Dalla politica alla banca e ritorno. Passando senza un graffio tra le fauci dei pm. Che fortuna questo Chiamparino

Proprio mentre Cota finisce alla gogna, lui si ritrova graziato dai magistrati. Le strane coincidenze che permetteranno all’ex sindaco di Torino di lasciare Intesa per provare a riconsegnare il Piemonte alla sinistra

Tutto in un paio d’ore: venerdì scorso, 10 gennaio, il Tar, in attesa del ricorso che prevedibilmente il presidente Roberto Cota presenterà al Consiglio di Stato, dichiara nulle le elezioni regionali del 2010; poche ore dopo, l’ex sindaco di Torino Sergio Chiamparino esce de facto dallo scandalo sulle concessioni dei locali ai Murazzi del Po: il pm Andrea Padalino, titolare dell’inchiesta, non chiederà il rinvio a giudizio per l’allora primo cittadino. Non ci sono impedimenti, dunque, alla corsa chiampariniana verso le prossime elezioni regionali che si terranno, Consiglio di Stato permettendo, il prossimo autunno. Appena messo a conoscenza della situazione sull’inchiesta dei Murazzi, Chiamparino annuncia le sue dimissioni da presidente della Compagnia di San Paolo, la Fondazione ex-Bancaria, importante azionista della banca IntesaSanpaolo, e si conferma disponibile a guidare il centrosinistra, questa volta Mercedes Bresso permettendo, alla conquista del Piemonte. Un tempismo perfetto: tra i due lanci di agenzia trascorrono circa due ore che in pratica sconvolgono presente e, probabilmente, futuro dell’amministrazione piemontese.

Quante perplessità
Sarà dunque Sergio Chiamparino, per dieci anni sindaco della città subalpina, il candidato governatore del centrosinistra, scelto per acclamazione ben prima che tramite le sbandierate primarie renziane della sua coalizione. Se, da una parte, la sentenza del Tar piemontese dà la stura a un’altra stagione di carte bollate davanti al Consiglio di Stato, dall’altra l’uscita di scena di Chiamparino dall’inchiesta Murazzi sembra sancire una realtà significativa per tutte le amministrazioni ma che lascia aperti una serie di interrogativi: al sindaco, dunque, è concesso “non sapere” che cosa fanno i membri della sua Giunta e i funzionari del Comune che, stando agli avvisi di chiusura delle indagini, sarebbero i responsabili delle omissioni amministrative e del danno alla città per le concessioni dei locali rinnovate nonostante la morosità dei concessionari.

Il Sindaco, dunque, non è più il riferimento ultimo, tanto normativo quanto esecutivo, dell’amministrazione della città, in quanto non è più chiamato a rispondere dell’operato né dei politici che ha scelto come assessori, né dei funzionari. Il Sindaco, insomma, non sapeva delle procedure amministrative non corrette, dei rinnovi delle concessioni nonostante morosità negli affitti e lavori di adeguamento sulle strutture non eseguiti che hanno cagionato un danno a Torino di circa un milione di euro. Così come non sapeva del sistema Martina, ossia la prassi in voga nell’amministrazione comunale di assegnare incarichi e servizi con la procedura di affidamento diretto, anziché con regolare gara d’appalto, a persone e aziende in qualche modo legate con i funzionari dell’ente. E, ovviamente, il sindaco non sapeva del caso Csea, l’agenzia di formazione professionale che è finita in bancarotta e per la quale è chiamato a rispondere il suo braccio destro Tom Dealessandri, velocemente scaricato da Piero Fassino. E, in ultimo, non sapeva di un concorso per dirigenti ora finito sotto inchiesta per cui è stato rinviato a giudizio il city manager Vaciago. Insomma un “Sistema Torino” di cui il sindaco Chiamparino non sapeva nulla…

Chiamparino, però, saprà sicuramente, se non nella veste di ex sindaco quantomeno in quella di presidente della Compagnia di San Paolo, delle difficoltà in cui versa il welfare cittadino, sostenuto in gran parte dalla stessa Compagnia perché non in grado di fare fronte con risorse proprie alle necessità della città alla luce del pesantissimo debito: oltre i tre miliardi. Sempre nella veste di presidente e di importante e influente azionista di IntesaSanpaolo, Chiamparino non può non sapere delle grandi quantità di contratti derivati, la cui entità e gli effetti non si conoscono ancora appieno, sottoscritti dalla città proprio con la stessa banca: insomma, Chiamparino fino a pochi giorni fa era presidente del maggiore azionista della Banca con cui lui stesso, da sindaco, aveva comprato derivati, non si sa se “tossici” o meno, per finanziare il processo di rinnovamento della città.

Dal Comune alla Regione
Con risultati dubbi, se dobbiamo credere all’evidenza, visto che la maggiore opera in programma, il Passante Ferroviario, risulta pressoché completato per la parte attinente a Rfi, mentre è ancora in alto mare per quanto concerne i lavori di competenza del Comune: la copertura del tratto che va da corso Vittorio Emanuele alla periferia nord non si sa se e quando sarà conclusa, con buona pace dei cittadini che si trovano un cantiere perenne.

La situazione anziché semplificarsi sembra ingarbugliarsi sempre di più, con una sola certezza: i tentativi di Cota di costruire la Macroregione del Nord insieme alla Lombardia e al Veneto, di mettere mano a riforme cruciali per la regione tra cui quella sanitaria e quella del trasporto pubblico, sono seriamente a rischio. Sicuramente in questo momento di stallo non potranno essere condotte in porto. Sarebbero state efficaci? Non lo sapremo mai. Quello che è certo è che avrebbero inaugurato un approccio differente, diverso da un sistema che, ora più che mai, i piemontesi rischiano di ritrovarsi insediato al vertice della Regione.