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Intervista – L’unione unica di due elementi non combacianti

aprile 11, 2014 Mariapia Bruno
Dal prossimo 17 aprile e fino al 28 giugno 2014, alla (galleria +) oltredimore di Bologna, la mostra To be apple or not to be apple. Un dubbio amletico sull’amore platonico, dell’artista e fotografa Alessia De Montis, ci invita a riflettere sul concetto dell’altra metà attraverso un gesto ripetuto dalla protagonista – il taglio in due di una mela – che risponde a tempi.it raccontandoci meglio il suo percorso creativo.

fotocon creditoAlessia, il tuo progetto comincia con una riflessione sul concetto di quell'”altra metà” di cui tutti noi siamo alla ricerca, ma quella parte, una volta trovata, non combacerà mai perfettamente con quello che siamo, come le due parti di una stessa mela. Le tue opere sono allora metafora di una unità formata da due parti che non può mai essere perfetta, e dunque ci ricorderebbero una sfida persa in partenza, o sono un invito a considerare già unica l’unione di due elementi seppur non completamente combacianti?

E’ esattamente qui il punto. Ognuno percorre la vita con dei dilemmi amletici tra cui quello di capire il significato del proprio riflesso nell’altro. Il sollevare il quesito è lo scopo del lavoro perchè credo che farsi le domande giuste porti alla felicità. E questa riguarda tutti. Nel presentare le mie mele ho cercato di rappresentare quel qualcosa che non soddisfa completamente nessuno di noi. Nella verità non è soltanto “l’altra metà che non combacerà mai perfettamente con noi”: va oltre con la riflessione che niente combacia quando si legge “l’altro” sempre solo in funzione di noi stessi. Comunque, svelare la mia risposta toglierebbe il gusto della ricerca ovvero l’essenza della vita per tutti. Se la domanda scomoda sorge vedendo le mie opere, ho raggiunto il mio obiettivo.

La mela, nella storia, è stata simbolo di vari concetti: dal peccato originale, al sentimento platonico dell’amore perfetto, allo strumento per la conoscenza della scoperta della gravità, al simbolo di New York (dove hai lavorato). Quando e perché la tua attenzione è caduta su di essa?

A New York l’anno scorso ho passato un periodo di introspezione intenso e difficile. Senza un soldo mi sono cibata di poco e anche la semplice mela ha acquisito un’ importanza maggiore del solito. Il concetto mi rotolava da mesi nella pancia ancora mentre ero in Italia mentre, sotto stress e in pieno cambiamento della mia vita, stavo dirigendo un documentario sull’artista Nino Migliori. Vedere  poi  alcune mele  cadute per strada da un camion e poi squartate mi ha colpito, ma questo è stato solo un segno. Il carico simbolico della mela, certamente maggiore di quella del sedano, mi ha fatto riflettere e soffrire. Nella grande mela, mi ha colpito una mela. Sembra un gioco di parole, ma chi conosce quella sensazione di “qui tutto è possibile” e della “solitudine in mezzo alla moltitudine” che si respira a New York credo mi possa capire. In realtà spero di arrivare soprattutto ai bambini (quelli interiori degli adulti) che sussurrano sempre una verità assoluta di cui spesso non siamo consapevoli.

Accettare, Manipolare e Cuocere: come sono stati sviluppati questi concetti all’interno della mostra “To be apple or not to be apple. Un dubbio amletico sull’amore platonico”?  Ti senti protagonista di questa ricerca?

Ahhh. La risposta è sì, e mi vergogno perché in realtà sono timida. Nonostante ciò, sento che mi devo compromettere perché voglio condividere con gli altri delle riflessioni che credo interessino la vita di tutti. Infatti tutti passiamo la vita a cercare di influire sulle cose per cambiarle a nostro piacimento. La riflessione sta nel constatare che il nostro manipolare, cuocere, alterare non ci rende più felici. Chissà forse bisogna solo accettare le cose per quello che sono: lo sappiamo che ci riescono in pochi ma è più facile se accettiamo che non siamo noi a doverci mettere in discussione ma sono le nostre premesse forniteci in gran parte dalla cultura in cui viviamo. Chi osa mettere in dubbio una grande mente come Platone? Beh, discutiamolo invece, almeno in privato, e chiediamoci se la felicità infinita può essere ottenuta da una “cosa a metà”.

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