“Dividete la Sicilia in due e metà datela a me”. Arriva fino in Cassazione la tragicomica richiesta di un cittadino

Giuseppe Mignemi è arrivato sino ai Supremi giudici: chiedeva la separazione dell’isola in due zone e si autonominava reggente provvisorio. I giudici hanno respinto il suo ricorso perché non aveva un avvocato

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Anche i giudici di Cassazione, in punta di diritto, hanno dovuto esprimersi se fosse giusto o meno la richiesta di secessione della Sicilia orientale da quella occidentale presentata da tale Giuseppe Mignemi, che in seconda istanza, nel suo ricorso alla Suprema corte, comunicava di nominarsi reggente della parte orientale, in attesa di indire entro sei mesi nuove elezioni. Una vicenda, resa nota oggi con la pubblicazione della sentenza 24157 della Sesta sezione civile, dai risvolti tragicomici.

REGGENTE PROVVISORIO. La vicenda viene ricostruita nel testo della sentenza pubblicata. Giuseppe Mignemi, senza l’assistenza di alcun avvocato, è riuscito a presentare ricorsi (ma soprattutto a vederseli accolti dai vari tribunali che li esaminavano) fino all’ultimo grado di giudizio, nel quale ha chiesto «la condanna dello Stato italiano alla spartizione della Sicilia in due zone»: quella occidentale «indipendente e neutrale», secondo quanto scritto dall’uomo nei suoi motivi di ricorso, e quella orientale «autonoma e a statuto incompleto da sessant’anni per ostruzionismo e complotto politico del governo unitario accentrato a Roma».
Gli ermellini hanno ricostruito che Mignemi ha fatto richiesta che l’Italia comunicasse la sentenza di condanna alle Nazioni Unite, perché potessero essere inviati in Sicilia degli ispettori che vigilassero nel processo di transizione Italia unita-Sicilia divisa, e reggenza-democrazia: sempre gli ermellini hanno quindi dovuto studiare il secondo motivo di ricorso di Mignemi, che si è autoproclamato “reggente provvisorio” e che aveva in mente un chiaro programma.

CITATI BERLUSCONI E OBAMA. Per Mignemi la Sicilia orientale sarebbe stato fuori dall’euro, e avrebbe adottato un regime di totale federalismo fiscale in modo che la tasse fossero rimaste nel «Nuovo Stato Sovrano» (tutto maiuscolo nel testo). Mignemi ha inoltre chiesto alla Cassazione di riconoscere l’ordine di sfratto che in quanto futuro reggente avrebbe emesso alla base militare Usa di Sigonella, che lui avrebbe trasformato in un nuovo aeroporto civile. Nelle ultime motivazioni del suo ricorso, Mignemi ha aggiunto la richiesta di citare in giudizio l’ex presidente della Regione, Raffaele Lombardo, l’ex premier, Silvio Berlusconi, e l’attuale presidente Usa Barack Obama.

“FILTRARE LE CAUSE DALLE EMOZIONI”. Il caso è passato in primo grado nelle mani di un giudice di pace, che aveva dichiarato una carenza di legittimità di Mignemi a muovere causa. L’uomo però ostinatamente ha mosso il ricorso in secondo grado al Tribunale di Catania, che ha sentenziato di nuovo su un “cavillo”, ovvero che era impossibile che Mignemi si costituisse senza un avvocato. A questo punto la causa è approdata in Cassazione: e i giudici l’hanno rigettata, dovendo però prima premurarsi di spiegare al Mignemi come ci sia una fine giurisprudenza che impone la presenza di un difensore, salvo specifici casi tra i quali evidentemente non rientra quello della secessione della Sicilia: «La presenza di un avvocato – scrivono i giudici – è necessaria, da un lato per la complessità delle norme e il tecnicismo nella redazione degli atti che richiedono la presenza di un tecnico, dall’altro perché la collaborazione di un esperto serve a filtrare il processo dalle emozioni e dalla passionalità dei diretti protagonisti della lite, che potrebbero essere privi della necessaria lucidità». Ora, eventualmente, a Mignemi non resta che trovarsi un avvocato: e poi, se vorrà, può ricominciare la trafila dal primo grado.

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