schiaffone del Rottamatore medesimo. Che si sarebbe stufato – dice Renzi alla Stampa – di un Conte che lavora in proprio. La favola prevede ora, in vista del voto di fiducia al Senato di martedì 19 gennaio, il Conte insignito da-non-si-sa-chi addirittura di leader di un partito che ancora non esiste. Ma già abbarbicato alle già molto esistenti poltrone di Palazzo.

Vi immaginate un governo di scilipotisti guidato da un gatto che si guarda allo specchio (di Casalino) e si vede tigre, affrontare un biennio da far tremare le vene polsi – la pandemia, il default economico, la disoccupazione esplosiva… e, ultimo ma non ultimo, la regia per le presidenziali dell’anno prossimo per scegliere il successore di Mattarella – avendo all’opposizione tutti i maggiori leader carismatici (e non solo) della politica? Un Conte ter modulato alla stregua di un Monti bis, ma con un Giggino di Maio incollato al dicastero degli Esteri, che è un po’ come avere il pupo a mollo nel Mediterraneo mentre il Sultano turco “stabilizza” la Libia, la Cina si pappa l’Africa e vien su a cucinare i porti mediterraneo italiani, i russi vanno e vengono tra lo stretto dei Dardanelli e il porto di Tartus (di Siria) e chissà come si disporranno le truppe di Biden tra Russia, Bielorussia e Ucraina?

«Poniti delle domande», direbbe Sabino Cassese anche alla Cei che sponsorizza il Conte ter con le stesse parole usate dal Conte medesimo e dal direttore della Civiltà cattolica sul Fatto quotidiano. «È tempo di costruttori». Certo, ti direbbe Cassese, ma chi sono i “costruttori”? Il Salmo 127 non dice Scilipoti. Anzi. Dice che «se il Signore non costruisce la città, invano si affaticano i suoi costruttori». Non sarebbe stato preferibile che i vescovi citassero il salmo piuttosto che infilarsi in una partita politica?

Può funzionare – se non per portarci al tracollo – un governo di cambia casacca a bacchetta (e li chiamano “responsabili”), stando fuori, all’opposizione, i partiti politici di Salvini e Meloni, Berlusconi e Renzi, che sommati insieme rappresentano la maggioranza assoluta dei consensi degli italiani stimati dai sondaggisti? Una cosa da matti. Che però ci viene prospettata come “costruttori” e “responsabili” nel nome del MIAO o MAIE, il nuovo partito uscito dal cilindro tascabile di Beppe Conte.

Perché andrebbe bene la trovata cilindrica? Perché c’è la pandemia. Come quando il presidente Napolitano si inventò Monti senatore a vita e quindi presidente del Consiglio perché c’era il Generale Spread.

Scusate, ce l’abbiamo tutti negli occhi gli Stati Uniti record mondiale di contagiati e di morti da Covid. Ebbene, non si era mai vista come sotto questa emergenza pandemica tanta affluenza di elettori alle urne. Perché? Perché l’argomento solido è esattamente il contrario di quello peloso alla Cacciari («aprire la crisi con la pandemia è folle»). Con la pandemia sarebbe folle andare avanti con il partito di Conte e i suoi attaché. Folle andare avanti con un esecutivo che ognuno è virologo a mamma sua e tenuto in piedi dal Miao o Maie di parlamentari eletti in Argentina piuttosto che in Australia. Folle sarebbe proseguire la china di commissari e Dpcm – come si vede nei casi tipo “mascherine” denunciati dalle inchieste giornalistiche – con i soldi degli italiani gestiti (come minimo) con grande pasticcio e approssimazione.

Ho posto la domanda definitiva – ci crediate o no – a un numero uno dell’establishment (del quale non rivelerei il nome neanche davanti a un plotone di esecuzione):

«Sottopongo alla tua intelligenza un argomento principe, sostanziale come l’osservazione di Newton sulla forza di gravità, indipendentemente da ogni calcolo elettoralistico: il problema di sistema – politico, economico, social, eccetera – che abbiamo è la sfiducia. Un presidente della Repubblica, che è il collante di un paese in ginocchio, come fa a instillare fiducia nei suoi cittadini se dà semaforo verde a un governo del partito del Miao o del Maie? Li sentì già in giro i risolini arrabbiati del popolo, no? “Quelli sono incollati alle poltrone, figurati se ci fanno votare”. Però, hanno votato negli Stati Uniti con il record di morti e contagiati. E non possiamo votare noi tenendoci sei mesi di governo Conte o Cartabia di scopo, poi a giugno urne? Solo così puoi parlare di costruttori, fiducia e unità, dando segno che rispetti gli italiani, cancellando i calcoli dei poltronari e spianando la strada a un governo forte che nasca dal voto degli italiani».

Risposta: «Ma gli Scilipoti di oggi non avranno potere contrattuale». Pausa. «Nessuno».

Per la prima volta questo mio amico con le mani molto in pasta mi è sembrato un po’ nervoso. Forse che stavolta il monopolio romano della democrazia rischia di andare sotto?

Foto Ansa