Beppe Grillo, ovvero la parabola discendente di un apprendista stregone

L’immagine che, in questi giorni, vedo fare da sfondo al faccione isterico di Beppe Grillo è quella dell’apprendista stregone. Sono un tipo terra terra e quindi penso all’episodio del film Fantasia di Walt Disney, non al Filopseudes di Luciano di Samosata o al poema di Goethe.

Vedo dunque il Topogrillino essere capace di suscitare un gran potere al grido di “facciamo pulizia!” Grazie alla magia della comicità i secchi si animano e rovesciano su tutta quanta la politica il lavacro del “vaffa” mentre le scope ramazzano con foga il “tutti a casa!”.

Sembra tutto facile, nello spazio di uno sberleffo si vola al 25 per cento, una risata ed ecco 162 parlamentari comparire dal nulla. La cyber-bacchetta di Casaleggio è proprio magica.

Nemmeno il tempo di immaginare la nuova Gaia che tutto diventa un casino infernale: gli eletti sono una nullità, scope e secchi non obbediscono più agli ordini e l’acqua rischia di travolgere l’apprendista che sbraita ma rischia comunque di annegare.

Nel film sappiamo come va a finire: il vecchio stregone arriva a mettere ordine e riporta il potere nel solco del senso. Nella realtà c’è qualche problema in più e non credo basti un bagno di umiltà elettorale.

Il guaio è che tutti stiamo pagando gli esperimenti sociali 2.0 del duo di apprendisti, e non solo perché manteniamo 162 nullafacenti.

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