In cambio di un Trattato “soft” la Germania può chiedere all’Italia di fare la fine della Grecia

Berlino ha accettato di fare un passo indietro sul Fiscal compact, il Trattato che sarà ratificato il prossimo 1 marzo in Europa. L’Italia ha esultato ma siamo sicuri che la Germania non chiederà nulla in cambio? Con molta probabilità Roma sarà obbligata a chiedere aiuto al Fmi, che un mese fa già dichiarava: «L’Italia non può farcela da sola».

Il 30 gennaio i paesi dell’Eurozona si sono accordati su come emendare il nuovo Trattato, il Fiscal compact che sarà ratificato il prossimo 1 marzo. L’Italia ha esultato perché, se è vero che chi ha un rapporto tra debito e Pil superiore al 60% (l’Italia è al 120%) deve ridurlo di un ventesimo all’anno, Roma non dovrà proporre manovre da 50 miliardi a ogni piè sospinto visto che il debito privato o la ricchezza privata saranno considerati per attenuare il rigore della riduzione. Ma la domanda che circola da almeno un mese e che ha ispirato un titolo odierno del Foglio è: «Cosa può chiedere Berlino in cambio di un’austerity “light”»? Siamo sicuri che abbiano ceduto al mantra del rigore senza chiedere niente in cambio?

«Il ruolo del Fmi nel prossimo capitolo sulla crisi dell’euro rappresenta uno dei nodi irrisolti tra Italia e Germania per concordare una strategia complessiva a livello europeo» scrive il Foglio. «Di fronte all’apparente accondiscendenza con cui Berlino accoglierà, formalmente solo il prossimo 1 marzo, le richieste di emendamento del trattato sul Fiscal compact, vi sarebbe il tentativo, in alcuni circoli della capitale tedesca, di condizionarne l’accettazione a un’adesione da parte italiana a un programma precauzionale del Fmi. In base a questo scenario, la maggiore flessibilità offerta all’Italia nell’attenuare le implicazione deflazionistiche relative all’obbligo di ridurre il debito pubblico del 3 per cento del pil all’anno verrebbe concessa in cambio della “spontanea” richiesta al Fmi di un programma di assistenza che, pur senza prevedere alcun tiraggio a valere sule sue risorse, imbriglierebbe l’attuale governo ma, soprattutto, quello successivo, a una piattaforma di misure vincolanti e concordata preventivamente con i partner europei e internazionali».

Quella sul Fiscal compact potrebbe rivelarsi per l’Italia, in buona sostanza, una vittoria di Pirro. Fantascienza? Mica tanto, se si considerano le dichiarazioni, poi ritrattate, del direttore del Dipartimento degli affari di bilancio del Fmi, Carlo Cottarelli, che pur apprezzando le ultime mosse del governo Monti, ha dichiarato poco meno di un mese fa: «L’Italia non ce la può fare da sola». Ma come il caso Grecia ha dimostrato, non sempre gli aiuti sono una buona notizia.