Corradi: Maya? Possiamo dormire sonni tranquilli, la vera attesa è quella del 24 dicembre

La fine del mondo profetizzata dai Maya non spaventa i cristiani: «Ci è stato anche assicurato che abbiamo “un avvocato presso il Padre”, ed è uno bravo».

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Mentre il mondo si appresta a passare la notte nei bunker per mettersi al riparo dall’imminente fine del mondo, «non sembra che qui in Italia si prenda troppo sul serio la profezia dei Maya». Marina Corradi ha ricordato oggi su Avvenire che «nel sangue, nella memoria almeno dei nostri vecchi, abbiamo altro; l’Apocalisse, lo sappiamo, è annunciata e il Giudizio anche, e però ci è stato anche assicurato che abbiamo “un avvocato presso il Padre”, ed è uno bravo».

FINE DEL MONDO SÌ, DOMANI NO. Certo la fine del mondo arriverà, ma non domani: «E forse che lo stesso Vangelo non annuncia che “Il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli verranno sconvolte”. Ma, ha insegnato Benedetto XVI proprio un mese fa, bisogna legare questi versi a quello che immediatamente li segue: “Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria”. Cristo, dunque, che compie in sé le profezie dell’Antico Testamento: è lui, dice il Papa, “il vero avvenimento che, in mezzo agli sconvolgimenti del mondo, rimane il punto fermo e stabile”».

POSSIAMO DORMIRE SONNI TRANQUILLI. C’è un motivo per cui possiamo dormire sonni tranquilli stanotte, «viglia di apocalisse annunciata», continua Corradi: «Qualunque cosa dicano gli oracoli pagani, per noi è Cristo il vero avvenimento – la roccia, nel ruotare vertiginoso di un ancora sconosciuto universo. Di un mondo che può passare, mentre le parole di Cristo non passeranno. Così che senza aspettare lo scoccare di questa mezzanotte noi sappiamo che cosa veramente aspettiamo, a giorni: un bambino che nasce senza un tetto – un niente, nella logica dei ricchi e dei potenti».

LA VERA ATTESA DEL 24 DICEMBRE. «E quante fini del mondo – prosegue Corradi – nei secoli sono state annunciate. Duemila anni dopo siamo ancora qui, a parlare del bambino di Betlemme – cadute, nel frattempo, mille rivoluzioni, ideologie, potenze. Se non da lui, da chi andremo? La vera attesa è quella del 24 dicembre, lunga notte nel buio del solstizio d’inverno. Notte in cui però, ha detto il Papa ieri, «l’indifesa potenza di un Bambino alla fine vince il rumore delle potenze del mondo». Lontano dal fragore di apocalissi fasulle, noi chini, ancora, su un Dio che nasce nel silenzio.

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