Caccia all’uomo: Berlusconi non è ricattato, ora è un depistatore – RS

Secondo il tribunale del Riesame Silvio Berlusconi non è il ricattato, la vittima, nel caso Lavitola e Tarantini, ma il depistatore. Cambiano ancora le carte in tavole per un’inchiesta che assomiglia a una spregiudicata caccia all’uomo basata su feste private, che non costituiscono reato

“Quando la giustizia è “bouffonne”, pagliaccesca, succedono cose strane. La giustizia spia sistematicamente Berlusconi. Lo spia illegalmente, perché lo indica come vittima di un reato, il ricatto, che sarebbe stato compiuto a Roma, ma è Napoli a indagare. I verbali finiscono illegalmente in mano ai giornalisti, e se ne lamenta perfino un giudice pugliese. Poi un giudice per le indagini preliminari stabilisce che, se ci sia un reato come il ricatto, è stato consumato a Roma, ma è Napoli a indagare. I verbali finiscono illegalmente in mano ai giornalisti, e se ne lamenta persino un giudice pugliese. Poi un giudice per le indagini preliminari stabilisce che, se ci sia un reato come il ricatto, è stato consumato a Roma. Un altro giudice, il Riesame, si prende la libertà di riesaminare appunto le carte e di stabilire, un minuto prima della scadenza dei termini, a notte fonda, che il ricatto non c’è, anzi, c’è un depistaggio o una frode processuale tentati da Berlusconi, la vittima di un minuto fa, e questo depistaggio ricade sui ricattatori di ieri, che diventano a questo punto vittime” (Foglio, p. 1).

“Altro che trappolone, è una spregiudicata caccia all’uomo fondata su generiche verisimiglianze, tutte dovute all’incresciosa, bastarda circostanza, delle feste private a casa del premier, che non sono un reato ma, trasformate in reato, rendono possibile queste temerarie attenzioni dei pm combattenti contro chi governa il paese. (…) L’immenso scandalo in corso (…) è quello del taglia & cuci dei pm, e dell’incapacità della classe togata di mantenere uno standard civilmente accettabile di imparzialità, di contegno giuridico, di senso della realtà” (Foglio, p. 1).

“Il capo dello Stato non ha solo chiesto riserbo ai magistrati, in più occasioni, avendone in cambio la sistematica violazione del segreto investigativo. Ha anche detto loro di valutare con serietà gli indizi d’accusa, ricevendone in cambio il taglia & cuci di magistrati che avevano perfino arrestato il rampollo dei precedenti inquilini del Quirinale, Vittorio Emanuele di Savoia, e hanno dovuto proscioglierlo con tante scuse (John Henry Woodcock, facciamo i nomi). Ma forse è ora di dire basta, e provvedere” (Foglio, p. 1).