Fisco, il sottosegretario conferma: «Aggressioni alle imprese dovute ai bonus per gli ispettori, un danno per l’economia»

Enrico Zanetti: «Ipocrita negare una pratica frequente e consolidata. I cittadini escono da queste esperienze con l’autorità fiscale sconvolti o schifati»

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Enrico Zanetti, sottosegretario all’Economia di Scelta civica, conferma in una intervista a Repubblica che la politica dei “politica dei bonus” per gli ispettori del fisco vige per davvero ed è davvero causa delle degenerazioni di di cui tempi.it ha scritto ieri: controlli al limite dell’aggressione nei confronti degli imprenditori in modo da costringerli a scendere a patti (cioè a pagare anche solo una parte della somma richiesta) e ottenere così il “premio”. «Non esiste un cittadino che non sia uscito da queste esperienze con l’autorità fiscale sconvolto o schifato», ammette Zanetti a Repubblica. «Sarebbe ipocrita far finta di nulla o dire che sono situazioni marginali: sono frequenti». Tanto da rappresentare un «danno per l’attività economica, per il gettito perché le imprese chiudono o delocalizzano, e per la stessa lotta all’evasione».

«UN PESO EVIDENTE». La politica dei bonus è tornata sulle pagine dei giornali in occasione del debutto di Rossella Orlandi alla guida dell’Agenzia delle entrate. Alla nuova direttrice è chiesto un cambiamento di linea rispetto al predecessore Attilio Befera, e anche Zanetti spiega a Repubblica che una svolta è necessaria. «Non è colpa dei funzionari dell’Agenzia: date le regole, chiunque agirebbe come loro. Ma non c’è dubbio che nei parametri della convenzione fra il ministero dell’Economia e l’Agenzia delle Entrate figura un obiettivo di gettito. Per il triennio 2013-2015 sono 10,2 miliardi». Secondo Zanetti «è evidente che questo ha un peso».

«SEMBRA UN SUK». «Befera – ricorda il sottosegretario – definiva “leggende metropolitane” le vicende di caccia al gettito perseguita attaccando non i veri evasori, ma i contribuenti considerati più facilmente aggredibili sul piano patrimoniale. Li si sommerge di accuse e li si spinge a adesioni, o patteggiamenti, che ricordano un suk. Quando per esempio l’Agenzia accetta il 50 per cento delle somme richieste, dimostra di sapere che molte delle sue stesse accuse sono infondate». Un sospetto indirettamente corroborato anche dai dati del ministero di cui vi abbiamo parlato in questo articolo.

RICATTI DI FATTO. È giusto secondo Zanetti che si offrano incentivi a chi combatte l’evasione fiscale, ma questi «non vanno concessi su obiettivi di gettito, perché ciò crea le distorsioni che sappiamo: vanno dati sulla base degli esiti del contenzioso e delle adesioni, che devono essere molto solidi. Oggi l’Agenzia vince il premio anche se nelle adesioni incassa solo il 50 per cento o in giudizio ha ragione anche solo parziale nel 59 per cento dei casi. Sono soglie troppo basse» che portano ai «”ricatti” di fatto» denunciati dall’ex ministro Vincenzo Visco: i controlli diventano infernali «per spingere i contribuenti alle adesioni pur di uscirne».

UNA PRATICA CONSOLIDATA. «Gli incentivi – rimarca il sottosegretario di Padoan – devono andare non a chi raggranella più gettito attaccando contribuenti che si presume più solvibili», ma a chi indaga veramente. E se questa riforma non è ancora stata scritta è perché «ci sono difficoltà dovute al fatto che si tratta di pratiche consolidate. Ha sempre funzionato così, da quando l’Agenzia fu creata nel ’97». Tanti auguri a Lady Fisco.

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