Crollo di tutti gli indicatori per l’industria manifatturiera

In forte calo produzione (-11 per cento), fatturato (-11,3), commesse acquisite rispetto al trimestre precedente. E le prospettive di breve termine sono ancora abbondantemente negative

Operai al lavoro in una fabbrica

L’industria manifatturiera risente enormemente degli effetti dell’emergenza sanitaria, facendo registrare un crollo complessivo già percepibile nel primo trimestre dell’anno e che interessa tutti gli indicatori economici monitorati.

In forte calo produzione (-11 per cento), fatturato (-11,3 per cento), commesse acquisite rispetto al trimestre precedente (ultimi tre mesi del 2019). Le prospettive di breve termine, vale a dire riferite al prossimo trimestre, convergono verso un quadro ancora abbondantemente negativo sia per la produzione, sia in relazione alla domanda proveniente dai mercati, sia nei confronti dell’occupazione.

Il sentiment delle imprese risulta il peggiore dal 2007. Ci sono settori che sono stati chiusi totalmente per un tempo davvero lungo ed ora ci vorrà pazienza per far ripartire tutto il meccanismo. La mancanza di liquidità per la maggior parte delle imprese in difficoltà è il tasto più dolente di questo inizio di ripresa: parecchie realtà hanno fatto ricorso agli istituti di credito mentre un terzo delle aziende ha contattato le banche per via degli insoluti di mancati pagamenti.

I dati della congiuntura relativi al primo trimestre dell’anno dimostrano già con estrema chiarezza le gravi conseguenze che la pandemia ha provocato sul tessuto imprenditoriale manifatturiero. Fatturato e produzione fanno un salto indietro al periodo della grande crisi economica. In questo momento è fondamentale sostenere le imprese, supportandole nel passaggio alle tecnologie 4.0 e nell’approccio all’export digitale, che da leve strategiche per la competitività diventano ora condizione necessaria per restare sul mercato, così come è determinante facilitare l’accesso alla liquidità, per innescare un circolo virtuoso in grado di favorire la ripresa. E su questi ambiti si deve focalizzare l’impegno delle forze economiche.

Le aspettative per i prossimi mesi sono, come era prevedibile, all’insegna dell’incertezza e della preoccupazione, ma contiamo che, ancora una volta, le nostre imprese sappiano confermare la loro naturale resilienza e tornino, il prima possibile, a fare da traino al sistema economico del paese.

L’arresto dell’attività industriale per il Covid-19 si è inserito in un contesto produttivo già segnato da un arretramento rilevante dell’attività nel periodo precedente. Nel primo trimestre 2020, il quadro congiunturale negativo ha subìto un’ulteriore accelerazione evidenziando una profonda flessione della produzione (-11 per cento destagionalizzato) rispetto al trimestre precedente. Tale dinamica si è riproposta anche per il fatturato che ha subìto un crollo simile a quanto registrato per la dimensione produttiva (-11,3 per cento destagionalizzato).

Il ciclo negativo si è manifestato anche in relazione agli ordini: le commesse acquisite nel primo trimestre 2020 hanno infatti evidenziato un brusco ridimensionamento registrando delle cospicue contrazioni nei confronti del precedente trimestre, sia in relazione al mercato estero (-3,4 per cento destagionalizzato) che nei confronti della domanda di matrice interna (-2 per cento destagionalizzato).

Quanto alle previsioni, il secondo trimestre 2020 sarà improntato ad un peggioramento che coinvolgerà sia l’aspetto produttivo che quello della domanda, con inevitabili riflessi sull’occupazione.

Francesco Megna, autore di questo articolo, è commerciale settore banking

Foto Ansa