Caro Obama, gli Usa hanno 16 mila miliardi di debiti. Che cosa pensi di fare?

L’economista Marco Fortis commenta a tempi.it le sfide che Obama dovrà affrontare: «Quando si parla di debiti di bilancio che superano i mille miliardi di dollari l’anno, bisogna porre un freno».

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La rielezione di Obama alla presidenza degli Stati Uniti lascia l’America con molti punti interrogativi, soprattutto sul piano economico. Ci sono due problemi che Obama dovrà affrontare subito: il cosiddetto fiscal cliff e la riforma finanziaria. I mercati hanno giudicato la rielezione di Obama non positiva, facendo registrare perdite all’indomani del risultato elettorale. Forse perché Mitt Romney, proprietario della Bain Company, era il candidato delle banche e dei “big players” della finanza oppure perché gli Stati Uniti, afferma l’economista Marco Fortis, fondazione Edison, a tempi.it «hanno un debito da 16 mila miliardi di dollari».

Perché i mercati sono scesi dopo che Barack Obama è stato rieletto?
In America sono quindici anni che non si dice la verità: la crescita era arrivata a livelli molto bassi e per tenerla in piedi prima è stata creata la bolla internet, poi la bolla immobiliare, adesso si vantano di essere tornati a crescere dopo avere provocato la crisi planetaria, ma il debito pubblico è esploso perché la crescita è drogata. Obama ha portato il debito pubblico da 10 mila miliardi a 16 mila miliardi di dollari: è una bella impresa in quattro anni. Va però detto che non è solo colpa sua perché la crisi è un dato di fatto ma gli Stati Uniti, insieme alla Gran Bretagna, sono i paesi che hanno incrementato maggiormente il loro stock di debito nell’ultimo periodo. Il prossimo anno il rapporto Debito/Pil negli Usa toccherà il 110 per cento, quasi come il nostro. Direi anzi che stiamo meglio noi visto che il debito privato dell’Italia è meno della metà, in rapporto al Pil, di quello americano.

Che cos’è il Fiscal cliff?
Il fiscal cliff è la somma di due misure che dovrebbero partire il 1 gennaio 2013: da una parte ci sarà il taglio orizzontale previsto sulle spese in vari settori pubblici e dall’altro scadranno gli incentivi ai consumi per le famiglie che Bush aveva introdotto e che Obama aveva lasciato. Erano un bel cuscinetto per ammortizzare la crisi e se di colpo svanissero, i problemi aumenterebbero.

Quantifichiamo questi problemi.
L’ufficio budget del Congresso ha stimato un effetto recessivo che potrebbe oscillare tra lo 0,5 e l’1 per cento del Pil nel caso in cui non si intervenga in alcun modo.

Che cosa potrebbe fare Obama?
Probabilmente una parte della spese non verrà tagliata davvero ma solo la mancanza degli incentivi fiscali ai consumi potrebbe provocare un bel disastro. Nessuno in campagna elettorale ha parlato di come risolvere il problema e adesso si spera che Obama adotti una politica economica più aggressiva rispetto a quella del primo mandato. Il presidente infatti è al secondo mandato e quindi ha le mani più libere non dovendo correre per un terzo.

L’altro problema spinoso è la riforma finanziaria.
La riforma del mercato finanziario fino ad ora è stata fatta all’acqua di rose. Il quadro è abbastanza inquietante, infatti si sono mosse anche le agenzie di rating, soprattutto per fare bella figura, indicando che il debito pubblico ha raggiunto livelli pericolosi. Ogni tanto le agenzie di rating danno qualche bastonata agli Usa ma non serve a niente perché i mercati non tengono conto dei loro giudizi: quando uno Stato può pagare i propri debiti stampando moneta all’infinito, il problema non si pone.

Se fosse in Obama, che cosa farebbe?
Guarderei le cifre: la prospettiva di crescita del debito americano non si può ignorare solo perché il dollaro rimane una moneta importante. Quando si parla di debiti di bilancio che superano i mille miliardi di dollari l’anno o si pone un freno oppure il debito diventerà incontrollabile. La Fed non può continuare a raccogliere tutta l’immondizia che trova in giro e stiparla nel sottoscala.

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