Intesa Sanpaolo e la sfida della “transizione sostenibile”

Di Redazione
14 Maggio 2026
L’impegno concreto del primo gruppo bancario su ambiente e sociale. E il convegno a Milano su energia, adattamento climatico e imprese con Gros-Pietro, Letta, Giovannini
Il presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro al convegno “Energia e adattamento climatico: nuove sfide per le imprese”, Milano, 13 maggio 2026
Il presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro al convegno “Energia e adattamento climatico: nuove sfide per le imprese”, Milano, 13 maggio 2026

Intesa Sanpaolo rafforza il supporto ai progetti di sostenibilità di imprese e famiglie destinando il 30 per cento delle nuove erogazioni a medio-lungo termine al credito sostenibile (“sustainable lending”), oltre 110 miliardi di euro nell’arco dei quattro anni del Piano presentato a febbraio dal consigliere delegato e Ceo Carlo Messina. Di queste, circa 87 miliardi sono destinati alla transizione green e circa 25 miliardi a crediti con impatto sociale. Nel Piano il gruppo ha inoltre confermato gli impegni di decarbonizzazione in linea con l’obiettivo Net-Zero al 2050, attraverso il rafforzamento dei target al 2030 relativi a emissioni finanziate, asset management, assicurazioni ed emissioni proprie.

Gros-Pietro: «La transizione energetica è una leva strategica»

La transizione green sta ridefinendo equilibri economici, industriali e geopolitici nell’ambito del sistema energetico. Oggi più che mai la sostenibilità non è solo un’esigenza regolamentare ma una leva di competitività per le imprese. Sul fronte della transizione energetica, in Europa sono evidenti gli effetti di una dipendenza da fonti fossili e di conseguenza l’esigenza di investire in nuove infrastrutture elettriche e fonti rinnovabili. Il cambiamento climatico è sempre più concreto specialmente in Europa e Italia, con fenomeni estremi in aumento, con l’esigenza di agire rapidamente per mitigarne le conseguenze e per trovare nuove soluzioni di adattamento.

Sono i concetti sottolineati dal presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, aprendo ieri a Milano i lavori di “Energia e adattamento climatico: nuove sfide per le imprese”, convegno nel quale il maggior gruppo bancario italiano ha riunito istituzioni, finanza e mondo delle imprese per un confronto sulle evoluzioni del mercato dell’energia e infrastrutture a livello europeo e sulle possibili soluzioni per affrontare le sfide climatiche in un contesto internazionale complesso. «La transizione energetica», ha detto Gros-Pietro, «è una leva strategica, ridefinisce filiere e modelli di business, richiede capacità di innovare e un coordinamento tra le diverse parti coinvolte». Per essere efficace, cioè, «deve avere una dimensione sistemica, non può essere affidata unicamente alla volontà dei singoli attori economici. Servono politiche pubbliche coerenti anche a livello sovranazionale strumenti adeguati, un quadro regolatorio che premi il futuro». Come dimostrano i numeri citati sopra, Intesa Sanpaolo è «pronta a collaborare», ha dichiarato il presidente, rimarcando la necessità di «essere consapevoli che il tempo della gradualità è finito. La trasformazione è in corso sta a noi governarla con lucidità, responsabilità e ambizione».

I relatori della tavola rotonda su “Transizione energetica: sfide e nuove opportunità per il futuro dell’industria”, da sinistra, Riccardo Dutto, responsabile Industry Infrastructure, divisione Imi Cib di Intesa Sanpaolo, Nicola Pochettino, direttore Energia e Ambiente, direzione dei progetti Bei, Nicola Pesaresi, deputy director for Energy, Dg Comp, della Commissione europea
I relatori della tavola rotonda su “Transizione energetica: sfide e nuove opportunità per il futuro dell’industria”, da sinistra, Riccardo Dutto, responsabile Industry Infrastructure, divisione Imi Cib di Intesa Sanpaolo, Nicola Pochettino, direttore Energia e Ambiente, direzione dei progetti Bei, Nicola Pesaresi, deputy director for Energy, Dg Comp, della Commissione europea

