Dal fanatismo islamista al dolce nichilismo dei “diritti”, così ci stiamo consegnando (di nuovo) a un potere totalitario

Si vuole far credere all’uomo che se vive è in grazia dei potenti. Perciò, suggerisce una parte, si sottometta a una religione se non vuole morire. Oppure, suggerisce l’altra parte, riposi in pace nella religione del benessere e pensi a divertirsi da morire

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Diversamente da quanto è accaduto il 27 febbraio per le statue distrutte dai jihadisti nel museo di Mosul, scandalo ampiamente stigmatizzato su tutte le prime pagine dei giornali e siti internet, il 14 febbraio, quando sono circolate le immagini dei ventuno lavoratori egiziani, cristiani copti, condotti in fila lungo una spiaggia libica e lì trucidati dagli imbestiati a volto coperto dell’Isis, nessuno dei grandi mezzi di comunicazione ha dato veramente peso alla notizia (come invece le ha subito dato peso l’Egitto di Al Sisi). Né ha immaginato che in quella foto vi fosse la manifestazione eloquente di quale sia l’agenda del Califfato: l’annientamento di tutta l’umanità, progresso e civiltà che dal cristianesimo discendono. (Il Corriere della Sera, ad esempio, il 14 febbraio riportava in prima pagina la foto del corteo dei poveretti vestiti in tute arancioni, condotti come bestie allo sgozzamento e alla decapitazione, senza nemmeno una didascalia e senza una segnalazione neanche nelle pagine interne. La Repubblica, addirittura, sotto quella stessa foto di cristiani condotti al macello regalava ai propri lettori il titolo bieco: “La lezione delle crociate per capire l’Isis”).

taz-copti-cristoNaturalmente c’è dell’altro dalle nostre parti mentre gli sterminatori bussano alla porta. C’è la teoria-industria del gender che seguita a scalciare contro le istituzioni matrimoniali e mette le mani addosso all’educazione dei bambini. C’è l’intellighenzia annoiata che seguita a smontare l’alleanza uomo-donna. C’è lo spirito del commercio e del denaro che seguita a premiare tutte le sfumature della lussuria, l’eugenetica, l’omicidio in pancia, la merce dell’indifferenziazione sessuale. Infine ci sono loro, i predicatori di dolce niente, dolce morte, dolce pacifismo, dolce animalismo… a ricordarci la straordinaria ondata di scientismo e tenerume sentimentale che ricopre la faccia dell’Europa così come la ricopriva negli anni Venti e Trenta del secolo scorso – basti rileggere Chesterton, Péguy, Arendt – prima di andare a schiantarsi nelle carneficine della guerra e volgere nel terrore delle idee assassine.

È tipico della storia europea. Scienziati, intellettuali, complesso industriale, informazione. Sono stati i primi a capitolare davanti a comunismo e nazismo. E potrebbe riaccadere oggi. Oggi che il “politicamente corretto” si affida alla Diplomazia per combattere la ferocia jihadista. E al Diritto ritorto in ideologia per mettere a tacere il dissenso interno. Potrebbe riaccadere se… Se gli uomini liberi non si prendono la responsabilità di tornare a giudicare, agire, sacrificarsi, resistere. “Resistere” a che?

1. Essenzialmente ogni casa dove l’essere umano possiede dignità inattaccabile è stata costruita in un mondo nel quale dominava l’idea della contingenza, della dipendenza da Dio, l’idea che siamo, come tutto intorno a noi, un continuo atto creativo di un Altro. L’essenza del “cinismo vagabondo”, come diceva don Giussani, o dell’“uomo passione inutile”, come diceva il professor Sartre, l’uomo scalmanato e solitario, capace di rivendicare solo benessere, utilità e diritti, è la perdita del senso della contingenza, della dipendenza da Dio, la perdita che siamo, come tutto intorno a noi, un continuo atto creativo di un Altro. Essenzialmente è l’uomo che ha perduto la sua casa.

MALATI TERMINALI CERCASI, ANNUNCIO CHOC PER EUTANASIA2. È il nichilismo nutrito di denaro l’attuale padrone del mondo. Un mondo in cui da una parte c’è chi, in nome della sottomissione a una libertà infinita senza forma, una scimmia di Dio, impegna tutte le proprie energie per trovare le modalità più bestiali per infliggere tortura, sofferenza e morte agli esseri umani. E dall’altra parte chi, in nome della sottomissione alla volontà di potenza di una libertà finita, in uno scimmiottamento di Dio, si crede padrone del mondo e impegna tutte le proprie energie per mettere a reddito, possedere e soggiogare la vita umana. Cos’hanno in comune questa coppia di nemici dell’uomo? Hanno in comune Friedrich Nietzsche: «Il certo, il vero, il reale. Come lo odio!». Hanno in comune – come intendeva Nietzsche il cristianesimo, «questa religione di schiavi» – la cancellazione del volto di Cristo. Infatti, dice Ivan Illich, «da dove viene in questo occidente, nella sua unicità, incomparabilità, l’idea del progresso, dello sviluppo, e da dove viene la chiamata a tutti di progredire…? Per questo crediamo nella necessità di una fonte del sapere. Non siamo figli della natura, ma figli della natura dopo l’Incarnazione».

