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La preghiera del mattino

Compagno ventilatore, camerata condizionatore. I giacobini del clima e la Francia bollita

Di Caterina Giojelli
30 Giugno 2026
La ministra «inorridita» dagli split, quelli proibiti dalle norme green, il dilemma se il caldo sia woke e la climatizzazione di destra. Rassegna ragionata dal web
Persone si rinfrescano nella fontana del Trocadero vicino alla Torre Eiffel, a Parigi, Francia, 20 giugno 2026
Alcune persone si rinfrescano nella fontana del Trocadero vicino alla Torre Eiffel, a Parigi, Francia, 20 giugno 2026 (foto Ansa)

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Dice Monique Barbut, ministra per la Transizione Ecologica del governo Lecornu, rispondendo ai giornalisti in un video di Bfmtv:

«Sono inorridita da chi mi dice “Oh, ma dobbiamo installare l’aria condizionata ovunque”. Bene, installeremo l’aria condizionata ovunque. Pensate che questo impedirà un incendio boschivo ? Pensate che impedirà la scomparsa di una coltivazione? Pensate che impedirà la morte degli animali che vediamo? Cosa pensate che impedirà? Niente. Niente. Questo non è adattamento. È una misura di emergenza, forse una che si può adottare. È essenziale, ovviamente, che le persone non soffochino, su questo siamo d’accordo, ma questo non è adattamento ai cambiamenti climatici».

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La realtà in Francia, però, è un po’ meno ideologica della ministra “inorridita”. Scrive Hugh Schofield, corrispondente da Parigi della Bbc:

«Attualmente nel Paese il tasso di adozione è basso, con solo il 25% delle famiglie dotate di un condizionatore d’aria. In Spagna e in Italia la percentuale è del 50%, mentre negli Stati Uniti e in Giappone raggiunge il 90%. Anche gli ospedali e le scuole francesi sono raramente attrezzati. Migliaia di scuole hanno dovuto chiudere questa settimana e il personale medico e infermieristico lamenta che le condizioni stanno diventando rapidamente intollerabili. Ma con temperature che sfiorano i 40°C – martedì è stata la giornata più calda mai registrata in Francia – c’è stata una corsa all’acquisto di condizionatori portatili, sia per permettere ai bambini di godersi qualche ora di lezione, sia per dare un po’ di tregua agli abitanti soffocati degli appartamenti durante la notte».

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Scrive Luca Angelini in una efficace rassegna stampa sul Corriere della Sera:

«La politica, come dettaglia Daïc Audouit di FranceInfo, non è rimasta alla finestra. L’Unione delle destre per la Repubblica (Udr), il partito del neo sindaco di Nizza Éric Ciotti, ha presentato un progetto di legge per rendere obbligatori i condizionatori nelle scuole e nelle strutture per gli anziani (Ehpad). Marine Le Pen non è stata da meno: “Se sarò eletta presidente, attuerò un massiccio piano di climatizzazione», ha promesso la settimana scorsa, durante una visita alla fiera VivaTech di Parigi. Aggiungendo di voler dare priorità agli «spazi in cui si trovano le persone più vulnerabili: ospedali, case di riposo e scuole. È una questione di salute pubblica”. Il che ha fatto dire, a un esponente dei Républicains, che le Presidenziali del 2027, che pur si terranno nella tarda primavera, non in estate, avremo “la Francia dei ventilatori contro la Francia dei condizionatori”. Può sembrare soltanto una battuta, ma in verità il dibattito sul caldo coinvolge anche quello sulla lotta ai cambiamenti climatici che, come notato da molti osservatori, è ormai da anni uno degli spartiacque fra destra e sinistra».

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Ancora Angelini sul Corriere:

«Va detto che i verdi francesi non sembrano considerare l’aria condizionata il male assoluto. La loro leader, Marine Tondelier, denuncia sì “decenni di inazione, negazionismo climatico e creazione di dubbi” e avanza la proposta di istituire un congedo climatico di cinque giorni all’anno. Ma ha anche dichiarato che “l’aria condizionata non è né un tabù né la soluzione a tutti i problemi” e non è contraria a dotare ospedali e scuole di impianti di climatizzazione. “Non siamo mai stati contrari all’aria condizionata per principio. Dipende dalla situazione”, aggiunge Léa Balage El Mariky, parlamentare dei Verdi di Parigi. Anche se, a suo avviso, le promesse sull’aria condizionata, dettate da “una visione a breve termine”, oscurano le questioni essenziali: “Capisco che sia allettante, visto che tutti sognano di avere un po’ di frescura sul viso, ma oscura tutti i dibattiti sull’inverdimento, la rimozione dell’asfalto e altri investimenti a lungo termine”».

