Due foto, un destino. L’inevitabile decrescita infelice grillina

I pentastellati sono finiti in un vicolo cieco e le elezioni in Emilia sono alle porte. Finiranno come dei Di Pietro qualunque

Continua nelle urne la decrescita infelice dei cinquestelle. Oggi la parola più usata sui quotidiani per definire il risultato di Pd-M5s alle elezioni regionali in Umbria è «batosta».

I numeri parlano chiaro: la candidata del centrodestra, Donatella Tesei, ha ottenuto il 57,5 per cento dei voti, venti in più di Vincenzo Bianconi (37,5) candidato del Pd e dei grillini. La Lega ha ottenuto il 37 per cento dei voti, Fdi il 10,4, Fi il 5,5, il Pd il 22,3, il M5s il 7,4 (ben 20 punti in meno rispetto alle politiche del 2018).

Cosa ha scelto Grillo

L’operazione Ulivo 2, così come l’avevamo chiamata, è naufragata? Il capo politico dei pentastellati, Luigi Di Maio, è sempre più dubbioso, al contrario di Nicola Zingaretti, più cauto nell’archiviare il sodalizio. C’è da capirli entrambi: il primo è consapevole che nel proprio elettorato esiste una componente che non ama i progressisti, per anni descritti (dai grillini in primis) come il “partito dell’establishment”. È noto che Di Maio ha subito malvolentieri il diktat di Beppe Grillo, il più lesto, dopo lo svarione tattico estivo di Matteo Salvini, a “riportare a casa” i grillini, nell’alveo di quel fronte progressista dove (ideologicamente) le sfuriate dei pentastellati hanno più senso. Ma, appunto, Di Maio sa anche che nell’anima pentastellata covano diversi risentimenti: nei confronti del Pd, “partito d’élite”, e nei confronti dello stesso M5s che ha tradito la purezza originaria sporcandosi con manovre di palazzo e riforme abborracciate.

Agonia o morte immediata

Su questo punto, la tattica del capo politico e del fondatore del M5s divaricano: Di Maio vorrebbe mettere un po’ di distanza tra sé e il Pd, Grillo spinge per una sodalizio più stringente, giusto per evitare la rovina immediata. Non v’è certezza di cosa pensi realmente Grillo (il personaggio è piuttosto scostante e nemmeno si può giurare che abbia un’idea precisa), ma le sue ultime mosse (via da Salvini, alleanza col Pd, Giuseppe Conte garante) vanno tutte in un’unica direzione. E siccome i voti li ha lui e non Di Maio o Conte, gli altri si sono adeguati, ognuno cercando di lucrare un posto il più possibile al sole. Grillo sa bene che la prova che i suoi eletti offrono una volta raggiunto il potere è sempre e inevitabilmente deludente (Roma, Torino, Livorno, reddito di cittadinanza…), tanto che l’unico merito che finora è riuscito a rivendicare è lo scalpo di Roberto Formigoni. Grillo sta col Pd per il semplice fatto che ha scelto l’agonia alla morte immediata.

La terribile Umbria

Sull’altra sponda, Zingaretti ha altri problemi, differenti e simili al tempo stesso. L’Umbria era lo scenario peggiore dove mettere alla prova il patto coi 5 stelle: si arrivava da uno scandalo che aveva coinvolto il governatore del Pd (tra l’altro, sollevato dai nemici-amici grillini), la scissione del cinico Matteo Renzi, la difficoltà a trovare un candidato, sondaggi impietosi da tempo, il peso di una sconfitta “storica” in una terra rossa da mezzo secolo. Ma Zingaretti è “costretto” ad allearsi coi grillini: un po’ per far tornare a casa un po’ di voti, un po’ per ribilanciare la fuoriuscita dei renziani, un po’ perché le elezioni in altre regioni chiave come l’Emilia-Romagna e la Campania sono alle porte. Una sconfitta, soprattutto nella prima, metterebbe a serio repentaglio la sua direzione.

Le due fotografie

Dunque, l’Ulivo 2 è destinato a protrarsi, almeno a livello nazionale. Né Grillo né Zingaretti hanno, al momento, un’alternativa praticabile. Così tutto si regge in precario equilibrio grazie a Conte Domopac e nell’illusoria speranza che l’Europa ci faccia qualche sconto. In fondo, la foto di Narni 2019 con Conte, Di Maio e Zingaretti ricorda molto quella di Vasto 2011 con Pier Luigi Bersani, Nichi Vendola, Antonio Di Pietro. Allora finì con una “non vittoria” e l’arrivo di Mario Monti.

Ora questo Ulivo 2 quanto durerà? Durerà almeno fino al 26 gennaio 2020, giorno in cui si vota in Emilia. Continuerà fino ad allora la decrescita infelice grillina che ha nel suo destino il finale scritto per tutti i Di Pietro di questa terra. La sinistra degli onesti sarà riassorbita dalla sinistra senza identità, almeno fino alla prossima scissione, alla prossima foto, al prossimo Mario (Draghi?).

Foto Ansa