«La burocrazia vince sempre». Così lo Stato affossa ogni tentativo di riforma

Le norme che dovevano introdurre tagli alla spesa o ammodernare la pubblica amministrazione sono naufragate: «Sotto i colpi delle sentenze o per mancanza di provvedimenti attuativi».

«Tagli alla spesa impossibili», «già naufragate quasi tutte le norme di spending review». In Italia la strada delle riforme è diventata impraticabile. Dopo la denuncia da parte del Foglio della sentenza con cui la Consulta ha dichiarato illegittimo l’accordo collettivo tra Fiat e sindacati per «fare un favore ai super conservatori della Fiom», anche ItaliaOggi interviene sul tema. Spiegando in particolare perché in Italia «tutti i tentativi fatti finora per ridurre i costi della macchina pubblica si sono rivelati un fallimento». Il motivo è presto detto: si sono arenati «sotto i colpi delle sentenze» della magistratura o «per la mancanza di provvedimenti attuativi». E alla fine, nel «braccio di ferro tra i politici e i responsabili degli apparati burocratici sono questi ultimi ad avere la meglio»: «la burocrazia vince. Sempre». Secondo il principio per cui, prosegue l’editoriale, è «difficile che gli agnelli collaborino a preparare il pranzo di Pasqua o i capponi quello di Natale».

CONSULTA IN PRIMA LINEA. «I colpi più micidiali sono arrivati dalla Corte costituzionale – spiega il quotidiano economico e giuridico – che ha cancellato la riforma delle province (insieme al Tar Lazio), la dismissione delle partecipate in house (insieme alla Corte dei conti), la chiusura degli enti strumentali di regioni ed enti locali, il contributo di solidarietà alle pensioni dei dirigenti pubblici, il blocco degli avanzamenti di stipendio dei magistrati», prendendo per di più i giudici, in questi ultimi due casi, decisioni «in plateale conflitto d’interessi».

STATO CONSERVATORE. Ma non è tutto. «Quando non sono i giudici ci pensa l’inerzia della macchina amministrativa ad affossare i tentativi messi in campo da qualche volenteroso politico». Come nel caso dell’armonizzazione del lavoro pubblico alla riforma Fornero e del dpcm che avrebbe dovuto individuare il personale degli enti locali in esubero. «Riforme che – spiega ItaliaOggi – avrebbero dovuto essere già avviate ma che sono inciampate nella mancata emanazione di uno o più provvedimenti e si sono spiaggiate in attesa di cadere nel dimenticatoio».
Fa inoltre notare ItaliaOggi che «non sono i politici ma gli alti dirigenti dello Stato che scrivono materialmente le norme (che poi vengono regolarmente bocciate) o pi provvedimenti attuativi (che di solito vengono dimenticati in un cassetto)».

LA LEGGE NON CONTA. Infine, ci sono anche «le norme approvate, in vigore, e semplicemente disattese». Come nel caso della norma 2010 che ha imposto il taglio dell’80 per cento dei costi di consulenze e sponsorizzazioni: spese che non sono diminuite nemmeno del 10 per cento.