Le direttrici della sostenibilità per Intesa Sanpaolo

In particolare – sempre a proposito di numeri – Intesa Sanpaolo orienta il suo impegno verso la sostenibilità su diverse direttrici:

  • erogazioni nel primo trimestre 2026: 4,2 miliardi di euro di nuovi prestiti a medio lungo termine per la transizione sostenibile, di cui 1,4 miliardi di mutui green (pari al 35 per cento dei nuovi mutui);
  • emissioni proprie CO2 (Scope 1 + 2): in calo del 6 per cento nel 2025 rispetto al 2024;
  • energia acquistata da fonti rinnovabili a livello di gruppo nel primo trimestre 2026: 96 per cento;
  • emissioni finanziate: riduzione del 12 per cento nei settori oggetto di target di decarbonizzazione nel 2025 rispetto al 2024 (-41 per cento rispetto al 2022);
  • social lending: circa 1,4 miliardi di euro erogati nel primo trimestre 2026 per rafforzare l’inclusione finanziaria;
  • supporto di istruzione, orientamento e occupabilità: raggiunti oltre 11 mila giovani attraverso le iniziative lanciate;
  • confermata nei Dow Jones Best-in-Class Indices, inclusa nella Cdp Climate A List e prima tra le banche del peer group per Sustainalytics.

Ogni anno, inoltre, Intesa Sanpaolo pubblica un set articolato di reportistica volontaria di sostenibilità che rendiconta i risultati Esg nell’arco del Piano d’impresa in corso in un’ottica di trasparenza nei confronti di tutti gli stakeholder.

Gli ospiti del panel su “Adattamento climatico: costruire la resilienza oltre l’emergenza”: da sinistra, Enrico Giovannini, direttore scientifico Asvis (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile), già ministro delle Infrastrutture e delle Mobilità sostenibili, Sara Agostoni, chief sustainability officer di Icam, Anna Roscio, executive director Sales & Marketing Imprese, divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, Marco Pastorello, chief transformation officer di Acea, Paola Pica, giornalista del “Corriere della Sera”
Gli ospiti del panel su “Adattamento climatico: costruire la resilienza oltre l’emergenza”: da sinistra, Enrico Giovannini, direttore scientifico Asvis (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile), già ministro delle Infrastrutture e delle Mobilità sostenibili, Sara Agostoni, chief sustainability officer di Icam, Anna Roscio, executive director Sales & Marketing Imprese, divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, Marco Pastorello, chief transformation officer di Acea, Paola Pica, giornalista del Corriere della Sera

Giovannini: «Investire sulla transizione è valore aggiunto»

Tornando al convegno “Energia e adattamento climatico: nuove sfide per le imprese”, i relatori, moderati da Paola Pica del Corriere della Sera, si sono tutti concentrati su come la sostenibilità non per forza finisce per penalizzare la competitività ma al contrario può contribuire a rafforzarla, ognuno dal proprio punto di vista molto concreto e partendo dalla positiva premessa che «non siamo in un vicolo cieco» nell’affronto del cambiamento climatico. La prima cosa che può e deve essere “sostenibile”, dunque, è proprio la transizione energetica.

Nel corso della mattinata, sono interventi, tra altri, Enrico Letta, già presidente del Consiglio dei ministri e oggi presidente dell’Institut Jacques Delors e rettore della Ie School of Politics, Economics & Global Affairs di Madrid, ed Enrico Giovannini, già ministro delle Infrastrutture e delle Mobilità sostenibili e direttore scientifico Asvis.

Quest’ultimo ha preso spunto dall’affermazione di Gros-Pietro secondo cui «il tempo della gradualità è finito» per criticare aspramente il «bias cognitivo» che spinge tanti «manager e Ceo delle grandi imprese, perfettamente consci della necessità della transizione, a rimandare continuamente l’azione o pensare che tocchi ad altri». Nascondersi dietro un dito, ritardare e dilazionare gli investimenti sulle misure di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico, però, vuol dire prima o poi trovarsi a «pagare molto di più», quando ormai il danno è fatto e gli esborsi «non sono più investimenti, ma costi». Del resto anche i dati confermano che «le imprese che investono in sostenibilità, a parità di tutte le altre condizioni, guadagnano in competitività», ha proseguito l’ex ministro: «Secondo l’Istat guadagnano il 16 per cento in valore aggiunto nel triennio successivo all’investimento».

