Fertility Day. Due paroline a Renzi, il “benaltrista”

Come dice la Roccella, il premier sa che esiste una questione demografica, ma boccia la campagna della Lorenzin perché “serve ben altro”: qualcuno gli ricordi che è il capo del governo

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Nel cumulo di macerie che si staglia in Italia, dove non c’è buona azione o buona pratica che non riceva immediata stroncatura polemica, normale che una buona iniziativa come il “fertility day” sollevi pernacchi e sputi tra l’élite innamorata della propria infecondità, avarizia e singletudine da zitella acida.

La reazione politicamente corretta all’iniziativa di mamma ministro Lorenzin ci sta, eccome. Vuoi che in un Paese alla deriva della sazietà suicida delle classi dominanti, in un paese che tra vent’anni parlerà mandarino e arabo, ma i cui capi restano ciechi e subalterni alla raffinatezza del matrimonio gay piuttosto che alla modernità (rispetto ai cornetti, alle merendine e alle macchinette del caffè) della Ru486 o del palloncino (che non si chiama più goldone ma “prevenzione”), alla fine non si alzi anche il gatto furbastro del primo ministro che capito dove tira il vento prende “le distanze” dall’iniziativa del suo stesso ministro del suo stesso governo?

Eh già. “Ci vuole ben altro” nel paese del benaltrismo. E vuoi dare torto a Eugenia Roccella? «Renzi prende le distanze da una delle pochissime buone iniziative del suo governo, il fertility day del ministro Lorenzin. Il presidente del Consiglio ammette che esiste una questione demografica, ma boccia la campagna d’informazione e di prevenzione per la fertilità e si rifugia nel luogo comune del “serve ben altro”, ovvero interventi strutturali. Qualcuno lo informi che, essendo il capo del governo, se ritiene necessario fare altro, il compito spetta a lui».

Dopo di che, punto secondo, la Roccella non ha nemmeno torto a raccontare l’elementare, Watson: «Troppe sono le coppie, e soprattutto le donne, che, sulla base di notizie sommarie o sbagliate, rimandano la genitorialità oltre i limiti biologici e vivono poi amare delusioni quando scoprono che anche la procreazione assistita, dopo una certa età, ha tassi di successo irrilevanti». Quindi, intanto che “occorre ben altro”, bisogna schifare una delle poche cose intelligenti che fa il governo di un venditore di tappeti tedeschi usati?

Punto terzo, sempre della suddetta e amabile ex radicale convertita al buon senno cattolico, «la questione demografica non sarà risolta dal fertility day, ma gli attacchi che l’iniziativa sta subendo sono incomprensibili o strumentali».

Strumentali è sicuro. Ma incomprensibili no. Infatti, cosa ti devi aspettare di nuovo nel paese dei rosicon-sfascisti, delle puzzette in forma di editoriali e della lingua indignata che lava i panni nell’Arno dei Rizzo&Stella tutti i santi day?

Ps. Nella serata di ieri mamma Lorenzin ha fatto sapere che non voleva offendere nessuno, che gettava la spugna, che «rimoduleremo il messaggio». E bravi. Avanti così, con il piagnisteo scassatutto.

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