Diciamo le cose come stanno: l’Unione Europea è morta

Dopo la dura risposta tedesca a Monti, qualche domanda si impone: cosa serve tenere in piedi una Ue che non è un’unione di fatto? O una banca centrale che non svolge le funzioni di una banca centrale? O una moneta che è totalmente svincolata dai fondamentali economici della maggior parte dei paesi che rappresenta?

Lo sfogo germanico. Possiamo definire in questi termini la giornata di ieri in cui, apertis verbis, i vertici tedeschi hanno comunicato in modo definitivo la loro posizione sulla situazione economica dell’Europa. Nulla di nuovo: sono cose che già si sapevano, ma il modo e i tempi non lasciano nessun margine di trattativa sui principi espressi. «L’Italia è abbastanza forte per aiutarsi da sola», sono state le parole di Franz, uno dei più stretti consiglieri di Angela Merkel a Bloomberg Tv. E continuando, Franz ha manifestato la sua più completa contrarietà agli acquisti di titoli di Stato da parte della Bce.

Ecco quindi la risposta della Germania alle parole espresse lunedì dal presidente della Bce, Mario Draghi, che ha definito la situazione europea «molto grave» e al presidente del Consiglio italiano che, negli scorsi giorni, aveva domandato un’azione coesa per salvare le sorti dell’Europa. Arrangiatevi. In sintesi, questo è il messaggio.
Una problematica, però, si impone. La Germania, che dal decorrere della moneta unica europea, ha definito e delineato tutti gli aspetti formali della Bce, ora fa un passo indietro su un punto determinante: il concetto vero e proprio di unione, perché nel momento in cui si afferma come regola, il criterio “dell’ognuno per sé”, si scardina il criterio di unità.

Il Fondo salva stati (Efsf) forse non ha nemmeno denaro a sufficienza per tentare di salvare la Grecia. Se dovessero verificarsi nel breve periodo delle difficoltà per altri paesi già nel mirino dei mercati a causa della poca credibilità, l’Efsf dopo l’intervento greco si troverebbe senza risorse e con il disinteresse della Germania. Oltre a questo, la Bce, non può fare il proprio lavoro di Banca centrale: essere prestatore di ultima istanza ed emettere Eurobond.

Qualche domanda. Cosa serve tenere in piedi un’Unione Europea che non è un’unione di fatto? O una banca centrale che non svolge le funzioni di una banca centrale? Oppure una moneta che è totalmente svincolata dai fondamentali economici della maggior parte dei paesi che rappresenta?
Gli scenari che si potrebbero aprire sono molti. Alcuni sostengono il ritorno alle vecchie valute e dare estrema concretezza all’idea del “meglio soli che male accompagnati”. Altri prevedono la spaccatura dell’attuale euro in due realtà diverse: una virtuosa con Germania &Co, l’altra con i paesi del mediterraneo e a questo punto con la compagnia della Francia.

Una cosa è certa, il ruolo di Mario Monti in questo momento particolare della breve storia europea è fondamentale. In primis perché rappresenta un paese in difficoltà e nello stesso tempo non marginale nel contesto euro. Oltre a questo, il premier italiano conosce le dinamiche politiche ed economiche del sistema, avendo presieduto per anni la commissione europea. Un gioco di fioretto e d’arte diplomatica non facile.
Twitter: @giardser