Intervista – La forza dell’arte per cambiare il proprio status. Un progetto di Paola Michela Mineo

EMINA_3135Il progetto espositivo Impronte Sfiorate. Paola Michela Mineo e vite custodite all’I.C.A.M., che confluisce in una mostra che sarà aperta dal 4 luglio al 5 ottobre 2014 presso lo Spazio Oberdan di Milano, è il racconto di un percorso che Paola Michela Mineo ha intrapreso due anni fa con alcune detenute speciali dell’I.C.A.M. (Istituto a Custodia Attenuata per Madri), un unicum nel panorama internazionale che consente alle madri di tenere con sé i figli fino al terzo anno di età, il periodo più delicato per un bambino. Ecco cosa ci racconta l’artista.

La maternità nelle carceri è una questione delicata che hai voluto indagare in prima persona intraprendendo un percorso che ha coinvolto e aiutato le detenute ad affrontare in modo diverso la propria situazione. Come è nato l’interesse per questa sfera sociale?

La mia arte si è sempre occupata di sociale senza mai volere raccontare verità. Il mio lavoro, semmai vuole sollevare delle domande, sollecitare dubbi senza voler dare soluzioni chiuse. Per me occuparmi del sociale significa indagare tutto il mondo che mi circonda.

La mostra Impronte Sfiorate è il risultato di un percorso formativo durato due anni, che ha consentito ad alcune detenute dell’I.C.A.M. di godere della “forza” dell’arte per cambiare il loro status: da normali detenute sono diventate vere protagoniste di una performance d’arte contemporanea. Puoi raccontarci un po’ le loro reazioni? Sono state inizialmente riluttanti e poi si sono ricredute, oppure si sono affidate da subito alla tua guida?

_MG_0918Scoprire una realtà così straordinaria come I’ICAM, per altro ancora così poco conosciuta sul territorio malgrado esista dal 2006, ha accresciuto il mio desiderio di voler iniziare una profonda indagine artistica: così è nato il progetto. Certo, soprattutto all’inizio, non è stato semplice, né per me, né per tutti i protagonisti coinvolti. Ma l’arte ha rivelato da subito tutta la sua forza, aiutandomi a entrare in rapporto con le detenute. L’arte è un mezzo di comunicazione sorprendente.

Possiamo, allora, sottolineare con decisione la forza terapeutica dell’arte, i cui esiti possono essere ammirati da tutti presso lo Spazio Oberdan di Milano. Come si sviluppa l’istallazione? Quali sono le opere che incarnano meglio quel senso di riscatto?

L’arte sicuramente è un linguaggio che apre nuovi orizzonti sul modo di comunicare e di relazionarsi con il mondo. Se intendiamo che dopo questa esperienza tutti i protagonisti, me compresa, ci siamo trovati cambiati… allora sì, questa è la forza dell’arte. Ho destrutturato questa esperienza per poi restituirla sotto altre forme.

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