Caso Aquarius. «Spagnoli brava gente», ma per Tripoli Salvini è anche meglio

I commenti dalla Libia sul caso della nave carica di migranti e “sospesa” in mezzo al Mediterraneo: ora sì che l’Italia ha «preso il problema dal verso giusto»

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«Spagnoli brava gente». Così il Corriere della Sera apre oggi l’articolo che dà corpo alla notizia principale della sua prima pagina: l’offerta, da parte del nuovo governo socialista di Madrid, di accogliere nel porto di Valencia la nave Aquarius con i suoi 629 migranti che il ministro dell’Interno Matteo Salvini non ha voluto ricevere nei porti italiani.

PROMESSE. «Non vogliamo un’altra tragedia nel Mediterraneo, non vogliamo avere sulla coscienza un altro Aylan», giura il sindaco di Valencia Joan Ribó. Bene. Al netto delle «proteste» dei volontari di Médecins sans frontières che si trovano a bordo dell’imbarcazione, secondo i quali sarebbe «insicuro» un viaggio di «3 giorni di navigazione per una nave così sovraffollata rispetto alla sua capacità (550 persone)», si vedrà se davvero, come assicura sempre il Corriere, la mossa del fresco premier socialista Pedro Sánchez servirà a «mettere fine all’era Rajoy», quella dei «feroci controlli del confine di Ceuta e Melilla» (non che «l’era» del socialista ciudadano illuminato Zapatero fosse molto diversa dal punto di vista dei migranti, a dirla proprio tutta, ma questa è un’altra storia).

SORPRESA. Ma il quotidiano di via Solferino non si limita alla retorica sul caso Aquarius. A pagina 8, infatti, alla fine della serie sui migranti, appare un articolo sorprendente. Si tratta del pezzo di Lorenzo Cremonesi che osserva tutta questa vicenda dalla Libia, il paese da cui è salpata la nave della discordia. Il titolo è “La soddisfazione di Tripoli: «È necessaria la linea dura, meno arrivi anche in Libia»”. Ne riportiamo di seguito alcuni passaggi che “parlano da soli”.

«Finalmente il ministro Matteo Salvini ordinando la chiusura dei porti inizia a prendere il problema dal verso giusto. Una scelta che senza dubbio frenerà gli arrivi in Libia dall’Africa sub-sahariana e ridurrà le partenze verso l’Europa», spiegano al Corriere i responsabili della guardia costiera e delle milizie legate al premier Fayez Sarraj, che da tempo guardano con preoccupazione alle centinaia di migliaia di disperati che con ogni mezzo arrivano nelle regioni costiere della Tripolitania, pronti a tutto pur di attraversare il Mediterraneo. (…)

«Ai tempi del regime del colonnello Gheddafi gli africani rappresentavano la nostra forza lavoro a basso prezzo. Avevano mercato nella Libia dell’export petrolifero. E Ghaddafi poteva anche utilizzarli come arma di politica estera per fare pressione sui governi europei. Ma oggi le centinaia di migliaia che si assiepano sulle nostre coste, assieme alle bande di criminali che li accompagnano, significano unicamente destabilizzazione e caos. Non li vogliamo, ma voi europei con la vostra cieca politica umanitaria ci create problemi immensi», ripetevano pochi mesi fa i responsabili dei porti di Misurata e Garabulli.

Ancora più netta è la critica libica alle organizzazioni non governative. «Per noi hanno sempre rappresentato un ostacolo gigantesco. Sappiamo che, almeno alcune di loro, sebbene non tutte, operano a fini umanitari. Altri sono criminali “travestiti” da Ong. Però, anche nel caso di quelle più pulite, ogni volta che le loro navi si avvicinano alle nostre coste vediamo puntualmente la crescita esponenziale delle partenze dei migranti. Non so che grado di coordinamento esista con gli scafisti. Sta di fatto che gli umanitari inglesi, tedeschi, danesi, olandesi, spagnoli, facilitano le attività criminose», ci diceva ieri al telefono Massud Abdel Samat, responsabile della guardia costiera per la regione di Tripoli.

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