Egitto. Posata la prima pietra della chiesa dedicata ai 21 martiri copti trucidati dall’Isis

Il cantiere dell’edificio voluto anche dal presidente Al Sisi è stato attaccato da estremisti islamici nei giorni scorsi. Oggi la cerimonia per l’avvio dei lavori

cristiani-copti-libia-egitto-stato-islamicoÈ ufficialmente cominciata questa mattina nel villaggio di Al Awar, nei pressi di Samalot, la costruzione della chiesa dedicata ai “Martiri di Libia”, i 21 cristiani egiziani barbaramente assassinati in Libia dai terroristi dello Stato islamico. Al Awar si trova a 25 chilometri da Minya, nell’omonima provincia egiziana da cui provenivano quasi tutti i 21 copti martirizzati dai jihadisti. A dare notizia della posa della prima pietra dell’edificio è stata l’Agenzia Fides che cita fonti locali.

LE PROTESTE. Alla cerimonia, riferisce sempre l’Agenzia Fides, hanno partecipato anche esponenti delle comunità islamiche locali. Un dettaglio che aggiunge ulteriore valore alla notizia, dal momento che nei giorni precedenti, come riportano le cronache egiziane, il cantiere della chiesa è stato preso di mira da musulmani estremisti. Le proteste islamiste erano cominciate subito dopo la promessa da parte del presidente Al Sisi che l’Egitto si sarebbe impegnato a onorare la memoria dei suoi figli trucidati dai terroristi consentendo la costruzione di una nuova chiesa. I copti della zona, infatti, avevano immediatamente acquistato la terra necessaria e avviato i lavori, scatenando la rabbia dei gruppi musulmani più intransigenti.

LE MOLOTOV. Venerdì scorso, 27 marzo, la contestazione ha raggiunto il suo apice quando al termine della preghiera di mezzogiorno alcuni giovani estremisti si sono radunati davanti al cantiere per intonare slogan contro la chiesa. Nella notte, poi, secondo il Daily News Egypt si sarebbe registrato anche un attacco da parte di ignoti con bombe molotov: sette feriti e un’automobile distrutta dalle fiamme. Per riuscire a superare la furiosa resistenza dei fondamentalisti, spiega l’Agenzia Fides, il governatore di Minya ha dovuto convocare «una riunione del comitato di conciliazione con rappresentanti anziani e autorevoli dei clan familiari cristiani e musulmani della zona», coinvolgendo «anche alti rappresentanti dell’esercito e delle forze di sicurezza».

I FRATELLI MUSULMANI. Non è la prima volta che la comunità copta di Minya entra nel mirino dei fondamentalisti. Dopo la deposizione di Mohamed Morsi nell’estate del 2013, i Fratelli Musulmani sfogarono la loro rabbia sui cristiani per far pagare loro il presunto sostegno politico dimostrato verso il colpo di Stato del generale Al Sisi. Gran parte delle violenze anticristiane si registrarono proprio nella provincia di Minya.