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Scrive Perrine Mouterde su Le Monde:

«Non dobbiamo assolutamente installare l’aria condizionata ovunque; questo non farebbe altro che peggiorare le cose». Le parole di Jean-Luc Mélenchon, leader del partito di sinistra radicale La France Insoumise, pronunciate venerdì 19 giugno in risposta al piano di estrema destra del Rassemblement National (RN) per l’installazione di condizionatori su larga scala, riflettono un sentimento ampiamente diffuso in Francia. Mentre sempre più famiglie installano l’aria condizionata con l’aumento delle temperature, questa tecnologia continua ad avere una cattiva reputazione. Molti la considerano un classico esempio di “maladattamento” ai cambiamenti climatici: una soluzione che aggraverebbe il problema anziché risolverlo. Secondo un sondaggio pubblicato all’inizio di giugno, il 78% dei francesi ritiene che l’aria condizionata non sia ecologica. Nel 2021, quasi sei francesi su dieci intervistati hanno affermato di preferire “soffrire il caldo piuttosto che installare un condizionatore per proteggere l’ambiente”. “Per quanto mi riguarda, non metterei mai mio figlio, mia nipote o la mia pronipote in un ambiente con l’aria condizionata dalla mattina alla sera!”, ha dichiarato Mélenchon».

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Scrive Leonardo Panetta, corrispondente del TgCom da Bruxelles su X:

«Nîmes, Francia. Scuola elementare La Planette: 40 gradi, un bimbo sviene per il caldo. Lezioni nei corridoi. I genitori si mobilitano, raccolgono 2.000 euro in 3 giorni e installano cinque condizionatori portatili. Soluzione pratica? No. Il sindaco della città, Vincent Bouget, del partito comunista, ordina di toglierli: “Creano un precedente di disparità perché in alcuni quartieri i genitori non hanno i mezzi per comprarli”»

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Scrive Louise Cuneo su Le Point pubblicando le lettere di due insegnanti:

«“Mercoledì 17 giugno, alle 15:30, nella mia classe c’erano quasi 33°C. Quindi potete immaginare che due piccole finestre socchiuse non bastino a creare un po’ d’aria, e chiedere agli studenti di portare da bere non li rinfresca abbastanza”. Sonia, un’insegnante di una classe mista di terza e quarta elementare a Montpellier, è furiosa. Mentre il termometro raggiunge spesso i 40°C all’esterno, la scuola è soffocata dal caldo insopportabile. Nei corridoi e nelle aule, l’aria è diventata praticamente irrespirabile, trasformando l’apprendimento e l’insegnamento in una lotta per la sopravvivenza. A Montreuil (Seine-Saint-Denis), anche un’insegnante di scuola materna è allo stremo delle forze. “La mia aula è esposta a sud. I bambini sono letargici. Hanno il viso arrossato, sono madidi di sudore. Alcuni sono sul punto di svenire e non sappiamo come gestire la situazione; ci occupiamo solo delle questioni più urgenti”, spiega. ” È come un asilo nido; non sono in condizioni di imparare nulla. E nei dormitori dei più piccoli la temperatura supera i 31°C: i piccoli non riescono a dormire e il personale non è sufficiente per idratarli a sufficienza”. […] A Montpellier, la protesta ha assunto una piega legale. Un gruppo di genitori ha intentato una causa presso il tribunale amministrativo per costringere il comune a installare condizionatori portatili e ad accelerare l’inverdimento dei cortili scolastici. Il rigetto della loro richiesta da parte del tribunale ha suscitato indignazione».

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Scrive Aliénor Bierer su l’Opinion:

«Srutture sanitarie o saune? Una nuova battaglia di bilancio, se mai ce ne fosse bisogno, infuria attorno agli ospedali pubblici, mentre le immagini di ospedali soffocanti vengono riprodotte incessantemente sugli schermi di tutto il paese. […] Di fronte alle crescenti pressioni, mercoledì sera il governo ha presentato un piano urgente per l’installazione di condizionatori d’aria. Su France 2, la ministra della Salute Stéphanie Rist ha annunciato lo stanziamento di 100 milioni di euro da un fondo per la modernizzazione. L’obiettivo: dotare le strutture di condizionatori portatili a partire da quest’estate. […] “Entro dieci anni, il 100% degli ospedali sarà adeguato ai cambiamenti climatici”, ha dichiarato la ministra. L’obiettivo sarà raggiunto raddoppiando il budget destinato alle ristrutturazioni per l’efficienza energetica, ha spiegato. Nello specifico, questo budget proviene dal fondo di investimento di 6 miliardi di euro stanziato durante il Ségur de la Santé (riforma sanitaria) del 2021 e recentemente prorogato fino al 2035. Di questi 6 miliardi di euro, 600 milioni saranno destinati a ristrutturazioni per l’efficienza energetica e alla climatizzazione, distribuiti nei prossimi nove anni. Si tratta di poco più di 66 milioni di euro all’anno per adeguare l’intero sistema ospedaliero francese…».

