Coronavirus. «La risposta dell’Ue alla crisi è una tragedia per l’Italia»

Intervista all’europarlamentare di Fi, Massimiliano Salini: «Le parole della Lagarde (Bce) sono follia. Bene la flessibilità promessa dalla von der Leyen, ma il diavolo è nei dettagli. La Germania non può più guidare l’Europa»

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«Le parole di Christine Lagarde sono follia pura, ma anche quelle di Ursula von der Leyen sono inadeguate. Questa non è Europa, questi finti leader non hanno niente a che vedere con il grande progetto europeo dei padri fondatori». Così Massimiliano Salini, eurodeputato di Forza Italia, commenta a tempi.it la risposta di alcuni dei massimi vertici dell’Unione Europea alla crisi innescata dall’epidemia di coronavirus. «Sono rimasti in colpevole silenzio per settimane: se questo è quello che avevano da dire, avremmo preferito un’altra settimana di silenzio».

Onorevole Salini, giovedì la presidente della Banca centrale europea Lagarde doveva presentare alcune misure per rispondere alla crisi. Le parole «non è compito mio tenere sotto controllo lo spread» hanno scatenato il panico sui mercati e Piazza Affari ha perso il 17 per cento in poche ore. Perché?
Con queste parole incredibili, così diverse da quelle del suo predecessore alla guida della Bce, Mario Draghi, ha fatto capire di non credere nell’Europa o di avere un’idea microscopica di Ue. Ha detto in sostanza che non interverrà per rispondere all’emergenza, mettendo ancora più in difficoltà paesi come l’Italia e aumentando la distanza con la Germania. Poi, certo, è stata smentita, ha fatto marcia indietro ma i fatti non cambiano.

Cioè?
La Bce guidata da Draghi comprava 80 miliardi di titoli di Stato europei al mese per aiutare l’economia a ripartire e per non aggravare il debito dei paesi membri. Il messaggio della Lagarde, a fronte di una crisi che si innesta su una fase critica dell’economia europea e mondiale, è stato: debito e spread aumentino pure, noi faremo qualcosa, ma non più di tanto. È una follia. La Bce non acquisterà più di 30-35 miliardi di titoli al mese. Questi finti europeisti tradiscono la loro pochezza. Purtroppo la Lagarde è solo la punta dell’iceberg.

Da chi è rappresentato il “corpo” del problema?
Da quel paese che costituisce il referente unico della Lagarde: la Germania. È evidente. Noi europarlamentari l’abbiamo sperimentato in prima persona: con il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, abbiamo preparato degli emendamenti a una risoluzione sulla risposta europea al coronavirus che volevamo fare approvare all’Europarlamento. Accorgimenti, come la sospensione del patto di stabilità, volti ad aiutare gli Stati colpiti dall’epidemia. Purtroppo, la risoluzione non è stata approvata e noi siamo stati ostacolati dai nostri colleghi tedeschi, anche all’interno del Partito popolare europeo.

Che cosa insegna questo episodio?
Che la Germania non è più adatta a guidare il grande progetto europeo. Non so se lo è stata in passato, di sicuro non lo è oggi.

Anche il capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha criticato l’Ue apertamente e in modo inusuale.
La sua critica ha messo in forte imbarazzo le istituzioni europee e ha stupito tutta l’Europa. Però ha confortato non solo gli italiani, ma anche i mercati, segnando un possibile nuovo inizio. La politica italiana deve mostrarsi compatta di fronte all’emergenza.

La presidente della Commissione Europea Von der Leyen ha annunciato ieri «massima flessibilità nel quadro del Patto di stabilità. In Italia verrà autorizzato un ampio ventaglio di aiuti». Sarà usata la “clausola di crisi generale”. Possiamo essere soddisfatti?
Il diavolo purtroppo si nasconde nei dettagli. L’apertura da un lato è importante perché fino ad ora parole di questo tipo non sono mai state pronunciate, però, dall’altro, devo far notare che è un’occasione persa.

Perché?
Poiché il Patto di stabilità e le regole sugli aiuti di Stato non sono stati sospesi, ogni decisione e richiesta di carattere economico-finanziaria che l’Italia assumerà per rispondere alla crisi dovrà essere vagliata e autorizzata dalla Commissione Europea. Se il Patto di stabilità fosse stato sospeso, invece, avremmo potuto lavorare con meno complicazioni burocratiche. Von der Leyen parla di flessibilità, ma se non sospende il Patto sapremo solo strada facendo quanta flessibilità sarà davvero concessa.

La Germania sembra pronta a iniettare fino a 550 miliardi di aiuti nell’economia tedesca.
Vedremo che cosa farà Berlino. Di sicuro, per l’Italia le parole della Lagarde e l’intervento a metà della Von der Leyen rappresentano una tragedia.

Addirittura?
Per uscire dalla crisi ci servono velocità, cioè la sospensione del Patto, e fondi, cioè un aiuto dalla Bce. Non avremo né l’una né gli altri. Queste titubanze su entrambi i fronti ci mettono in grande difficoltà. Tuttavia sono certo che troveremo il modo di superare anche l’insipienza europea.

Oggi le critiche all’Ue non arrivano più soltanto dai cosiddetti “sovranisti”, ma da tutti gli schieramenti. Come mai?
Perché questa non è Europa. Chi crede nell’Europa deve sapere che questi finti leader non rappresentano il grande progetto europeo dei padri fondatori. Stanno distruggendo la reputazione di quel progetto. Come si può biasimare la mancanza di fiducia da parte dei cittadini europei? Allo stesso tempo non possiamo permettere che l’unica alternativa a questa insipienza sia un’altra insipienza. Quella cioè di chi vuole buttare via, insieme a questi piccoli uomini, anche il grande progetto europeo. Che può e deve essere portato avanti da persone all’altezza, a partire dagli italiani.

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