Convertiremo questo tristissimo Occidente vivendo da santi come i primi cristiani

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Pubblichiamo la rubrica di Pippo Corigliano contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

La vera necessità della Chiesa è la fede dei comuni cristiani. L’esempio dei primi cristiani può servirci per rompere il guscio di mediocrità in cui siamo stati educati. A me pare che sia un fatto sconvolgente che molti cristiani della prima ora, ebrei, vendessero tutto ciò che avevano mettendo il ricavato ai piedi degli apostoli (Atti 4,35). Arrivare a tanto significa essere pienamente coinvolti, in tutta la famiglia.

Quando si mette mano al portafoglio significa che prima la si è messa sul cuore. Così mi colpisce che Aquila (marito) e Priscilla incontrino un intellettuale dell’epoca di nome Apollo, in atteggiamento ben disposto e non lo mandino da un teologo o un sacerdote ma lo formino loro al cristianesimo (Atti 18,24). Sembra a volte che la chiamata alla santità enunciata dall’ultimo Concilio sia un invito letterario. Per essere santi occorre far entrare in noi lo Spirito Santo e le porte sono quelle: la preghiera, la lettura del Vangelo più qualche libro di contenuto cristiano, la pratica della confessione e della comunione frequente (un Dio che si dà da mangiare), il rosario.

Allora sì che cambieremo questa tristissima Europa e convertiremo l’Occidente che prima era seminatore (anche) di luce e ora di distruzione, cupidigia e morte. L’identificazione con Cristo è la fonte della felicità propria e altrui. Non devo aspettare che lo dicano i preti, i vescovi e il Papa (che lo dice chiaramente). E io chi sono? Un semideficiente saputello o un umile servitore della vigna del Signore?

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