Donna muore in una clinica abortiva. Obama continua a finanziarla

Negli Usa la Planned Parenthood riceve fondi federali. Anche dopo la morte di Tonya Reaves, avvenuta durante un intervento di aborto, Obama rinnova il suo appoggio finanziario.

Il movimento pro life americano è sempre più spesso ridicolizzato perché considerato ossessivo e fissato per le sue numerose denunce sulle sospette complicanze mortali causate a più donne dalla Planned Parenthood, il più grande provider di aborti degli Stati Uniti. Solo da una settimana a questa parte le voci si sono attenuate, quando venerdì scorso la 24enne Tonya Reaves è morta, in seguito a un aborto praticato al secondo trimestre di gravidanza nella Planned Parenthood dell’area di Chicago. A parlare è stata solo Carole Brite, amministratore delegato della Planned Parenthood dell’Illinois, che cercando di gettare acqua sul fuoco ha espresso condoglianze alla famiglia della ragazza per quello che sarebbe un episodio singolo, perché «la Planned Parenthood ha molto a cuore la salute e la sicurezza di ogni paziente».

Il sito internazionale lifenews.com, che ha riportato la notizia, aveva già pubblicato le foto di alcune ambulanze che spesso hanno trasportato donne dalle cliniche abortive agli ospedali. Nell’aprile 2011 è accaduto per ben due volte che una donna uscisse in barella dalla filiale del provider di Milwaukee per essere trasportata d’urgenza nel Pronto soccorso dell’ospedale Columbia St. Mary’s Hospital. L’episodio si è poi ripetuto sabato scorso, il giorno dopo la morte di Tanya Reaves.

A esporsi contro il colosso abortista è stato il repubblicano Cliff Stearns, richiedendo un’indagine parlamentare al Congresso per «sapere come la Planned Parenthood spende i nostri 500 milioni di dollari e per indagare sulle condizioni di sicurezza nelle cliniche». A rompere l’imbarazzo liberal invece ci ha pensato, a meno di una settimana dalla morte di Reaves, il presidente Obama in persona, che non ha mai fatto segreto del suo legame con il colosso abortista, noto sostenitore della sua candidatura alle elezioni presidenziali di novembre. Martedì, infatti, durante un comizio a Portland, il presidente democratico ha detto: «Romney vuole togliere i fondi federali destinati alla Planned Parenthood. Penso sia una pessima idea. Ho due figlie e voglio che abbiano il pieno controllo sulla loro salute». A parte la dubbia opportunità dell’intervento, sottolineata da Troy Newman, presidente dell’organizzazione pro life americana Operatio Rescue, che ha fatto notare che «Tanya Reaves quando è entrata nella clinica venerdì scorso ha completamente perso il controllo sulla sua salute», a far discutere sono i continui finanziamenti federali versati al mercato abortista.

Obama, infatti, ha scavalcato per tre volte consecutive in questo mese e per cinque volte in tutto la decisione dei governi di alcuni Stati di non usare i soldi dei contribuenti per finanziare la Planned Parenthood. Il North Carolina aveva stabilito di ritirare i 343 mila dollari di fondi pubblici destinati al provider abortista, ma Obama ha rimediato versando 426 mila dollari di contributi federali. Sempre a luglio il presidente, scavalcando il veto del governatore del New Jersey al finanziamento statale dell’aborto, ha versato ben 3 milioni di dollari alla Planned Parenthood. A marzo, invece, quando il parlamento del Texas aveva deciso di ridurre di due terzi il budget destinato all’aborto, l’amministrazione presidenziale ha risposto tagliando di 30 mila dollari i fondi per le esenzioni sanitarie destinati allo Stato. Già lo scorso anno, dopo che il parlamento locale aveva stabilito di non finanziare le cliniche, il governo ha tagliato di 4,3 miliardi il budget da destinare al sistema sanitario dell’Indiana. Nel settembre 2011 l’amministrazione presidenziale ha finanziato direttamente anche le filiali del New Hampshire, a cui lo Stato aveva deciso di non versare fondi. Lo stesso è accaduto sempre questo mese in Tennessee.

Così, nonostante i 329.445 aborti effettuati solo nel 2010
dalla Planned Parenthood e nonostante i molti i fondi tolti al sistema sanitario per via della crisi, i dirigenti del business abortivo continuano a percepire stipendi altissimi: il compenso medio si aggira attorno ai 160 mila dollari annui, con punte che superano addirittura i 250 mila. Come emerge dai dati resi pubblici dalla stessa Planned Parenthood.