3. Oggi, dopo il cristianesimo, l’estraneità è diventata esperienza quotidiana. E quotidiana è diventata l’evasione sentimentale e suicida dalla realtà. L’aggrapparsi agli idoli del momento, omologarsi, ripetere slogan che raggiungono moltitudini simultaneamente, inducendo «l’identità di un uomo al di fuori del rapporto con gli altri uomini», è «come l’ultimo punto d’appoggio in un mondo dove non ci si può più fidare di niente e di nessuno». Tutto ciò, ha scritto Hannah Arendt, è l’essenza del totalitarismo. Una modalità di dominio totale emersa nei lager e nei gulag del ventunesimo secolo. E che oggi riappare sotto le bandiere nere dello Stato islamico. O sotto le bandiere arcobaleno dei genitori A e B e della scienza messa al servizio della mercificazione degli esseri umani. «Se si confronta questa pratica con quella della tirannide – scrive la Arendt – si ha l’impressione che si sia trovato il modo di mettere in moto il deserto, di scatenare una tempesta di sabbia capace di coprire ogni parte della terra abitata».

4. Da questo punto di vista tecnologia e globalizzazione restano una opportunità e un pericolo. Facilitano gli scambi tra i popoli (e certamente il progresso in ogni campo, speculazioni finanziarie comprese). Ma al tempo stesso imprigionano in un mondo dove la ragione come sottomissione alla realtà e, quindi, ricerca della verità, viene bandita. E viene bandita perché la “ragione” è oggi intesa come “razionalismo”, pretesa di misura ultima ed esaustiva di tutte le cose, chiusura pregiudiziale al Mistero, “palazzo di cemento senza finestre”, come ha ben descritto papa Ratzinger nel suo discorso al Bundestag. Di conseguenza, dalla politica alla tecno-scienza, decisioni e azioni vengono intraprese non sulla base della tentata corrispondenza ai dati di fatto e avendo come criterio invalicabile il rispetto della persona umana. Ma a partire dal consenso generato dalla percezione psicologica, sentimentale, emotiva della realtà così come viene comunicata alla gente, filtrata (e, spesso, distorta) dal grande sistema di informazione globalizzato che risponde a precise organizzazioni, istituzioni, complesso di posizioni dominanti. Di nuovo risuona l’ammonimento della Arendt davanti ai grandi cimiteri dello scorso secolo. «Nei campi, prima di ucciderli, si trovò il modo di convincere gli esseri umani che essi erano insignificanti, inutili, superflui. Convincerli che la loro vita era priva di senso».

>>>ANSA/RONCALLI-WOJTYLA: ORP, BENEDETTO XVI SAR¿ A CERIMONIA5. Davanti a questo spettacolo della nostra ora e del nostro tempo, si ripropone drammaticamente la questione della libertà e della verità. Libertà e verità hanno infatti a che fare con l’umanità, con la contingenza, con casa nostra. E sono condizione l’una dell’altra. Questo nesso indissolubile tra libertà, verità, umanità, casa. Questo è esattamente il punto attaccato dal carattere totalitario della nostra epoca.

Si vuole far credere all’uomo che se vive è in grazia dei potenti. Perciò, ci viene suggerito da una parte, l’uomo si sacrifichi e si sottometta a una religione se non vuole morire. Oppure, suggerisce l’altra parte, riposi in pace nella religione del benessere e pensi a divertirsi da morire. Non sia desideroso di ragioni e si convinca a non porre questioni. Né alla religione-religione, né alla religione-secolare. Perché se l’uomo si occupa di queste cose, cioè, se si occupa della propria libertà e della propria verità – e specialmente se se ne occupa in pubblico invece che andare al tempio religioso o al tempio del fitness – quest’uomo avrà la testa mozzata. In senso letterale. Come succede adesso in Medio Oriente. In senso traslato (ma quanto più spesso accade, con esiti di persecuzione e morte civile). Come succede adesso in Europa.

6. Papa Francesco ha parlato in proposito di «terza guerra mondiale già cominciata, anche se a pezzetti». Ha parlato di «nuovo colonialismo» e ha invitato a rileggere Il padrone del mondo, un libro del 1907 in cui uno scrittore inglese, il cristiano Robert Hugh Benson, già prospettava un mondo globalmente sottomesso a una potenza orwelliana, liberticida, antiumana. D’altra parte, il predecessore di Francesco Benedetto XVI, impedito di parlare all’università della Sapienza a Roma, disse in quel suo discorso “vietato” al pubblico dei giovani italiani che «verità significa di più che sapere: la conoscenza della verità ha come scopo la conoscenza del bene». «Jürgen Habermas – proseguiva papa Ratzinger – esprime, a mio parere, un vasto consenso del pensiero attuale, quando dice che la legittimità di una carta costituzionale, quale presupposto della legalità, deriverebbe da due fonti: dalla partecipazione politica egualitaria di tutti i cittadini e dalla forma ragionevole in cui i contrasti politici vengono risolti. Riguardo a questa “forma ragionevole” egli annota che essa non può essere solo una lotta per maggioranze aritmetiche, ma che deve caratterizzarsi come un “processo di argomentazione sensibile alla verità” (wahrheitssensibles Argumentationsverfahren)». Senza libertà non esiste la possibilità di costruire un mondo comune. Ma senza «un processo di argomentazione sensibile alla verità», decade ogni “forma ragionevole” di mondo e di vita in comune.

La democrazia agonizza nella lotta per maggioranze solo aritmetiche (per altro oggi conculcate da tribunali, burocrazie e istituzioni finanziarie che tendono a sostituirsi alle democrazie). Mentre il “cittadino democratico”, sempre più solo e sempre più diffidente di tutto e di tutti, si lascia andare a desiderare soltanto di essere “lasciato in pace” (e a divertirsi, se può, se ha denaro).

È così che le forze totalitarie prendono il sopravvento.

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