L’Europa ci ha concesso i soldi non grazie a Conte, ma perché «eravamo in mutande»

Giuseppe Conte con Angela Merkel

Articolo tratto dal numero di marzo 2021 di Tempi. Questo contenuto è riservato agli abbonati: grazie al tuo abbonamento puoi scegliere se sfogliare la versione digitale del mensile o accedere online ai singoli contenuti del numero.

Apro il giornale e leggo il titolo: “Covid, abusi per 2 miliardi. Tangenti, appalti truccati e sprechi. Ecco la cifra al centro delle inchieste della guardia di finanza. Venti procure indagano da Milano a Napoli, tra mascherine fallate e ospedali fantasma”. Sentite anche voi tintinnare di manette?
Mirko Saggio via email

Finché non faremo i conti con il circo mediatico giudiziario non ne usciremo mai. Pietro Piccinini l’ha anche suggerito a Paolo Mieli (il primo a mettere in guardia Draghi): “Va bene, ma tu che sei stato il direttore del Corriere che diede la notizia dell’indagine su Berlusconi nel ’94, perché non  scrivi un libro sui rapporti perversi tra stampa e procure?”. Il titolo c’è già: Il Sistema 2.

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Anche a me non piacciono i grillini. Però una cosa va riconosciuta a Giuseppe Conte: aver portato a casa i soldini del Recovery Fund.
Gabriele Sigheri via email

Sicuro? Ho i miei dubbi. Penso abbia ragione Lamberto Dini quando dichiara a Repubblica: «Questo lo dice Casalino. Ma non l’ha deciso Conte, bensì gli altri paesi, a cominciare dalla Merkel, a cui si deve una svolta storica. Ce li hanno dati perché eravamo in mutande».

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Sono rimasto impressionato nel leggere l’articolo del Sole 24 Ore da voi avete segnalato su tempi.it. Secondo i conti del quotidiano economico, nel giro di vent’anni l’Italia ha perso il 18,4 per cento rispetto al Pil dell’Eurozona. Peggio di noi ha fatto solo la Grecia, che è tutto dire. L’ultima volta che il nostro paese è cresciuto più della media europea è stato nel ’95-’96. Cioè quando in Italia è cominciata la “rivoluzione degli onesti”. Un caso?
Gerardo Minoli via email

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Un plauso ai genitori del Consiglio di Istituto del Liceo Giulio Cesare di Roma che hanno avuto il coraggio di dire come sono andate veramente le cose nell’istituto a proposito dei corsi su gender e aborto “censurati” dalla preside Paola Senesi. Tutte balle. Per fortuna, ogni tanto, c’è qualcuno che alza la testa e non sta zitto.
Margherita Scotti via email

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Potete chiedere tutti di pregare per don Attanasio e Fiammetta? Grazie.
Benedetto Frigerio via email

Ecco fatto, Ben. E grazie a te che ci ricordi sempre l’essenziale. Ciao.

Foto Ansa

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