La caduta della Bbc
Che i grandi media della carta stampata, della tv e del web raccontino la verità dei fatti con imparzialità è una fake news a cui ormai non credono più neppure loro. Ha fatto notizia in questi giorni l’intervista mai avvenuta di Giovanni Falcone contro la separazione delle carriere tra giudici e pm citata da Nicola Gratteri in tv senza che nessuno lo smentisse in diretta e già usata dal Fatto quotidiano per criticare la riforma della giustizia. Col solito suo tono da saputello, Marco Travaglio ha chiesto scusa ai lettori, sollevando comprensibili dubbi in chi si chiede quante altre bufale spacciate per vere ma non scoperte vengono pubblicate sul giornale più giustizialista d’Italia. Il caso dello pseudo Falcone e del Fatto ci ricorda che giornalismo e verità raramente si “prendono” e che più una tesi è ideologica più “tutto fa brodo” per sostenerla.
Crolla il mito dell’imparzialità della Bbc. Ma non solo
In questo sono maestri i colleghi (si parva licet) della Bbc, travolti in questi giorni da uno dei peggiori scandali giornalistici degli ultimi tempi. Il servizio pubblico britannico di radio, televisione e informazione online è considerato da sempre esempio di imparzialità e accuratezza nel raccontare fatti e dare notizie, e ha ancora un’influenza profondissima non solo nel Regno Unito, ma in moltissimi Paesi del mondo, anche grazie alle edizioni “locali” e in altre lingue, su tutte quella araba.
In verità, il mito della Bbc come regina dell’informazione super partes scricchiolava già da qualche tempo, ma la recente pubblicazione da parte del Telegraph di una nota inviata al board della Bbc da un consulente indipendente, Michael Prescott, ha fatto cadere l’ultimo velo di ipocrisia. Prescott, che fino a giungo 2025 faceva parte del comitato che controlla gli standard e le linee guida del broadcaster pubblico britannico, ha esternato in un report ben documentato una profonda preoccupazione per il giornalismo a suo dire fazioso, fuorviante e falso della Bbc portando una serie di recenti e clamorosi esempi di disinformazione. Ed è stato ignorato. Fino a che quel documento non è arrivato al Telegraph.
Il discorso manipolato di Donald Trump
Il primo, gravissimo, caso è quello della manipolazione del discorso di Donald Trump del 6 gennaio 2021, giorno dell’assalto al Campidoglio da parte dei Proud Boys. Uno dei programmi di punta dell’emittente britannica, Panorama, ha unito due spezzoni di parti diverse e molto lontane tra loro del discorso per far credere agli spettatori che Trump avesse esortato i suoi sostenitori a scendere in piazza e combattere a Capitol Hill: «Andremo al Campidoglio, io sarò lì con voi e combatteremo. Combatteremo con tutte le nostre forze e se non combatterete con tutte le vostre forze, non avrete più un Paese».
Ma ciò che Trump aveva effettivamente detto era:
«E dopo questo, cammineremo, e io sarò lì con voi. Cammineremo, cammineremo. Chiunque voglia, ma credo proprio che cammineremo fino al Campidoglio, e faremo il tifo per i nostri coraggiosi senatori, deputati e deputate, e probabilmente non faremo il tifo per alcuni di loro. Perché non riprenderete mai il nostro Paese con la debolezza. Dovete mostrare forza e dovete essere forti. Siamo venuti per chiedere al Congresso di fare la cosa giusta e di contare solo gli elettori che sono stati legalmente designati, legalmente designati. So che tutti qui presto marceranno verso il Campidoglio per far sentire la propria voce in modo pacifico e patriottico».
Non solo: la clip del “discorso” era seguita da un filmato dei Proud Boys che marciavano verso il Congresso, così da dare l’impressione che questi sostenitori avessero raccolto la sua “chiamata alle armi”. In realtà, i Proud Boys avevano marciato verso Capitol Hill prima che Trump iniziasse a parlare.

La narrazione pro Pal su Gaza (e senza verifiche)
Come noto Trump ha chiesto immediate scuse al broadcaster, riservandosi di fare loro causa per un miliardo di dollari. Il direttore generale della Bbc, Tim Davie, e l’amministratore delegato di Bbc News and Current Affairs, Deborah Turness, si sono dimessi. Le scuse sono arrivate, sì, ma con toni ipocriti: «Sebbene la Bbc si rammarichi sinceramente per il modo in cui il videoclip è stato modificato, siamo fermamente in disaccordo sul fatto che vi siano i presupposti per una denuncia per diffamazione».
