Nei college Usa arrivano le “Secular Safe Zone”, i recinti per soli atei che si sentono discriminati

Utilizzando una vecchia legge federale adottata per proteggere i cristiani la Secular Student Alliance diffonde nei luoghi di studio “aree protette” per «discutere di questioni atee senza persone che hanno la fede»

Recuperare una legge federale di trent’anni fa per creare “spazi protetti” per gli atei. Ci ha pensato l’associazione studentesca Secular Student Alliance, organizzazione americana che si occupa di sostenere i diritti degli studenti non religiosi. E che ha aperto “zone sicure” per soli laici (Secular Safe Zone) in 26 college e campus di high school in giro per gli Stati Uniti utilizzando una vecchia legge federale che protegge gli studenti cristiani nei luoghi di studio.

AL SICURO DAI CRISTIANI. Nelle “Safe Zone” sarà possibile portare avanti progetti per educare i compagni all’ateismo, le aree saranno sorvegliate da studenti o da personale docente interessato. Stando a quanto dichiara il sito secularsafezone.org, dal 2005 a oggi, la religiosità negli Stati Uniti è scesa dal 73 per cento al 60 per cento.
Per spiegare meglio la necessità di creare aree protette per gli atei, l’associazione cita un sondaggio condotto nel 2006 in Minnesota, che avrebbe rilevato come molta gente sia ancora diffidente verso gli atei, perché diversi. «La gente, se sente la parola ateo, pensa al satanismo o al nichilismo», lamenta Ben Zalisko, un volontario della Secular Safe Zone presso il Chicago Elmhurst College.

DIBATTITO. Il professore Craig Hazen, docente cristiano all’università di Los Angeles, ribatte invece che il 97 per cento dei campus universitari non ha assolutamente bisogno di queste aree protette, visto che al loro interno le minoranze sono proprio i cristiani. Lo scopo di questi recinti per atei è permettere agli studenti di fare, per esempio, domande difficili su religione e filosofia senza essere sgridati. La pensa così il professore Hemant Mehta, secondo il quale questa specie di club «non è un posto dove ci si siede e si dice: “Ok, non preghiamo”. Solo è giusto che ci siano spazi appositi per discutere di questioni atee, non in presenza di persone che invece hanno la fede. Altrimenti entrambe le parti cercherebbero di dominare la conversazione e il dialogo non sarebbe utile».