Caro Spadaro, perché con la scusa del coronavirus te la prendi coi sovranisti?

Il direttore di Civiltà cattolica riprende una vignetta un po’ ignobile sul contagio. Ma che battuta è?

Caro don Antonio Spadaro, in pieno allarme coronavirus hai ritwittato una vignetta abbastanza ignobile, direi – il lettore la contemplerà qui sotto – dove si capisce che al bue che l’ha disegnata sono permesse tante cose che non lo sono a Giove, né a quelli come te che stanno sotto l’egida di Apollo – giacché ti abbiamo conosciuto e stimato anzitutto come poetico interprete di Hopkins e della O’Connor – e perdinci dirigi Civiltà cattolica! Tu sai che non c’è nulla più lontano dal nostro sentire che la predica moralistica e l’ipocrisia scandalistica che vorrebbe tenere fuori chicchessia dalla pubblica discussione e, quindi, anche dalla satira politica. Ma hai capito anche tu, avendo il pudore di non aggiungere niente all’opera di un bue, che hai schiacciato una schifezza. Che battuta è identificare una epidemia con una posizione politica, per quanto controversa?

Non do nessuna notizia se ricordo al lettore che, a quanto si legge in giro, la politica ti appassiona. Ne parli con giornali d’élite e ne fai scrivere su Civiltà cattolica con grande simpatia (a sinistra). Simpatia, diciamo così. Senza star qui a dettagliare come e perché, dietro le quinte voi gesuiti avete avuto un ruolo nella formazione del Conte 2. Non ci trovo niente di male in questa sensibilità per il mondo e potere laico. A patto però che se ne parli seriamente, e non con le vignette nazistelle.

Così, visto che tante osservazioni fin qui mi son permesso di fartele privatamente (a motivo di una reciprocità di stima che ti portò a collaborare con Tempi prima di diventare famoso e importante giù a Roma), con l’occasione ti devo proprio confessare che devi stare attento a non perderti le notizie di cronaca per inseguire la tigna di un Massimo Giannini qualsiasi, riccastro repubblicone che col suo consueto bullismo da hooligan ha insegnato da Lilli Gruber su La7 che «Salvini è l’untore». Capito? Non che il Coronavirus è un virus. Ma che «Salvini diffonde il morbo della paura». Un refrain che questi riccastri annoiati applicano ormai a tutto. Dagli sbarchi all’ordine pubblico, dalla sicurezza al Coronavirus, non è che ci sono drammi da affrontare. No, c’è Salvini da far odiare. Et voilà, tombola napoletana, “la Paura fa 90”.

Più prudentemente, caro don Antonio, tu ti sei limitato a rilanciare una vignetta piccina piccina. Ma anche lontana lontana dal dramma che sta vivendo la gente del Nord. E un po’ ti capisco. Vivi a Roma tra gens non augustea e dimenticabile come il sopracitato. Ma un po’ non ti capisco per niente. Più vicino ai tuoi Flannery e Hopkins mi è parso in questi giorni perfino il ministro Speranza. Uomo del sud, dall’impostazione francamente vetero comunista e però verace, che salendo a Milano si è subito reso conto della superficialità con cui si era affrontata l’emergenza nella Capitale. Per settimane sottovalutandola e dando a intendere con i Tg governativi che la situazione era sotto controllo (a parte l’Untore). Non devo ripeterlo per forza e così aggiungerò qualcosa di mio a quanto qui accennato da Emanuele Boffi, piuttosto che altrove da Toni Capuozzo o Franco Bechis

E cioè 1, non si manda la troupe Rai a riprendere a Fiumicino l’ultimo volo diretto da Wuhan, il 21 gennaio scorso, quando nello stesso tg veniva documentato che Wuhan era una città deserta, blindata dall’esercito, da oltre un mese epicentro dell’epidemia. Devi scatenare i controlli. Altro che “scanner”, come si diceva in quel servizio, lo stesso giorno all’aeroporto di New York venivano fatti controlli medici stringenti ai passeggeri scesi da analogo volo. 

2. Se siamo il paese occidentale più colpito e siamo balzati in un giorno al primo posto degli infettati in Europa una ragione ci sarà. E non è Salvini ma il Governo. 

3. Governo che avrebbe dovuto dimettersi seduta stante visto che con i suoi due partiti di coalizione hanno perso settimane a dare dei fascio-leghisti ai governatori del nord, a scambiare il virus per razzismo, ad abbracciare i cinesi come si fa con gli alberi per dimostrare al Partito comunista di Pechino che noi siamo amici (invece di essere amici della Cina sul serio e mettere i viaggiatori cinesi in quarantena). 

4. Ciliegina su un esecutivo il cui principale ministro chiama “vairus” il virus – giacché a Di Maio piace far l’americano ma il termine pare sia latino – è il recentissimo decreto Milleproroghe che con tutto quello che succede in giro per il mondo non ha accolto l’appello dei ricercatori e rettori di università a prorogare oltre il 2020 la deroga a una legge italiana assurda, bocciata dall’Europa perché addirittura più restrittiva di quella comunitaria, che in pratica impedisce la sperimentazione animale, indispensabile per trovare rimedi a malattie e, appunto, morbi come il coronavirus (vedi Tempi).

Il nostro modestissimo governo, ahinoi, ha preso una facciata e il ministro Speranza l’ha confessato con il suo visibile imbarazzo a Milano. Con la sua faccia preoccupata e il balbettio in conferenza stampa. Tant’è, nella pausa di un talk ad Antennatre, sabato sera ho sentito dire dal presidente della commissione sanità di Regione Lombardia che «Speranza si è reso subito conto del problema, ci ha detto: “Nella sfortuna siamo stati fortunati che l’emergenza è scoppiata in Lombardia, dove la sanità funziona”». 

Ecco tutto, caro don Antonio, se la tua intelligenza fosse stata in presenza di questi fatti, tu non avresti ritwittato il disegnino fatto da un bue. Dopotutto, come sa anche il ministro Di Maio, «quod licet Iovi non licet bovi».

Foto Ansa