Chi ci sta, alzi la mano. Perché a decidere tutto non sia «il potere dei più buoni»

Gli ultimi vani tentativi dei cattolici di incontrarsi in politica hanno segnato l’incapacità di avere un’idea comune. Ma in questo torpore fioriscono associazioni e iniziative. C’è qualcosa da difendere e promuovere

manif-roma-flash-mob-piazza-cinque-luneRecentemente, in una lunga intervista sull’aereo di ritorno dalle Filippine, papa Francesco ha parlato di povertà, di finanziarizzazione economica, di ingiustizie sociali, di Humanae Vitae e, a proposito del gender imposto ai paesi poveri, di colonialismo ideologico: ha spaziato cioè in campi apparentemente diversi, per dire che tutto si tiene; che il credente non è un estraneo, uno straniero della vita terrena, ma una creatura che intravede nella molteplicità della realtà il filo unitario che la tiene insieme. E quel filo è la persona umana, così come Dio l’ha voluta: creatura che origina dall’amore di Dio stesso, tramite l’amore di un uomo e una donna. Può un cristiano passare accanto a un fratello povero e non fermarsi, come il buon Samaritano? Può credere che la giustizia sia un affare solo dei politici o dei magistrati? Può, nello stesso modo, assistere passivamente al tentativo di togliere a un bimbo non il pane ma la sua stessa identità, i suoi genitori, quel contesto d’amore che Dio ha voluto come luogo in cui germogli, nella solidità e nella fiducia, la vita di ogni creatura umana?

Non può.

Anche se il prendere posizione può scatenare un putiferio. Si stava ancora celebrando la libertà di espressione senza limiti, innalzando cartelli con la scritta “Je suis Charlie”, e i grandi giornaloni dedicavano, nelle pagine interne, ampio spazio a un quesito: si può accettare una conferenza pro famiglia, con il patrocino della Regione Lombardia? Possiamo davvero dare a tutti il diritto di parola? La campagna delegittimatrice preventiva, e quindi censoria, contro quel convegno, ha svelato la sostanza dell’idea di libertà di molti: libertà di deridere, di desacralizzare ogni valore, ogni realtà. Null’altro.

incontro-famiglia-regione-omofobia-adinolfi-maroni-tempi2Si decide di accusare qualcuno, falsamente, di aver bollato gli omosessuali come malati, per poi condannare questo qualcuno come malato, psicopatico, criminale, in altre parole “omofobo”! Il colmo dell’assurdo. Ma perché? Non c’è rispetto della logica, né dell’altro, nei predicatori del relativismo. Già gli antichi sofisti greci, con i loro Ragionamenti doppi, lo avevano ben chiaro: se non esiste la verità, dello stesso oggetto o persona si può dire tutto e il suo contrario. L’importante è vincere. Così gli intolleranti tacciano gli altri di intolleranza, e i violenti dell’ideologia tacciano i pacifici di violenza. Così i numeri (400 fuori, a contestare, duemila dentro, ad applaudire) possono essere capovolti senza scrupoli, scambiando il dentro con il fuori e il fuori con il dentro. Così i censori, che volevano impedire un libero convegno, tacciano di censura chi ha ingenuamente impedito che un giovane, unico su duemila presenti, decidesse di fare, in casa altrui, il suo discorso, salendo d’imperio sul palco. Il giornalista collettivo e la sua idea alla moda sono “la misura di tutte le cose”. Del resto, il gender è esattamente questo: ognuno è misura di se stesso, sino al punto di poter negare ciò che è. Benedetto XVI la chiamava dittatura del relativismo.

Va avanti da tempo: i sostenitori dell’aborto hanno difeso la fecondazione artificiale in nome del diritto dei bambini a nascere; i fautori dell’eutanasia, rivendicano la sperimentazione occisiva sugli embrioni umani per curare i malati gravi. Ai tempi del divorzio, i fautori della legalizzazione dicevano di volerla per il bene della famiglia; nel 1978 la legge sull’aborto, necessaria secondo la propaganda per porre fine agli aborti clandestini, depenalizzò gli stessi aborti clandestini (oggi assai numerosi, ma non interessano più a nessuno, né i bambini, né le madri).

Oggi, gli amici della libertà sessuale sono i nemici della differenza sessuale; i sostenitori del libero amore, vogliono il bollino del sindaco per i conviventi e il matrimonio omosessuale in costituzione; i sostenitori dell’emancipazione femminile difendono il commercio degli ovuli e il ritorno alla schiavitù femminile con l’utero in affitto… E sempre si sentono i più buoni: «È il potere dei più buoni», avrebbe detto Giorgio Gaber. 

Una direzione irresistibile?
E i cattolici? Abbiamo visto cosa abbia significato per buona parte del mondo cattolico la scelta, per tanti anni, di non sporcarsi le mani con la politica; di non entrare nelle discussioni sull’etica, per evitare il moralismo. La fede si è piano piano ritirata dalle menti e dal cuore di tanti, assediata in uno spazietto sempre più stretto, sinché un giorno è definitivamente evaporata in modo quasi impercettibile, perché era già ininfluente, inutile.

Oggi c’è una sfida immensa per l’Europa. Questa Europa che, in quanto figlia della fede cristiana, ha visto la genesi delle idee di persona, di libertà e di sacralità della vita, laddove vi erano prima la schiavitù, l’infanticidio seriale, i giochi sanguinari dei circhi… proseguirà nella sua corsa verso l’autodistruzione?

L’Europa di oggi, che tramite i missionari e la sua cultura ha portato nel mondo le sue più grandi invenzioni (le università, gli ospedali, la medicina, la scienza…), esporterà oggi e domani solo scetticismo e morte?

