Dal possibile danno erariale al farmaco utilizzato negli Usa per la pena di morte, sono diversi i punti oscuri intorno alla vicenda della prima donna italiana che si è uccisa con l'aiuto dello Stato
Il caso di Anna, donna triestina di 55 anni affetta da sclerosi multipla che si è uccisa il 28 novembre con l'aiuto dell'Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina (Asugi), è un unicum nel panorama italiano. Il Servizio sanitario nazionale, infatti, non aveva mai finanziato ed eseguito prima un suicidio assistito in Italia. E in assenza di una legge non è chiaro se potesse farlo.
«C'è il rischio di danno erariale»
Non a caso Roberto Bet, consigliere regionale veneto della Lega, ha dichiarato: «Prevedere oggi una prestazione sanitaria di assistenza al suicidio non è praticabile dal Servizio sanitario regionale. Per i casi di fornitura del farmaco e dell’assistenza sanitaria che abbiamo visto praticare fino a oggi, vedi ad esempio il caso triestino, siamo di fronte a un problema di spesa sanitaria a oggi ingiustificata e non supportata da nessuna norma giuridica, quindi temo vi sia il rischio di un danno erariale».
L'Asugi non ha mai dichiarato pubblicamente quanto abbia speso per...
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