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Scrive Géraldine Woessner su Le Point:

«Bisogna addentrarsi in un documento davvero mastodontico, di ben 1.892 pagine, che descrive in dettaglio l’attuazione del Regolamento ambientale del 2020, entrato in vigore nel 2022 e applicabile a tutte le nuove costruzioni. Il documento è costituito da un decreto, integrato da un lungo ordine tecnico, che non sono mai stati sottoposti al voto parlamentare, né tantomeno al dibattito pubblico… Eppure, rappresentano uno degli strumenti normativi più concreti e vincolanti per la transizione ecologica in Francia. L’intento politico, come espresso nella legge ELAN, era chiarissimo: accelerare e semplificare la costruzione di nuove abitazioni, migliorandone al contempo le prestazioni energetiche e ambientali per affrontare le sfide del cambiamento climatico. L’amministrazione, responsabile della stesura dei dettagli tecnici, ha deliberatamente travisato tale intento. In pratica, mentre il regolamento RE2020 avrebbe dovuto garantire il “comfort estivo”, le sue regole di calcolo rendono molto difficile l’installazione di impianti di raffreddamento per gli edifici durante la stagione calda».

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Ancora Le Point spiegando come funziona la normativa green francese per tutti gli edifici di nuova costruzione che mira a ridurre l’impatto di carbonio e promuovere il comfort estivo attraverso l’algoritmo “Bbio” (che misura il fabbisogno energetico “lordo” di un edificio per riscaldamento, raffreddamento e illuminazione, indipendentemente dalle apparecchiature tecniche che verranno installate) penalizzante l’uso del condizionatore scritto dai tecnici ministeriali. La morale è che

«”Alcuni individui riescono a farla franca installando pompe di calore aria-aria senza dichiararle”, spiega Robin Rivaton, autore di un rapporto molto approfondito sul regolamento RE2020, presentato al governo nel 2025. “Ma in molti condomini, anche in quelli dotati di un impianto di climatizzazione fin dall’inizio, il sistema viene bloccato per impedirne l’utilizzo! È assurdo, ma negli ultimi giorni migliaia di persone sono morte soffocate in edifici che avrebbero dovuto essere dotati di aria condizionata… […] Alcuni funzionari amministrativi hanno deliberatamente voluto bloccare l’aria condizionata perché credono che sia dannosa per l’umanità… Avevano la penna in mano e, poiché nessuno – né nei ministeri né ai vertici dell’amministrazione centrale – è in grado di padroneggiare un documento tecnico di 1.892 pagine, sono riusciti a imporre la loro visione”».

Ricapitolando. Secondo gli esperti, ammettere lo split «fornisce munizioni» al Rassemblement National», mentre per i progressisti di Nîmes salvare i bambini dal collasso in classe «crea disparità». Se si ricorda che il caldo uccide, gli attivisti obiettano che non solo l’aria condizionta aggrava i cambiamenti climatici ma «rendere questi effetti più sopportabili distrae dalla lotta essenziale contro le cause» del riscaldamento globale. E se anche solo lanciate l’allarme, ammonisce la deputata del macroniano Ensemble pour la République ed ex ministra per la Transizione Ecologica Agnès Pannier-Runacher, finite per rafforzare il «piano» di Marine Le Pen che è quello di «fare schizzare alle stelle le bollette energetiche dei più poveri».

Non stupisce che il Financial Times si sia chiesto, con il suo impeccabile aplomb britannico, se morire durante un’ondata di caldo sia diventato un gesto woke e installare un climatizzatore un riflesso fascista. La domanda è ironica, ma fotografa un’Europa che ha trasformato un elettrodomestico in un test di purezza ideologica. A Gand il comune invita i cittadini a rinunciare ai condizionatori perché «il miglior condizionatore è un albero» e di richiederne uno gratuito da piantare fuori casa. Al Berlaymont la climatizzazione viene spenta dal primo al settimo piano mentre resta accesa negli uffici della presidente della Commissione.

Eppure la realtà è ostinata. Come ricordano Francesco Ramella e Bjørn Lomborg su Tempi, la climatizzazione è una delle ragioni per cui la mortalità da caldo è precipitata dove il suo impiego si è diffuso: negli Stati Uniti, con oltre il 90 per cento delle abitazioni climatizzate, le morti per caldo sono diminuite del 75 per cento dagli anni Sessanta nonostante l’aumento delle temperature. Non a caso anche la New York del socialista Zohran Mamdani distribuisce condizionatori alle famiglie vulnerabili e invita i cittadini ad aiutare «la zia» a installarne uno. A Parigi invece, pur di non darla vinta a Marine Le Pen, la sinistra transalpina preferisce l’afa ugualitaria: soffrire il caldo è una virtù civica, mentre accendere uno split è un cedimento morale. Se l’unica alternativa al riscaldamento globale è l’estinzione per asfissia burocratica, date ai francesi un telecomando. E possibilmente, impostato a ventidue gradi.

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