Il papa, si diceva, ha parlato di colonialismo ideologico: continueremo a cercare di travolgere anche gli altri popoli, come gli africani, imponendo il gender dietro ricatto (o gender nelle scuole e matrimoni gay nelle legislazioni, o niente aiuti economici, come hanno denunciato al Sinodo i vescovi africani), mentre questi stessi popoli hanno da tempo intrapreso un cammino verso la civiltà cristiana, e hanno sempre più chiaro che quello stesso matrimonio che qui si vuole distruggere lì sta significando la crisi della poligamia, il riconoscimento della dignità delle donne, la liberazione di tanti uomini e dei figli stessi?

Molti osservatori sembrano rassegnati: questa è ormai la direzione irresistibile presa dalla storia. Nel mondo cattolico, almeno a livello macroscopico, sembra regnare la resa. Politicamente, Todi 1 e 2 hanno segnato chiaramente l’incapacità di avere un’idea di politica. A menare le danze dell’incontro fu il direttore del Corriere della Sera; da fuori si spiegò previamente ai cattolici che sì, avrebbero potuto anche incontrarsi, riaggregarsi, mettendo però da parte i princìpi non negoziabili. Così da Todi uscì il governo Monti, e il rettore della Cattolica Lorenzo Ornaghi, a cui era stata promessa l’Istruzione, lasciò un incarico assai prestigioso per scivolare nella casellina vuota dei Beni culturali: ai cattolici, i musei.

Poi, alle elezioni del 2013, il ripetersi dell’operazione giolittiana del 1913 (un nuovo patto Gentiloni, che dovrebbe restare alla storia come “patto Monti-Riccardi”): i cattolici mettano pure i voti e qualche sporadico candidato, il resto lo faranno Monti e i suoi uomini. Così furono garantiti alcuni posti in parlamento ai cattolici di Scelta Civica, senza alcun disegno, se non quello altrui, a cui si doveva essere funzionali. Tanto che Monti – mentre veniva fotografato un giorno sì e uno no a Messa, con il Papa, con il cardinal Bertone… –, piazzava nel suo contenitore esponenti di mondi del tutto antitetici a quello cui chiedeva i voti, candidando financo Alessio De Giorgi, direttore di Gay.it (costretto poi a ritirarsi per non essere travolto dagli scandali legati alle attività poco edificanti dei suoi siti).

Quel governo, con il ministro Elsa Fornero, colpì una delle ultime risorse della famiglia italiana, le nonne; pose le basi per la colonizzazione gender nelle scuole, e preparò la quasi scomparsa dei cattolici dal parlamento che risulterà eletto nel maggio 2013. 

Ricordiamo cosa accadeva a quella data. Sembrava che certe idee portate avanti per anni dai pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, sulla vita e la famiglia, fossero completamente scomparse dalla politica. Che il disegno di legge Scalfarotto, che promette la galera a chi difenda il matrimonio tra l’uomo e la donna, e lo dica forte e chiaro, dovesse passare in un giorno d’estate, senza dibattito né in parlamento né nel paese. E ad esso sarebbero seguiti matrimoni gay, eutanasia, utero in affitto, o, come si dice ormai sempre più spesso, gestazione per altri… Rotta la diga, infatti, le acque tracimano da ogni parte.

Chi ferma la frana
Ma contro l’aspettativa dei più, è accaduto qualcosa. I processi storici sono lunghi, ma, come la valanga che cresce, inesorabili. Ci vogliono dei Davide che sfidino Golia, e la partita si riapre. La legge Scalfarotto si arenò grazie a una pattuglia di coraggiosi e tenaci: Eugenia Roccella, Carlo Giovanardi, Alessandro Pagano…

Mentre costoro arginavano la frana, mentre la nuova e crescente realtà dei Giuristi per la vita faceva rinascere la voce del diritto naturale, sorgevano, in sordina, la Manif Pour tous Italia, e da un piccolo gruppo di persone al di fuori della politica e delle associazioni, Le sentinelle in piedi: un fenomeno associazionistico spontaneo, leggero, dal basso, non di semplice protesta, ma di ricostruzione e di educazione. Non contro qualcuno, ma per testimoniare pubblicamente che vi sono dei beni di tutti da difendere e da promuovere.

Qualcuno ricorda il 2005? Un mondo di cattolici ma anche di laici, come Giuliano Ferrara, di medici, giuristi, lavoratori, giornalisti… costretto alla sfida referendaria, produsse in pochi mesi una quantità incredibile di incontri sul territorio, di libri, testimonianze e persino una vittoria referendaria quasi miracolosa, che certamente avrebbe dovuto servire da punto di partenza, e non di arrivo. Nonostante l’avversità di gran parte dei partiti e dei media. Qualcosa di simile sta riaccadendo?

È tutto un pullulare di associazioni e iniziative: Manif, Sentinelle, il mensile Notizie pro Vita, la nascita di Vita è, di Articolo 26 contro l’imposizione del gender nelle scuole, di Nonni 2.0, Sì alla famiglia, la Festa della famiglia naturale istituita in Veneto dalla consigliera leghista Arianna Lazzarini…, fino alla nascita di un quotidiano cartaceo come La Croce di Mario Adinolfi. Là dove sembrava non crescesse più erba, il risvegliarsi di forze assopite, e in gran parte, di forze nuove. Con bella novità: la capacità di parlarsi, di allearsi, di intraprendere un percorso comune, al di là delle differenti provenienze. In nome di valori universalmente condivisibili: non è la Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, all’articolo 16, a dichiarare che «la famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato»?