Formigoni. L’unica parola che ci viene in mente è persecuzione

Non bastano la condanna e il carcere a 72 anni. Giornali e grillini rivendicano il suo scalpo, la procura fa ricorso contro i domiciliari, il Senato lo priva della pensione. Deve morire di fame?

Formigoni all'ingresso dei Tribunale di sorveglianza di Milano

Contro Roberto Formigoni è in atto una persecuzione. Abbiamo cercato di immaginare una parola meno esplicita e più morbida di questa, ma non ce ne è venuta in mente nessuna di più adeguata: persecuzione.

Dopo una sentenza quantomeno opinabile, l’ex governatore lombardo è stato condannato a 5 anni e 10 mesi in base a una legge barbara, la spazzacorrotti, figlia del giustizialismo balordo dei grillini. Ne sono così orgogliosi che quella è l’unica norma che si sentono in grado di rivendicare (anche perché, su tutto il resto, stanno a zero. Uno zero che nessun mandato saprà mai aumentare). Quando, solo qualche mese fa, questi sciagurati si sono accorti di non aver combinato nulla (e gli elettori, infatti, li avevano puniti nelle urne), qual è stato l’unico risultato che Beppe Grillo ha saputo rivendicare? La spazzacorrotti, appunto. O meglio ancora (e dite voi se questo non è accanimento ad personam): lo scalpo di Formigoni.

Scriveva, infatti, il comico sul suo blog:

«Vogliono anestetizzarci tutti per liberare la loro regina rinchiusa nella torre: Formigoni. Abbiamo fatto la prima legge vera contro i corrotti e i corruttori».

Il Fatto quotidiano, Repubblica, i pentastellati hanno fatto di Formigoni la loro preda da esibire sulla pubblica piazza. Non gli basta che sia stato condannato, non gli basta che abbia trascorso 5 mesi in carcere, non gli interessa che abbia 72 anni, né che oggi sia ai domiciliari. Vogliono la sua testa, la gogna, la sua sofferenza. È il loro trofeo.

Adesso giunge la notizia che la Procura generale di Milano ha fatto ricorso contro i domiciliari, impugnando il provvedimento del Tribunale di sorveglianza che il 22 luglio ha concesso a Formigoni di uscire dal carcere di Bollate. Non è persecuzione questa?

Di più: lo vogliono affamare, e non per modo di dire. L’ufficio di presidenza del Senato ha deciso di privare del 100 per cento il senatore Formigoni della sua pensione che egli otteneva grazie ai suoi 16 anni di attività politica al Parlamento italiano ed europeo (100 per cento: ma la legge non dice che al massimo si può arrivare al 20?). Poiché già da ottobre la Corte dei conti gli ha sequestrato il vitalizio maturato nei suoi 18 anni di presidenza in Regione Lombardia e poiché i domiciliari non gli consentono di lavorare, la domanda è: che deve fare Formigoni per vivere? Lo Stato lo mette ai domiciliari per farlo morire di fame? Come lo chiamate voi tutto questo? Noi abbiamo una sola parola: persecuzione.

Foto Ansa