La Francia di Hollande odia la Chiesa cattolica

3128557418_1_10_1EUvsEuiBella intervista oggi di Giulio Meotti sul Foglio al filosofo Pierre Manent. Il titolo è già di per sé esaustivo per spiegare il tema al centro del colloquio: “In Francia c’è una guerra civile, République contro cristianesimo”. Spiega Manet: «Quella che chiamiamo laicité è la formulazione giuridica di una guerra civile vinta da una parte e persa dall’altra. La Francia repubblicana ha soggiogato la Francia cattolica e la Francia cattolica ha accettato. Oggi viviamo il seguito di quella guerra civile».

Interpellato a riguardo di quel che sta accadendo nel paese (dalle nozze gay all’imposizione dell’educazione di Stato nelle scuole), il filosofo spiega che «il governo socialista ha dato vita a una nuova ideologia progressista in cui la democrazia è stata completamente svuotata di significato e ridotta a una sequela di diritti individuali. Si è persa ogni idea del reale. Si tratta di una visione aggressiva dell’uguaglianza e della libertà, l’idea di una vita senza più legami con il bene pubblico. Contano soltanto i diritti individuali, il desiderio. Alcuni socialisti pensano di essere all’avanguardia civile e morale. Questi poteri parlano per conto di un uomo nuovo, che non vuole avere niente a che fare con la vera storia d’Europa, la lunga battaglia tra le nazioni, le religioni e le dottrine filosofiche. Il suo unico programma è quello di preservare la sua nuova innocenza. Questo ha portato a una disperazione nella vita pubblica francese a un odio per la Chiesa cattolica e il messaggio di unione nel paese». Tanto che, ormai, «la Chiesa è concepita come nemica della République».

Secondo Manet è ormai chiaro che nel progetto del socialismo hollandiano «la laicità deve diventare una religione che prenda il posto dell’oscurantismo cattolico (…). In nessun altro paese d’Europa il secolarismo si era mai posto l’obiettivo di spazzare via la religione e imporre ai cittadini l’obbligo di aderire alla laicità. È un progetto pericoloso, perché come diceva Montesquieu, l’uniformità è sorella del dispotismo».

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