Belgio, eutanasia. «I cattolici devoti a Maria non possono fare i giurati»

È iniziato in Belgio lo storico processo contro i tre medici che hanno autorizzato illegalmente la morte di Tine Nys. Il dottore che ha somministrato l’iniezione letale ha ammesso che non era preparato. Cattolici esclusi dalla giuria

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Ieri è cominciato in Belgio il processo che vede imputati tre medici per aver autorizzato e somministrato l’eutanasia a una donna senza che fossero rispettati i requisiti di legge. È la prima volta che accade dal 2003, cioè da quando la “buona morte” è stata legalizzata in Belgio.

«NON VOGLIAMO CATTOLICI IN GIURIA»

La causa è stata presentata dalla famiglia di Tine Nys, che ha ricevuto l’iniezione letale il 27 aprile 2010. Come già riportato da tempi.it, i tre medici (quello che ha materialmente somministrato l’eutanasia, il medico di base che seguiva la donna e la psichiatra che le ha diagnosticato l’autismo) sono accusati di aver inventato di sana pianta la malattia da cui sarebbe stata affetta Nys (sindrome di Asperger), di aver approvato la morte con troppa leggerezza e di averla somministrata in modo «dilettantesco».

Una prima anomalia si è verificata lunedì, quando uno degli avvocati della difesa, Walter Van Steenbrugge, ha avanzato richieste incredibili circa la composizione dei 12 giurati, da selezionare su una platea di 60 candidati. Il legale ha infatti chiesto di escludere tutti i cattolici, specie quelli più «estremi»: «Va da sé che respingerò chiunque si dimostrerà essere un “cattolico estremista”». Il “carattere” estremista è stato esemplificato così dall’avvocato: «Non può far parte della giuria chiunque abbia una grande devozione per la Madonna». «Non vogliamo», ha aggiunto, «ritrovarci con un membro della giuria che abbia mai scritto che l’eutanasia è equiparabile a un omicidio. Non è forse naturale? Sarei un pessimo avvocato se non chiedessi di escludere queste persone».

La richiesta è invece assolutamente incredibile: da quando nei tribunali del Belgio si discriminano le persone in base alle religione, dichiarandole adatte o meno a giudicare un caso sulla base del rispetto della legge in base alla loro fede? Quella del legale non però è l’unica dichiarazione incredibile che si è sentita lunedì in aula.

«HO SEGUITO SOLO METÀ CORSO»

Il medico che ha somministrato alla donna l’iniezione letale – che avrebbe chiesto ai genitori di reggere l’ago durante l’operazione, di sentire con lo stetoscopio se il cuore aveva smesso di battere e che avrebbe paragonato l’uccisione della donna a quella di un cagnolino – ha dichiarato di avere «effettuato una eutanasia legalmente corretta».

Poi si è difeso dall’accusa di avere agito in modo poco professionale, pur ammettendo che «era la prima volta che praticavo un’eutanasia per ragioni psichiche. Ho seguito un corso di formazione Eol (della clinica Fine vita, ndr), ma ho dovuto interromperlo perché c’era troppa gente. Ho seguito la metà dei corsi, nei quali l’accento era soprattutto sull’aspetto umano, più che sugli articoli della legge. Ma ho chiaramente inteso le condizioni della legge».

«NON DIAMOLA VINTA AI CONSERVATORI»

Il medico ha infine dichiarato che «se verremo condannati le uniche persone a vincere saranno i conservatori che si oppongono all’eutanasia». Anche questo commento non c’entra nulla però con il succo del processo, che è un altro: Tine Nys era davvero affetta da patologia psichiatrica «grave e incurabile» come richiesto dalla legge per autorizzare l’eutanasia? Secondo la famiglia, Nys non è mai stata affetta da autismo. Questo è il punto e se è vero non ci saranno vincitori, soltanto sconfitti, a partire da una legge che non protegge ma mette in pericolo le persone più fragili e vulnerabili. Come Nys.