Etiopia. Storia di Workitu, che ha convertito i suoi figli morendo per non rinnegare Cristo

La donna si è convertita nell’agosto scorso e per mesi ha subìto le botte del marito e le minacce del villaggio. Ma la polizia ha ignorato le sue denunce

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Picchiata per mesi e minacciata di morte dal marito e dai suoi compaesani. È stata questa, secondo la ricostruzione di Open Doors, la vita di Workitu da quando si è convertita dall’islam al cristianesimo nell’agosto del 2015. Botte e intimidazioni affinché si convincesse ad abiurare la sua nuova fede. Ma evidentemente non c’era solo questo nella vita della donna: nel cristianesimo aveva trovato qualcosa di talmente prezioso da farle accettare perfino una simile tortura. Se ne sono accorti anche i suoi due figli, che adesso, dopo la sua morte, desiderano solo poter conoscere quel Dio che la loro madre amava tanto.

MINACCE E PERCOSSE. Workitu, racconta Open Doors, era una etiope musulmana sulla cinquantina convertita di recente al cristianesimo. Viveva in un villaggio a sud di Addis Abeba, e dall’agosto dell’anno scorso, quando ha deciso di diventare cristiana, suo marito, un musulmano sposato con lei e un’altra donna, ha cominciato a maltrattarla e a minacciarla, dicendo che l’avrebbe uccisa se non fosse tornata all’islam. La donna subiva minacce anche dai vicini di casa e dagli abitanti del villaggio. I pastori della Chiesa che la donna frequentava hanno cercato di proteggerla, invitandola anche a denunciare per iscritto alle forze dell’ordine le percosse e le minacce. La polizia locale, però, secondo le fonti della Ong americana, «ha ignorato la sua richiesta di protezione e adesso nega di aver mai ricevuto la lettera».

L’OMICIDIO. Così, quando nel marzo scorso il marito ha ordinato a Workitu di vendere illegalmente gli aiuti ricevuti dal governo contro la siccità, è accaduto il peggio. Al rifiuto della moglie, l’uomo ha reagito con un furore tale che la donna è rimasta in fin di vita. Portata in fretta e furia dagli abitanti del villaggio in una clinica di un paese vicino, avrebbe dovuto essere trasferita in un ospedale della capitale. Durante il viaggio, però, Workitu è morta. La polizia ha quindi arrestato il marito con l’accusa di omicidio.

«COME SANTO STEFANO». Di fronte all’estrema testimonianza di fede della donna, i due figli Mustafa e Kedir, poco più di 20 anni il primo e 17 il secondo, hanno deciso di convertirsi al cristianesimo, esprimendo il desiderio di conoscere di più il Dio a cui la loro madre è voluta rimanere fedele fino alla morte. Anche un’amica musulmana di Workitu ha deciso di fare lo stesso: «Workitu è come Stefano», ha detto a Open Doors un membro della comunità riferendosi al primo martire cristiano. «La sua morte è stata onorata dall’aver portato i suoi figli a nuova vita. Io so che sarebbe si sarebbe molto rallegrata se avesse potuto assistere alla loro decisione di seguire Cristo».

Foto Ansa

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