Ma che può fare uno di noi, nella sua impotenza, in un’estate di massacri e persecuzioni come questa?

L’uscita di Papa Francesco su «una terza guerra mondiale a capitoli» mi ha bruscamente risvegliato. «Pregate con ogni sorta di preghiere», scrive Paolo agli Efesini

Spesso mi sono chiesta come vivevano i miei genitori nell’estate del 1939, mentre la tempesta covava sull’Europa. Ho trovato delle piccole foto in bianco e nero di quell’anno: mio padre e mia madre ragazzi, sorridenti, con lo zaino, in una gita in montagna. A giudicare dai prati in fiore e dalla forma delle nuvole, quella lontana estate pare del tutto identica alle nostre.

Forse allora, mi sono detta, si viveva ignari. Si lavorava, si andava al mare, si giocava a pallone; e i bambini come sempre venivano al mondo. Solo una frase in una lettera ingiallita di mio padre lascia filtrare una inquietudine: la situazione in Europa, diceva, è sempre più oscura.

La catena di focolai e massacri che va dall’Ucraina alla Siria, a Gaza, all’Iraq, e lo spettro del Califfato, questa estate mi ha pesantemente angosciato. Ma, nata e cresciuta in lunghi decenni di pace, mi sono detta: impossibile, che accada di nuovo.

L’uscita del Papa su «una terza guerra mondiale a capitoli» mi ha bruscamente risvegliato: ecco, mi sono detta, ha chiamato le cose con il loro nome. Ma che può fare poi uno di noi, nella sua impotenza, in un’estate come questa? La lettera di Paolo agli Efesini nel rito ambrosiano di oggi, domenica 24 agosto, mi è parsa una risposta: «Pregate con ogni sorta di preghiere», scrive Paolo, e «vegliate con ogni perseveranza». Quel silenzioso invisibile lavoro dei cristiani, che però batte, ostinato, come un fabbro sull’incudine.