Eutanasia. In Canada aumentano i medici obiettori: «Non possiamo più farlo»

A soli otto mesi dall’entrata in vigore della legge, sempre più medici dopo aver somministrato la buona morte chiedono di smettere: «Togli il mio nome dalla lista, è troppo»

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suicidio-assistito-eutanasia-shutterstock

«Togli il mio nome dalla lista. Non posso più farlo». È quello che il ministero della Sanità si è sentito ripetere nell’ultimo mese da 54 medici dell’Ontario, che dopo aver procurato la morte con l’eutanasia ai loro pazienti, hanno deciso di smettere. Così hanno chiesto alle autorità della provincia canadese di espungere il loro nome da una lista di medici disponibili a somministrare la “buona morte”.

NUMERI ALTI. In Canada l’eutanasia è legale da appena otto mesi e secondo l’Associazione dei medici canadesi sono in tanti ad aver praticato un’eutanasia e a non volerlo più fare. Solo l’Ontario ha dichiarato quanti sono i professionisti riluttanti, i numeri a livello nazionale non sono disponibili, ma secondo l’Associazione dei medici canadesi (Cma) «il numero è così alto che il governo se n’è accorto».

LEGGE IPER PERMISSIVA. Secondo i dati diffusi da CTV News a gennaio, dopo i primi sei mesi sono già morte 744 persone e quella canadese è una delle leggi più permissive al mondo. In base al Bill C-14, infatti, per ottenere la l’eutanasia bisogna essere affetti da una malattia incurabile per la quale «la morte naturale è ragionevolmente prevedibile». Il problema è che sia la malattia incurabile che la sua ragionevole prevedibilità non devono essere stabiliti da dati medici oggettivi, è sufficiente che «il personale medico o infermieristico sia dell’opinione che la persona soddisfi tutti i criteri». Non è richiesto dunque che la legge venga rispettata, ma che il medico pensi che sia rispettata.

«NON POSSO PIÙ FARLO». Secondo Jeff Blackmer, vicepresidente di Cma, «molti dottori dopo una prima esperienza con l’eutanasia non se la sentono più di rifarla perché la considerano travolgente, troppo difficile. Ci sono quelli che dicono: “Non posso più farlo”». Per tanti altri invece il problema è di natura pratica: la legge è vaga e temono di andare troppo oltre, procurando la morte a chi non ne avrebbe diritto. In Quebec, dopo i primi otto mesi, la commissione di controllo ha riscontrato 21 violazioni della legge su 262 casi di eutanasia. In teoria dovrebbe passare i fascicoli ai giudici, i quali dovrebbero condannare i medici. Ma finora nel mondo, a fronte di diverse violazioni, non è mai avvenuta una sola condanna. La commissione del Quebec non ha ancora passato i casi ai magistrati e sta valutando il da farsi. «Immagina di essere un medico che somministra l’eutanasia, non è bello che una commissione venga a controllare quello che fai», ha dichiarato al canadese National Post James Downar, esperto di cure palliative.

IL CASO DI OMICIDIO. In Ontario sono rimasti 107 medici disposti a praticare l’eutanasia. Altri 30 sono disponibili solo a dare un secondo parere ma non a somministrare l’iniezione letale. A neanche un anno dall’entrata in vigore della legge, si sono prodotti effetti perversi sulla società: la scorsa settimana un uomo di Montreal è stato denunciato per omicidio volontario dopo l’uccisione della moglie di 60 anni, affetta da Alzheimer. L’uomo aveva chiesto che potesse essere uccisa con l’eutanasia, ma i medici avevano riscontrato l’assenza dei criteri necessari, rifiutando la domanda.

Foto siringa da Shutterstock

 

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