Nel report di Prescott sono elencati molti altri casi in cui la Bbc ha dimostrato parzialità, censurato fatti e notizie che non seguivano la narrazione voluta dall’emittente e imposto una linea ideologicamente schierata a sinistra spacciandola per super partes. Bbc Arabic, ad esempio, canale molto influente in una parte di mondo molto sensibile a come vengono raccontate certe notizie, ha dato copertura della guerra a Gaza, minimizzando l’aggressione araba «per minimizzare la sofferenza israeliana e dipingere Israele come l’aggressore».
Lo ha fatto gonfiando dati non verificati e smentiti dalle stesse Nazioni Unite, come quello del numero di morti di donne e bambini nel conflitto, parlando di fosse comuni fatte dagli israeliani quando in realtà si è scoperto che erano opera dei palestinesi, spacciando per verificate informazioni che arrivavano da Hamas e dando spazio nei propri programmi a ospiti che definivano gli ebrei come esseri inferiori e “diavoli”.
L’agenda pro Trans della Bbc
Come ha notato sul suo Substack (ripreso da The Free Press) la giornalista del Times Melanie Phillips, «questa è roba malvagia, malvagia. E arriva da un’emittente radiotelevisiva che è più influente in tutto il mondo – incluso il vulcanico Medio Oriente – di qualsiasi altra, perché considerata un punto di riferimento in termini di verità e correttezza». I dirigenti della Bbc hanno ignorato per oltre due anni le osservazioni del rapporto Prescott, rifiutandosi anche solo di riconoscere il problema.
Abbiamo già raccontato di come il memo di Prescott denunci anche il tentativo (riuscito) di portare avanti sulle tematiche Lgbt una agenda pro trans escludendo le voci critiche: dal grottesco articolo sul «latte dal seno maschile buono come quello femminile», alla censura di storie come quelle sui minori in transizione che avrebbero messo in crisi la narrazione sempre positiva di queste tematiche, fino alla recente sanzione per la presentatrice Martine Croxall, rea di avere alzato un sopracciglio mentre diceva “donne incinte” invece di “persone incinte” come scritto sul testo che doveva leggere. Come se non bastasse, dal rapporto Prescott emergono anche pregiudizi e censure nel modo in cui la Bbc ha coperto negli anni le politiche climatiche ed energetiche.

La nemesi di chi ci mette in guardia dalle fake news
Come ha scritto ancora Phillips, il terremoto che ha investito la Bbc non riguarda soltanto il tema della parzialità, ma «è una frode giornalistica». La cosa è ancora più grave grave perché la Bbc è una delle testate che “dettano il clima” ai media di tutto il mondo: “lo ha detto la Bbc” fino a poco tempo fa era garanzia di notizia verifica, fonte affidabile, imparzialità. Bisogna sempre diffidare di quei media che si presentano come imparziali e giurano di raccontare solo i nudi fatti se non, addirittura, la verità: nel momento stesso in cui un giornale decide di dare prima una notizia rispetto a un altra, o di approfondire un tema rispetto a un altro, già sta dando un’opinione, provando a dettare un’agenda di priorità.
Qualunque testata giornalistica esprime una linea, anche se c’è differenza tra un media privato e un broadcaster di Stato, pagato con le tasse di tutti i cittadini. Quello della Bbc non è il primo caso di grande media che censura opinioni sgradite al pensiero di sinistra o prova a influenzare il pensiero della gente con opinioni di parte. Ma quando manipolazione e falsificazione sostituiscono le opinioni, e la censura ideologica fa da filtro ai fatti, in gioco c’è molto più di una legittima sebbene discutibile linea editoriale.
Che non fosse più imparziale si sapeva da tempo, ma su quanti altri fatti ha mentito la Bbc, influenzando la narrazione dei media di tutto il mondo? La frode arriva da chi quotidianamente, da anni, fa lezioni sulla lotta alle fake news e sull’importanza di una informazione credibile come baluardo della democrazia. Una nemesi inquietante.
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