L’ex presidente del Consiglio Enrico Letta, presidente dell’Institut Jacques Delors e rettore della Ie School of Politics, Economics & Global Affairs di Madrid
L’ex presidente del Consiglio Enrico Letta, presidente dell’Institut Jacques Delors e rettore della Ie School of Politics, Economics & Global Affairs di Madrid

Letta e il compito dell’Europa di fronte alla crisi energetica

Enrico Letta invece ha sottolineato l’importanza per l’Unione Europea e per le sue istituzioni, «inclusi i governi nazionali», di fronte al «durissimo stress test» della crisi energetica, «di riuscire a mantenere separate le risposte di breve periodo da quelle di lungo periodo». Nel breve, chiaramente, «oggi c’è un problema di costo dell’energia» dovuto al blocco dello Stretto di Hormuz e alla guerra russo-ucraina che obbliga a trattare su «forme di sussidi e potenziali rilassamenti temporali del Patto di stabilità». Nel lungo periodo però c’è «una trasformazione che è nel nostro interesse» e non va abbandonata.

A questo fine un tema cruciale per l’Europa, secondo l’ex presidente del Consiglio, è risolvere quei «colli di bottiglia» alle frontiere che non permettono di far comunicare tra loro le reti di energia dei singoli Stati, un problema che danneggia – questo sì – la competitività del Vecchio Continente e che è addirittura diretta conseguenza di come sono scritti i trattati (per Letta si tratta della «grande legacy della leadership francese dell’inizio della vita comunitaria», quando cioè ogni paese membro, Francia in primis, era preoccupato soltanto di tutelare il proprio “energy mix”). Una nuova speranza in questa direzione, ha aggiunto l’ex premier, arriva dal pian “One Europe, One Market” approvato proprio due settimane fa a Cipro, un piano sottoscritto da Commissione, Consiglio e Parlamento europei con 42 misure per cinque macrotemi di cui Letta al convegno ne ha valorizzati «soprattutto due: l’integrazione dell’infrastruttura di “single market”» e, appunto, «la creazione di un vero mercato energetico integrato».

La chiusura dei lavori di Paola Angeletti, chief sustainability officer di Intesa Sanpaolo
La chiusura dei lavori di Paola Angeletti, chief sustainability officer di Intesa Sanpaolo

Angeletti: «Intesa Sanpaolo farà la sua parte»

Particolarmente interessanti due report presentati nel corso dei lavori e che Intesa Sanpaolo ha deciso di mettere a disposizione di tutti: il 7° Med & Italian Energy Report di Srm, centro studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo, realizzato in collaborazione con l’Esl@Energy Center del Politecnico di Torino, e il Report sull’infrastruttura della rete elettrica in Europa, realizzato da Fondazione Nest – Network for Energy Sustainable Transition.

Ha chiuso i lavori Paola Angeletti, chief sustainability officer di Intesa Sanpaolo: «Adattamento climatico e transizione energetica», ha detto, «sono due facce della stessa strategia». Una strategia che va perseguita con «visione» ma anche con «capacità di esecuzione in tempi rapidi». «Si tratta di una sfida sistemica, che riguarda il modo in cui programmiamo le nostre economie, il ruolo delle imprese, la collaborazione tra pubblico e privato. E naturalmente come banca intendiamo fare la nostra parte. Intesa Sanpaolo è in grado di accompagnare e accelerare questa trasformazione, canalizzando risorse verso progetti che rendano il sistema economico più efficiente, sostenibile e competitivo. In un contesto in cui molte banche hanno ridotto i loro impegni, noi li abbiamo rafforzati a beneficio di una crescita strutturale e moderna delle imprese e di tutti i nostri clienti. Il nuovo Piano di impresa 2026-2029, oltre all’impegno per la decarbonizzazione e per il sociale, mira al supporto della transizione sostenibile della clientela. Solo attraverso una collaborazione strutturata tra tutti gli stakeholder e un confronto costruttivo e continuo nel tempo potremo sviluppare soluzioni efficaci per affrontare al meglio complessità e nuove opportunità che nessun attore può gestire da solo».

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