Conte contro Conte

Di Andrea Venanzoni
26 Ottobre 2025
Il M5s sempre più "contizzato" ha partorito una farsa burocratico-organizzativa per eleggere online il proprio presidente. Risultato: l'unico candidato è l'attuale leader ed ex premier. Intanto Rita De Crescenzo si scalda
Giuseppe Conte, unico candidato alle elezioni online per la guida del M5s
Il leader del M5s, l'ex premier Giuseppe Conte, ha sfidato se stesso alle elezioni online del M5s (foto Ansa modificata dalla redazione)

Robert Benton è morto, sfortunatamente, nel maggio di quest’anno, dopo lunga e prolifica carriera cinematografica. Un vero peccato perché il regista americano, premio Oscar, avrebbe potuto dirigere il sequel del suo capolavoro drammatico Kramer vs Kramer, attingendo alla storia che in queste ore sta commuovendo grandi e piccini della politica italiana: Conte contro Conte.

No, non è una storia di gemelli malvagi, non siamo nel reame cronenberghiano di Inseparabili, e nemmeno c’è un Conte duplicato, una sorta di esperimento di ingegneria genetica politico-transumanista in salsa pugliese, un po’ come se Lino Banfi fosse andato a lezione da Ray Kurzweil.

Più semplicemente siamo nel cuore del labirinto di quel partito-movimento che sembra generato da uno sforzo patafisico dell’intelletto di Alfred Jarry e da uno slancio rovesciato alla “Erewhon”, l’immaginifica terra dove tutto, ma proprio tutto, a partire dal merito, è rovesciato: il Movimento Cinque Stelle. Un partito contizzato, ormai.

La democrazia diretta digitale

Talmente contizzato, quasi in maniera fisiologica, biologica, microfisica direbbe Foucault, da aver partorito un autentico calembour burocratico-organizzativo che suona come un meme ma che è invece l’assoluto stato di certa politica italiana: il rinnovo per la guida del M5s.

Dato che il movimento (ex, molto ex ormai) grillino è stato artefice e campione di quella democrazia diretta digitale, irrisa giustamente prima, con grandissima preveggenza, da Carl Schmitt sin dal 1928, e poi, negli anni Ottanta, da Norberto Bobbio, divenuta barzelletta politologica, le procedure per il rinnovo non potevano che essere digitali e piattaformizzate.

Conte era alla guida del Movimento dal 2021 e, dopo una lunga, estenuante, cavalcata trionfale, tramutatasi anche in singolar tenzone contro Grillo, caso paradigmatico questo di materia che sfugge al controllo dell’apprendista stregone il quale alla fine si rivela un altro genere di cosa che finisce sempre con ‘one’, ha deciso non sorprendentemente di ricandidarsi. Evviva. Ed eccoci quindi alla disfida elettorale.

La disfida di Volturara Appula

Si raccolgano le candidature, squillo di tromba, rullo di tamburi, si ossequino i requisiti richiesti: essere iscritti al M5s da almeno sei mesi, mica come gli elettori delle primarie del Pd che hanno eletto la Schlein senza esser iscritti al Pd e infatti i risultati si vedono, essere maggiorenni, non aver fatto parte di altri partiti negli ultimi mesi, tipo il Pd, non essere affiliati a logge massoniche, non avere condanne per reati dolosi, quelli colposi vanno benissimo, o non avere carichi pendenti tali da poter ledere l’immagine del Movimento. Giusto, molto meglio lederla con la concreta azione politica.

Si presentano in 77, ma ne restano, modello Highlander, solo 21. 56 si perdono per strada, non si è capito per violazione di quale tra quei requisiti (compresi i tempi di presentazione, nemmeno fosse la presentazione della richiesta per il superbonus).

Inciso gustoso; la democrazia digitale nelle menti ingenue dei suoi sostenitori dovrebbe essere un incentivo semplificato alla partecipazione. La procedura invece, tra scadenze, istanza online, certificati da esibire e stati da autocertificare, si è rivelata un inferno di burocrazia. Ma mica è finita qui.

Perché non si è votato sulla rosa dei 21 superstiti. Per complicare ancora tutto, ai fantastici 21 si è chiesto di raccogliere 500 firme digitali ciascuno. In quanti ci sono riusciti? Uno solo. E se vi chiedete chi sia, bè ragazzi ve lo abbiamo spoilerato nel titolo dell’articolo: Giuseppe Conte.

Conte I e Conte II

Nessun confronto tra candidati, nessuna “campagna elettorale” interna. Solo tanti mal di pancia con diversi dei candidati che ora si guardano attorno con in bocca quella strana, amarognola sensazione di aver preso parte a una farsa. Si lamentano, adesso. Parlano di un problema di “democrazia interna”. Auguri, ragazzi, auguri perché lo avete capitolo solo adesso.

C’è solo da sperare che Conte per sfidarsi almeno indossi una parrucca e cambi tono di voce, generando un Conte I e un Conte II, che poi a ben vedere sono anche i governi di cui è stato presidente, succedendo a sé; un predestinato, verrebbe da dire, arrivati a questo punto.

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Specchio perfetto del M5s

C’è un video, assolutamente delizioso, della notissima influencer napoletana Rita De Crescenzo la quale, in compagnia di un altro celebre tiktoker campano, uscendo da un plesso istituzionale inizia guardando in camera a sciorinare il suo programma elettorale: “fare tante cose buone”, traduco, “lavoro per tutti” e poi il genio, quasi sussurrando, “rimettiamo il reddito”. Il mitologico reddito di cittadinanza che in alcuni circuiti meridionali è visto come il miracolo del Santo Patrono cittadino.

Noi scherziamo e ridiamo ma Rita De Crescenzo parla esattamente, ma direi in alcuni casi pure meglio, di tantissimi grillini. Esprime gli stessi concetti, utilizza le stesse dinamiche sospese tra hype e vittimismo, tra caciara popolana e riscatto sociale, poggia le fondamenta del suo successo sulla spettacolarizzazione demagogica e populista delle emozioni e sulle piattaforme digitali.

La tiktoker Rita De Crescenzo durante una diretta social realizzata dall’ufficio di un consigliere regionale della Campania

Per quale motivo uno non dovrebbe prenderla sul serio in termini politici? Non per caso la sua esposizione mediatica è aumentata a dismisura e la sua popolarità ha tracimato dai confini digitali, prima ovviamente nel Barnum radiofonico chiamato La Zanzara ma poi, e questo caso ha fatto infuriare diversi personaggi e dirigenti in RAI, è stata ospite a Belve da Francesca Fagnani.

E in questo arco temporale il “gioco” sulla sua discesa in campo elettoralmente parlando, con tanto di partecipazione a manifestazioni politiche, è andato prendendo sempre maggior vigore.

Il masochismo del Pd grillinizzato

In Campania si vota. E il candidato presidente espresso dal centrosinistra è del M5s, in uno di quei capolavori di tragico masochismo del Pd grillinizzato a guida Schlein: qualcuno è davvero certo, graniticamente certo, che non ci si rivolgerà anche alla De Crescenzo e alla sua non scarna platea di follower che nei fatti sono pure elettori? Sarebbe strano il contrario. Anche perché lessico, idee portanti, rivendicazioni sociali sono alla fin fine le stesse. A differire, al massimo, può esserci giusto una pochette.

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