La Commissione per i diritti umani del Sudan: incostituzionale la condanna a morte di Meriam

L’organo (che però è solo consultivo) contesta che la Carta fondamentale garantisce la libertà di culto. Le conclusioni inviate al presidente Bashir. E l’ambasciatrice di Khartoum in Italia si dice convinta che il verdetto sarà annullato

times-meriam-sudan-homeArticolo tratto dall’Osservatore Romano – La Commissione nazionale per i diritti umani del Sudan ha ritenuto incostituzionale la condanna a morte inflitta lo scorso 15 maggio da un tribunale di Khartoum a Meriam Yahia Ibrahim Ishag, la donna giudicata colpevole di apostasia in quanto definita appartenente all’islam perché figlia di un musulmano, ma in realtà cristiana da sempre. Meriam è infatti cresciuta nella religione della madre, una cristiana ortodossa etiope, abbandonata dal marito sudanese dopo la sua nascita (qui la sua storia completa e qui tutti gli articoli di tempi.it sulla sua vicenda, ndr).

Il parere della Commissione è stato riferito da Italians for Darfur, l’organizzazione non governativa che si è particolarmente mobilitata sulla vicenda. Secondo la Commissione, l’interpretazione della sharia, la legge coranica in vigore in Sudan dal 1983, fatta propria dal tribunale contrasta con l’articolo 38 della Costituzione del 2005 che garantisce a tutti i cittadini piena libertà di culto. La Commissione, che ha comunque un ruolo solo consultivo, interviene sulle segnalazioni di violazioni dei diritti e della libertà.

A consegnare a Italians for Darfur il testo del parere della Commissione è stata l’ambasciatore sudanese in Italia, Amira Daoud Gornass, la quale si è detta convinta e che sia stato imboccato un percorso che porterà all’annullamento della sentenza del 15 maggio. Antonella Napoli, presidente dell’organizzazione non governativa italiana, ha riferito che la Commissione ha tenuto la scorsa settimana un incontro straordinario sul caso di Meriam e ha inviato le conclusioni al presidente sudanese Omar Hassam el Bashir. Nel documento si suggerisce al Governo del Sudan di adempiere ai testi dei trattati e delle convenzioni costituzionali e internazionali dei quali è firmatario per garantire l’applicazione dei diritti umani. Napoli ha aggiunto che «la Commissione ha rilevato una gestione non professionale del caso di Meriam da parte di specifici organi. Il giudice d’appello non dovrà quindi tenere conto del giudizio in primo grado e dovrà basarsi solo sulla Costituzione».

Meriam Yahia Ibrahim Ishag, da mesi in carcere insieme con il figlio Martin, di venti mesi, ha partorito a fine maggio all’interno della prigione la sua secondogenita, Maya.