Briciole di unioni civili? No, sciatteria

«Il ddl Cirinnà è inaccettabile dalla prima all’ultima parola, ha detto Massimo Gandolfini al Family Day del 30 gennaio a Roma. Che sia una legge pasticciata lo abbiamo ripetuto mille volte. Ulteriore conferma ce ne viene oggi dalla lettura di un editoriale apparso su Avvenire a firma di Giuseppe Anzani. ne riportiamo un passaggio.

«Se si pensa di confinare il clamoroso divario alla materia dell’adozione, ingoiando il resto, non dico certo che si tratti di una pagliuzza, anzi; ma ci sono ancora due travi che cavano gli occhi. Se si tratta davvero di definire diritti appropriati (“il suo”) è semplicissimo, anche ripassando un catalogo largo delle esigenze concrete e socialmente rilevanti: «Alle coppie omosessuali spettano i seguenti diritti: uno, due, tre, quattro, dieci, venti, quanto occorre», punto e fine. E tutti contenti, se il discorso iniziale era onesto. Non onesto, anzi ipocrita è chiamare in soccorso della parità la nostra Corte costituzionale, la quale invece ha sempre detto chiaro e tondo che non si tratta di «una irragionevole discriminazione, in quanto le unioni omosessuali non possono essere ritenute omogenee al matrimonio» (sentenza n. 138 del 2010). E se non sono omogenee, la prima trave del disegno di legge messo ai voti è il rapporto di coniugio che si vuol introdurre nell’unione omosessuale.

Non basta al pudore mentale il lessico, mondato della parola matrimonio come d’una buccia. A parte il modo caotico col quale la materia è rimestata, ove trascrivendo contenuti col copia-incolla, ove applicando il rinvio recettizio a blocchi, ove facendo mostra di riscrivere precetti arcinoti, di matrimonio si tratta. Sono coniugi, sono trattati da coniugi, e coniuge non è una parola qualunque, è una parola incollata a “matrimonio” dalla Costituzione (art. 29). Letteralmente si dice che tutto quello che nelle leggi si riferisce al “coniuge” viene riferito a ognuna delle parti dell’unione omosessuale.

Una curiosità: la parola “coniuge”, nell’archivio legislativo, ricorre 1.756 volte (fonte: Italgiure.giustizia.it). Le avranno lette tutte? Sanno che nelle stesse leggi c’è anche la parola “marito” e la parola “moglie”, qualche centinaio di volte? Così a caso, come pensano che si applichi la legge Merlin che raddoppia la pena quando lo sfruttatore è “marito”? Nel caso di omocoppia, sono mariti entrambi o nessuno? E se son due ragionieri-coniugi, per i quali il contributo di assistenza sanitaria è dovuto solo dal marito (legge n. 1140/70), a chi sarà chiesto per legge dal creditore se nessuno paga? Briciole, direte. No, sciatteria. In un campo dove gli errori di fondo si pagano cari».

Foto Ansa

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