Expo 2015. La Lombardia studia una “Dote” per permettere alle imprese di assumere i giovani

Meno vincoli alle imprese e bonus per chi stabilizza i contratti oltre l’evento. Intervista a Gigi Petteni, segretario regionale Cisl Lombardia

Meno vincoli alle imprese che vogliono assumere in vista di Expo 2015 e bonus per chi intende stabilizzare i contratti oltre la chiusura dell’evento. In Lombardia è allo studio delle istituzioni la “Dote Expo”, uno strumento simile alla “Dote Lavoro”, già in vigore in Regione, per provare a creare occasioni concrete di occupazione. Soprattutto per i più giovani, in particolare nel turismo, e per chi è stato prematuramente espulso dal mercato del lavoro. A rilanciare la proposta della Dote Expo è stato, giovedì 1° maggio, il presidente Roberto Maroni, accogliendo la richiesta dei sindacati lombardi di mettere in campo risorse per favorire l’occupazione in vista di Expo. Un evento che garantirà oltre 191 mila posti di lavoro. Sessanta mila solo a Milano nel 2015.

OCCASIONE DA NON PERDERE. «L’idea, già accolta da Maroni e la sua giunta – spiega a tempi.it Gigi Petteni, segretario regionale della Cisl Lombardia –, è quella di un accordo regionale che estenda con buon senso e in modo mirato alcune regole di flessibilità limitate alla durata dell’evento e ai settori interessati. Ed è talmente logica che parrebbe fuori luogo continuare a discuterne nel 2014. Soprattutto se, come chiede la Cisl, la flessibilità potrà essere compensata con assunzioni di quote di disoccupati di lunga durata, sostegno al reddito per chi lavorerà solo a tempo determinato e bonus per la ricollocazione». Anche perché, prosegue Petteni, «la Lombardia ha una disoccupazione troppo alta e cronica. Sarebbe scellerato non tentare di sfruttare il volano dell’esposizione universale».

STOP ALLE IPOCRISIE. «Ai tanti sindacalisti, politici, assessori che sbraitano contro l’ipotesi di un’intesa regionale che regoli flessibilità, assunzioni e ricollocazione post-evento, è ora di ricordare che di tutto abbiamo bisogno, tranne che di ipocrisie», aggiunge Petteni. «In gioco, infatti, ci sono aspetti di carattere sociale ed economico che stanno a cuore a tutti e su cui non possiamo più fare finta di niente». Resistenze e timori per una presunta eccessiva precarietà dei contratti sono respinte dal segretario Cisl: «Si tratta di nuove opportunità. Il sindacato del futuro, quello che si è già trovato a dover fare i conti con crisi aziendali e contratti di solidarietà, l’ha capito da tempo. Ed è ora che tutto il Paese si dia una mossa».