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Belgio. «Sono un fervido sostenitore dell’eutanasia, ma questo è omicidio»

febbraio 20, 2018 Leone Grotti

L’Ap svela il motivo per cui un membro della Commissione di controllo dell’eutanasia se n’è andato sbattendo la porta. «Non posso più accettare che si violi deliberatamente la legge»

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«Questa non è eutanasia, questo è omicidio. Non esiste un’altra parola nel vocabolario per definire un atto simile». Nel settembre del 2017 il dottor Ludo Van Opdenbosch, neurologo, ha abbandonato il suo posto alla Commissione di controllo dell’eutanasia in Belgio. Se n’è andato sbattendo la porta. Ma fino a pochi giorni fa nessuno sapeva perché. Ora, invece, l’Associated Press ha pubblicato la lettera di dimissioni e nel paese dove la “buona morte” è legale dal 2002 è comprensibilmente scoppiato un putiferio.

 UCCISA SENZA CONSENSO. Abbiamo già parlato del caso che ha portato alle dimissioni del dottor Van Opdenbosch: a settembre una donna anziana affetta da demenza e Parkinson è stata uccisa con l’eutanasia su richiesta dei suoi familiari. La donna non aveva mai chiesto, né prima né dopo essere stata colpita dalla patologia, di morire. Non solo quindi non aveva espresso il suo consenso, cardine della legge che celebra l’autodeterminazione del paziente, ma non era stato neanche consultato un secondo medico, come la norma che ha già portato alla morte di oltre 10 mila persone in 16 anni prevede.

«SONO STATO ZITTITO». La Commissione di controllo è incaricata di valutare tutti i casi di eutanasia che le vengono riportati dai medici che la somministrano. Se riscontrano mancanze o irregolarità nella procedura, devono passare il caso ai tribunali. Questo è proprio quello che ha chiesto il neurologo, ma «sono stato zittito dagli altri membri della Commissione. Eppure quel medico ha agito per uccidere il paziente, non si può in alcun modo considerare ciò che ha fatto come un mezzo per alleviare la sua sofferenza».

IMPUNITÀ. Van Opdenbosch si definisce un «fervente sostenitore dell’eutanasia», ma nella lettera spiega di non volere più far parte di un sistema dove i membri della commissione collaborano, guidano e proteggono i medici che somministrano la “buona morte”, permettendo loro così di «agire impuniti». In questo caso, continua, «non si è trattava di eutanasia perché il paziente non l’ha richiesta. L’hanno uccisa in modo deliberato. È omicidio».

SCONTRO NELLA COMMISSIONE. Non è il primo caso di dissenso clamoroso all’interno della Commissione che dovrebbe controllare la corretta applicazione della legge. A novembre, sempre l’Associated Press aveva portato a conoscenza del pubblico il litigio tra i due principali campioni dell’eutanasia in Belgio: Wim Distelmans e Lieve Thienpont. Distelmans, che presiede la Commissione e organizza seminari ad Auschwitz sulla “buona morte” (non è uno scherzo), aveva accusato la psichiatra di uccidere le persone in modo esageratamente disinvolto. Pur convincendo la commissione ad assolvere la psichiatra in un caso molto delicato, nel quale erano emerse violazioni della legge, Distelmans le scrisse: «Non tratteremo più i tuoi casi di eutanasia nella nostra clinica. Il motivo è la divergenza di opinioni su quando una richiesta di eutanasia può essere approvata. Te l’abbiamo già detto diverse volte a voce, ma senza risultati. Ci siamo accorti che hai fatto promesse irrealizzabili ai pazienti, vogliamo prendere le distanze da questo tuo modo di lavorare».

LA POLITICA È FERMA. Dopo 15 anni di eutanasia legale in Belgio sempre meno persone credono alla favola dell’autodeterminazione, si moltiplicano gli appelli di centinaia di medici che chiedono una riscrittura della legge, ma in Parlamento ancora non si muove nulla.

Foto tratta da Shutterstock

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