Egitto. Annuncia di essere ateo su Facebook: condannato a tre anni di carcere

Il padre di Karim al Banna, 21 anni, avrebbe testimoniato in aula contro di lui affermando: «Sta abbracciando idee estremiste contro l’islam»

Uno studente egiziano, accusato di blasfemia, è stato condannato a tre anni di carcere in Egitto. Karim al Banna, 21 anni, avrebbe pubblicato un messaggio su Facebook dove afferma di essere ateo e insulta l’islam.

ACCUSE DEL PADRE. «Se paga una cauzione di 1000 pound egiziani (117 euro, ndr) la sentenza sarà sospesa fino al verdetto della corte di appello», ha dichiarato domenica all’Afp l’avvocato del ragazzo, Ahmed Abdel Nabi. Secondo l’avvocato, il padre di Karim avrebbe testimoniato in aula contro di lui affermando: «Sta abbracciando idee estremiste contro l’islam».

LIBERTÀ RELIGIOSA. Karim si trova in prigione da novembre. Dopo aver annunciato su Facebook il suo ateismo, i vicini avrebbero cominciato a infastidirlo e insultarlo. Recatosi alla polizia per denunciare questi comportamenti, è stato arrestato e accusato di blasfemia.
In Egitto la religione di Stato è l’islam. La Costituzione appena modificata riconosce libertà religiosa anche a ebrei e cristiani, ma nonostante la richiesta dei copti, le stesse garanzie non sono state estese anche ad atei e altri gruppi religiosi.

ALTRI CASI. Le condanne per blasfemia in Egitto non sono una novità. Albert Saber, blogger ateo, nel dicembre del 2012 è stato condannato a tre anni di carcere per diffamazione della religione. Nel giugno 2014, l’insegnante cristiana Dimyana Abdel Nour è stata condannata a sei mesi di carcere per presunte frasi blasfeme rivolte in classe agli alunni. A giugno, il cristiano convertito Bishoy Armiya Boulous, è stato condannato a cinque anni di carcere. Secondo il suo avvocato, la sua vera colpa è di aver abbandonato l’islam per il cristianesimo.

PROCESSI DI BLASFEMIA AUMENTATI. Dalla cosiddetta “Primavera araba” del 25 gennaio 2011, la situazione della libertà religiosa è deteriorata in Egitto. Dal 2011 al 2013 sono avvenuti 63 processi per blasfemia, soprattutto durante il mandato presidenziale di Mohamed Morsi, «un aumento rispetto al periodo precedente la rivoluzione del 100 per cento», secondo il rapporto “Assedio al pensiero”, realizzato dall’Iniziativa egiziana per i diritti personali (Eipr).