Cari atei, il vostro rapporto sulla libertà di pensiero dimostra che dovete tenervi ben stretti i cristiani

Secondo il “Freethought Report 2013” promosso dall’associazione atea Iheu i 13 paesi che più perseguitano i “senza dio” sono tutti musulmani

Sono 13 i paesi che nel mondo prevedono la pena di morte per chi si dice pubblicamente ateo, in base ad accuse di blasfemia o apostasia. E sono tutti musulmani. Secondo lo studio The Freethought Report 2013, promosso dall’associazione atea International Humanist and Ethical Union (Iheu), gli atei rischiano la vita in Afghanistan, Iran, Malaysia, Maldive, Mauritania, Nigeria, Pakistan, Qatar, Arabia Saudita, Somalia, Sudan, Emirati Arabi Uniti e Yemen.

ITALIA TRA I CATTIVI. Nel mondo, si legge nel rapporto, «ci sono leggi che negano il diritto degli atei a esistere, revocano loro la cittadinanza, limitano il loro diritto a sposarsi e l’accesso all’educazione oltre a discriminarli sul lavoro». Nonostante il rapporto evidenzi la situazione drammatica di alcuni paesi musulmani, critica anche Stati come l’Italia dove, ad esempio, l’articolo 724 del Codice penale punisce con «sanzione amministrativa pecuniaria da euro 51 a euro 309» chiunque «pubblicamente bestemmia con invettive o parole oltraggiose contro la divinità». Questa, secondo gli atei, sarebbe una limitazione della libertà di espressione.

TENETEVI STRETTA LA CHIESA. Ma a parte queste critiche, il rapporto riconosce che l’Europa e gli Stati Uniti sono i posti migliori dove vivere per un ateo, in quanto i suoi diritti «vengono rispettati», al contrario della maggior parte dei paesi islamici, dove gli atei (così come anche i cristiani) vengono discriminati. Ma se le cose stanno così, anche se il Freethought Report 2013 si dimentica di farlo notare, è proprio per merito di quella valorizzazione della libertà umana portata in questi paesi dal cristianesimo. Ecco perché gli atei, invece che tentare di limitare o addirittura cancellare l’esistenza pubblica della Chiesa, farebbero meglio a tenersela ben stretta.