Ebrei e cristiani nascono “dalla stessa radice”

Un libro di Giuseppe Altamore, “Dalla stessa radice”, parla dei recenti passi avanti nel rapporto tra le due religioni senza nascondere i problemi, ma secondo una prospettiva positiva

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Quando all’ultimo Meeting di Rimini il rabbino Eugene Korn chiese chi, fra i presenti in sala, avesse mai letto la Nostra Aetate, non furono molte le mani che si alzarono. Eppure quel documento, di cui proprio in questi giorni cade l’anniversario (28 ottobre 1965), è il punto di svolta nei rapporti tra ebrei e cristiani. La questione è proprio questa: negli ultimi cinquant’anni il dialogo tra le due religioni ha fatto grandi passi, rimanendo tuttavia, troppo spesso, un discorso tra élite e faticando a debellare secolari pregiudizi. Un libro di Giuseppe Altamore appena pubblicato da Lindau, Dalla stessa radice, (256 pp., 22 euro) cerca di rimediare a questa carenza offrendo spunti di riflessione anche a un pubblico di non esperti. E lo fa con schiettezza, senza nascondere i problemi, ma secondo una prospettiva positiva cioè con l’intento di mostrare come il partenariato tra le due religioni non sia solo auspicabile, ma persino necessario e fruttifero per entrambe.

Altamore, innanzitutto, mostra come né nelle parole di Gesù né in quelle di san Paolo possano rintracciarsi sentimenti di odio verso gli ebrei. Sia l’uomo di Nazaret sia l’apostolo di Tarso sono profondamente legati al loro popolo: il loro linguaggio, le loro scelte, i loro riferimenti culturali affondano nella tradizione di Israele che non vogliono “sostituire”, ma, secondo le parole di Cristo stesso, portare a «compimento» (Mt 5, 17).

dalla-stessa-radice-altamoreL’assunto è fondamentale, soprattutto per confutare quella che è stata l’eresia che ha portato i maggiori guasti tra le due religioni, il marcionismo, dal nome del monaco Marcione, II secolo, che, contrapponendo Antico e Nuovo Testamento, ha gettato le basi per l’antisemitismo. Un sentimento che, con qualche lodevole eccezione, ha contraddistinto la cristianità per secoli, sfociando, soprattutto grazie al teologo luterano Adolf Von Harnack, nell’ideologia nazionalsocialista. Oggi che in larghe fette dell’opinione pubblica vivono ancora pregiudizi antiebraici per le vicende politiche di Israele, il dialogo fra le due religioni si fa ancora più necessario.

Perché, come ebbe a dire Giovanni Paolo II, «privare Cristo del rapporto con l’Antico Testamento è staccarlo dalle sue radici e svuotare il suo mistero di ogni senso. Infatti, per essere significativa l’Incarnazione ha avuto bisogno di radicarsi in secoli di preparazione. Altrimenti, Cristo sarebbe risultato come una meteora piombata accidentalmente sulla terra e priva di connessione con la storia degli uomini».

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